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Da Qualesammarco n. 1 del 1991
Ospedale Umberto I

L'ospedale di S. Marco in Lamis in una vecchia foto.
L'ospedale di S. Marco in Lamis in una vecchia foto.
E’ un colossale imbroglio la riforma De Lorenzo. Le USL risultano lottizzate tre volte di più: nominati i cosiddetti manager ed esautorati gli organi elettivi e di controllo, adesso i Partiti potranno, senza essere “visti”, manovrare, taccheggiare, piazzare, “tangentificare”, promuovere, sprecare come e più di prima.
Le strutture sanitarie, sociali, assistenziali continueranno ad essere abbandonate a se stesse.
I malati, gli utenti dei servizi, considerati ancora mezzi, oggetti, “cose”, da utilizzare per la carriera, per il consenso, per le sconce manovre di politicanti senza scrupoli e senza ritegni.
Ci domandiamo, resisterà il nostro Ospedale a questa nuova ondata di vomitevole lottizzazione?
Anni e anni di commissariamento hanno di fatto spossato le strutture portanti del presidio sanitario cittadino. Divisioni efficienti e sempre apprezzate si trovano in difficoltà per mancanza di personale; lavorano al di sotto degli standard e il personale medico e paramedico è costretto a rischiare a volte la salute del malato e a fornire un servizio di assistenza precario e inadeguato.
Tali disfunzioni si verificano in tutte le divisioni, ma assumono particolare gravità in chirurgia, pediatria, ostetricia.
E ancora una volta siamo costretti a sentire dagli operatori ospedalieri il solito rosario di mancanze amministrative, la litania stucchevole delle manovre clientelari e partitiche.
Si parla di concorsi bloccati per irregolarità e perché alcune forze politiche (DC-PSDI) si scontrano per conquistare quanti più “posti” possibile.
Tali concorsi riguardano infermieri (di cui c’è urgente e capitale bisogno) e medici dei vari servizi e divisioni.
Anche in Ospedale, e più in generale nella USL, si pensa di turlupinare la gente con l’apertura di qualche nuova scala, con l’accensione di qualche lampadina in più: qui le cose cambiano però, perché in gioco è la salute della gente.
Sanità: le pene sono sempre di chi si ammala
Tra garanti e concorsi, la corsa è sempre per il potere
Come si sa, ma come si cerca di nascondere, il commissario straordinario della nostra Unità Sanitaria Locale ha nominato il Comitato dei garanti, che in via provvisoria, secondo la nuova legge, sostituisce il vecchio Comitato di Gestione. Tale nomina doveva essere fatta dalla Assemblea Generale, organismo formato da consiglieri comunali, ma la mancata designazione dei rappresentanti da parte del Comune di S. Marco ha fatto scattare le norme sostitutive.
È accaduto per caso?
Sinceramente ci sembra proprio di no.
Abbiamo il fondato sospetto che la USL e parte del bottino da dividere tra i burattinai di un gioco che vede S. Marco legata alle sorti di personaggi di S. Giovanni e viceversa. Del bottino fa parte anche la metanizzazione, con buona pace di sindaco e assessore alla pubblica istruzione che, inopportunamente, goffamente, senza il diritto di sperperare denaro pubblico per manifesti inutili, sono lieti di annunciare di aver abbattuto il campanile di S. Giovanni, nella guerra, assurda, delle scuole.
Ma, veniamo alla cacciata dei politici dalle USL.
Anche a tale proposito, abbiamo il fondato sospetto che il nostro sindaco abbia tenuto nel cassetto la diffida del CO.RE.CO. riguardante la nomina dei rappresentanti del comune in altri enti, per favorire un gioco che, a dir la verità ci sembra anche patetico. I garanti designati dal commissario la dicono lunga, con buona pace questa volta dei “liberali” e medici di De Lorenzo, sulla espulsione dei “politici” dalla sanità: in assoluto, non c’è niente di male nella scelta di fare politica a tempo pieno, ma, se una legge vuole sottrarre alle lottizzazioni la sanità, c'è del marcio, e non in Danimarca, bensì a S. Marco, a S. Giovanni, a Rignano, quando tra i garanti ci ritroviamo nomi di politici “puri”.
Ma quello che fa maggiormente specie è che questi professionisti sono già all'opera, in combutta con “tecnici” che fanno rimpiangere politici e burocrati. È il caso del concorso degli infermieri: commissari si dimettono ed altri ne subentrano nel dubbio della legittimità, facendo calare ombre di corruttela. E, ancora, dispiace sinceramente che giovani e stimati professionisti, lavoratori indefessi e scrupolosi siano coinvolti in camarille che lasceranno il segno sulla loro dignità.
All'ospedale di S. Marco, forse, bisogna dire basta alle teste di ponte, alle teste d'ariete, alle teste ..., troppe, che si illudono di ricavarsi un fazzoletto di potere o di merce di scambio nelle promozioni o in altri piccoli privilegi che partiti ed assessori elargiscono.
E gli ammalati? Possibile che si consumino tante energie per queste, che poi, tutto sommato, sono solo miserie, mentre agli assistiti, quando va bene e fatta eccezione di quando si incontra la coscienza di persone oneste che pure ci sono, al massimo si riserva la svogliata routine burocratica?
No! Non è possibile! Deve pure succedere qualcosa! Deve pure finire questo andazzo! Medici, infermieri, dipendenti in genere, insieme a tutti gli assistiti (cioè tutta la popolazione) non devono permettere questa ennesima beffa, che vuole usare la riforma per aggravare la situazione; e l'arma è quella della coscienza pulita, della protesta dignitosa, della denuncia senza quartiere e senza paura.
G.S.