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Da Qualesammarco n. 1 del 1992
L’asilo nido ex-Onmi non si può vendere
Come si sa, l'attuale amministrazione comunale ha in animo di vendere l'asilo nido di Via Amendola (ex O.N.M.I.). E, pare che questa voglia di "svendita per fallimento" non sia svanita nemmeno dopo la bocciatura da parte del CO.RE.CO. della deliberazione di riconoscimento dei debiti fuori bilancio, che era la motivazione di tale infelice, illegale, impraticabile scelta.
Infatti, c'è stato qualche assessore che in una recente riunione del Consiglio Comunale (precisamente il 17/2/92) ha dato da leggere all'avvocato d'ufficio della amministrazione, dott. Grana, un commento agli articoli 826-830 del Codice Civile con l'intento di giustificare la vendita, ma senza rendersi conto che quel commento dice esattamente il contrario di quello che il dott. Grana voleva dimostrare.
Ma, facciamo parlare i testi, dopo aver semplicemente premesso che le norme sul risanamento del bilancio escludono la vendita di patrimonio indisponibile.
Art. 826 del Codice Civile:
"...Fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato o, rispettivamente, delle province e dei comuni, secondo la loro appartenenza, gli edifici destinati a sede di uffici pubblici, con i loro arredi, e gli altri beni destinati a un pubblico servizio".
Come si vede, poiché l'edificio in questione è sede del Consultorio familiare e dell’asilo nido (uffici pubblici e pubblici servizi) è chiaro che esso fa parte, con tutti gli arredi, del patrimonio indisponibile del Comune.
Ma, dice Grana che le leggi bisogna saperle interpretare e, senza nemmeno sapere - per sua ammissione - che la deliberazione dei debiti fuori bilancio è stata annullata, eccolo mutuare da un suo compagno di partito il mestiere di professore e scandire quanto segue, tratto dall'Agenda dei Comuni: "Caratteristica dei beni del patrimonio indisponibile è che non possono essere sottratti alla loro destinazione se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano e ciò può avvenire soltanto mediante uno speciale atto amministrativo (verbale di dismissione).
La distinzione tra beni patrimoniali disponibili e quelli indisponibili non è quindi fondata sulla inalienabilità di questi, bensì sulla diversa destinazione economica, per cui i beni indisponibili hanno un'utilità pubblica immediata in quanto destinati ad un servizio pubblico o rivestono un interesse pubblico (foreste, miniere, cose d’interesse storico, ecc.); i beni disponibili, invece, hanno un’utilità puramente strumentale, in quanto forniscono i mezzi attraverso i quali vengono soddisfatti bisogni “pubblici”.
Per capire l'esatto senso di questo commento basta porre tra parentesi, per non imbrogliarsi, la parte che recita "...o rivestono un interesse pubblico (foreste, miniere, cose d’interesse storico, ecc.)", argomento che non ha niente a che vedere con quanto è in discussione.
Anche il commento, perciò, è di una limpidezza cristallina circa la impossibilità di svendere l'Ex O.N.M.I.
Se poi si insiste, non ci si deve alterare quando si parla di manovre poco chiare.
Giuseppe Soccio