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Da Qualesammarco n. 1 del 1992
Annotazioni musicali
Nel campo della musica, S. Marco in Lamis vanta secolari tradizioni popolari, che vengono tramandate di padre in figlio e che, qualche anno fa, sono state raccolte in un volume dal titolo: "Canti popolari di S. Marco in Lamis" Edito dalla Tipografia Laurentiana di Napoli, 1978.
In questi canti si può gustare ancora la gioia e il dolore, l'amore e la sofferenza della nostra antica gente garganica, che, nonostante l'avversità e la poca prodigalità della natura, è rimasta abbarbicata alla sua terra, come la nepitella alle rocce del monte Celano.
Lungo sarebbe soltanto elencare tutti i canti sammarchesi. Ricordiamo tutti "La vadda di Stignano chiena di rose", "quanne abballa lu ricc' e la cistunia", "Tu Mariuccia add'ova si’ ghiuta", "Ascigne,Ninnella, ascigne", "Vola palomma vola" e "Teja fa girà com'aggira lu sole".
Non mancano, accanto al filone dei canti laici, canti religiosi di origine dotta, come lo "Stabat Mater" e il bellissimo "Miserere" in falso bordone a più voci dispari, che si cantano la sera del Venerdì Santo, dietro la processione della Madonna illuminata dalle "Fracchie".
Tra i canti religiosi paesani ricordiamo ancora le messe cantate di prima e di seconda classe, che i fratelli professi delle varie congreghe cantavano ogni domenica e di cui, purtroppo si sta perdendo il ricordo, nonché i salmi e le "lezioni" dell’Ufficio delle Tenebre della Settimana Santa, che, in dialetto, venivano chiamate, non si sa perché, "Furfucicchie".
La tradizione sammarchese vanta anche un complesso bandistico, fondato nel 1888, cento anni fa, e che ha avuto la sua maggiore affermazione nel 1928, come abbiamo potuto rilevare dai giornali dell'epoca e da vari documenti che abbiamo potuto controllare.
Il coro Polifonico, "L. Perosi", fondato negli anni 40 da uno dei più illustri cittadini Sammarchesi, il compianto sacerdote Don Michele Giuliani, accompagnato all'organo dal maestro L. Lombardozzi e dal violoncellista M. Gatta.
Dopo gli anni 50 il coro si scioglieva, per la morte della maggior parte dei suoi componenti, ma veniva rifondato nel 1972, nel centenario della nascita di L. Perosi, dal maestro Luigi La Porta, attuale direttore del Conservatorio di Foggia.
La città di S. Marco non vanta solo queste tradizioni di musica corale, ma annovera tra i suoi cittadini anche illustri figli, che si sono distinti nell'arte della musica.
Tra questi ci piace ricordare il già citato Don Michele Giuliani, nato a S. Marco in Lamis il 5/8/1881 e deceduto il 15/1/1959. Il suo nome resta legato soprattutto alle composizioni musicali, di carattere religioso, raccolte in gran parte nel volume "L'Arpa del Sacro Cuore", stampato in Napoli, presso l'Incisoria – Editoria musicale dei Fratelli de Marino, nel 1929.
Altro musicista sammarchese da ricordare, anche se non nato a S. Marco, ma sammarchese di adozione in quanto qui ha svolto tutta la sua attività musicale ininterrottamente dal 1923 fino al 1951, anno della sua morte, è il maestro L. Giordano.
Luigi Giordano nacque a Salerno il 30 agosto 1886. Studiò musica nell'orfanotrofio di quella città. Fu inoltre alunno in orchestrazione bandistica del maestro R. Caravaglios.
Maestro di pianoforte, di violino e clarinetto, si trasferì in Inghilterra dove opera dal 1905 al 1906, facendo parte di orchestre di vari teatri.
Nel 1917 lo troviamo Direttore in teatri di varietà. In Italia diresse le bande municipali di Scalea (Salerno) e di Castellaneta (Salerno).
Durante la guerra fu direttore della banda della Brigata Catanzaro e di quella del Presidio di Trieste.
Dal 1923 si trasferì a S. Marco in Lamis, dove diresse, fino alla sua morte, il complesso bandistico. Fu proprio sotto la sua direzione che questo raggiunse la massima affermazione, come si legge sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 20-21 aprile 1918 e sul Giornale d'Italia del 1 giugno dello stesso anno.
Lungo sarebbe ancora riportare le pagine dei giornali che hanno elogiato la lunga attività musicale del maestro Giordano, ma per tutte ci piace solo trascrivere quanto leggiamo su un altro giornale del 1952 in occasione del 1 anniversario della sua morte: “La sua arte fu pura e la sua vena limpida e melodiosa, come rivela la produzione che egli ha lasciato e come si nota specialmente nelle liriche "Alba”, "Ancora", "Malinconia", "Nel Tempio" e "Ave Maria". Una sua opera, dal titolo “Il Sogno del Principe” è rimasta incompiuta".
Tutte le romanze da lui musicate portano le parole di altri poeti sammarchesi, che qui è doveroso ricordare:
1) "Nel Tempio" - parole di G. La Selva;
2) "Malinconia d'autunno" - parole di G. La Selva;
3) "Notturno" - parole di R. Soccio;
4) "Ancora" - parole di L. Guerrieri;
5) "Canto d'amor" - parole di A. Giuliani;
6) "Alba" - parole di A. Giuliani.
Di queste, le due romanze "Ancora" e "Alba", edite a Napoli dalla Casa Editrice Frat. De Marino, furono quelle che ottennero giudizi più lusinghieri da parte della critica dell'epoca. Sul giornale. Popolo Nuovo, infatti, del 24/4/1934 leggiamo: "Due suggestive e soavi liriche del Guerrieri e del Giuliani, dai limpidi versi nostalgici, hanno ispirato al maestro Giordano, compositore dalla vena melodica fluida e tersa, belle ed originali pagine di musica. Schietta, commossa, patetica".
Questo è quanto scrivevano i giornali dell'epoca sulla attività musicale del maestro Giordano, ormai maturo ed affermato direttore d'orchestra, ma già nel 1911, appena venticinquenne, il maestro Giordano in un Concorso di Musica bandito dall'Ufficio Musicale di S. Giovanni Rotondo aveva ottenuto il diploma d'onore di Medaglia d'oro per la sua composizione Vita Aristocratica - Tempo di marcia per grande Banda.
Dei sammarchesi che si sono affermati nel campo della musica ci piace ricordare, oltre al già citato maestro L. La Porta, direttore del Conservatorio Musicale "U. Giordano" di Foggia, che ha già riscosso numerosi successi personali sia come compositore che come direttore di complessi, anche il Sac. Don Michele Bonfitto, che in occasione dell'incoronazione della Regina Elisabetta Il d'Inghilterra, si è classificato al primo posto nel concorso bandito per l'inno ufficiale della cerimonia d'incoronazione. Il suo inno, infatti, fu prescelto fra tutti quelli degli altri concorrenti e lui stesso diresse il coro, composto da 2.000 elementi, che cantò l'inno.
Matteo Tolfa