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Da Qualesammarco, Nr. 2 del 20.09.88
Fratello Nicola, Sorella ceramica
di Sergio D’Amaro

Da Qualesammarco del settembre 1988 p. 9
Da Qualesammarco del settembre 1988 p. 9
A 48 anni, Nicola Petruccelli è uno dei più stimati e originali artisti della Capitanata. Ha esposto un po’ ovunque, da Trento a Verona a Faenza, a Castellana Grotte a Bari. Nicola ha tutte le carte in regola, dopo oltre vent’anni di attività creativa, per fare il gran balzo e presentarsi alla critica più avveduta senza complessi di inferiorità. Ma il nostro artista non insegue come un bracco il successo di carta patinata, non ama le ribalte piene di riflettori. Lavora con l’entusiasmo di sempre nel suo laboratorio di Porta S. Severo. Qui ci trovi di tutto, dalla mini-galleria dei suoi quadri e delle sue sculture ad ogni sorta di materiale vecchio e nuovo che aspetta la sua paziente mano di restauratore.
Ci informa che i quintali di legno sagomato che ingombrano una delle stanze sono i pezzi, smontati uno ad uno, del coro della sagrestia del Convento di S. Matteo che ha da tirare a lucido.
Un bel gran lavoro, nobilitato dalla veneranda eta degli intarsi risalenti al ’600. Eccellenti, poi, le commissioni da fuori paese. Oltre ad una lunetta ancora in lavorazione per il frontone di una chiesa di Castelnuovo sul Subappennino (tema: la redenzione della Maddalena), i Frati Minori di Puglia e di Molise gli hanno fatto costruire un reliquario in noce, ora ospitato nella Cappella del Transito della Basilica di S. Maria degli Angeli di Assisi. Notevole il particolare del cingolo appartenuto a S. Francesco contenuto nell’incavo posteriore del reliquario, il quale è alto quasi 60 centimetri e porta scolpite sulle sue facce il Poverello e i tre frati a lui più vicini, Leone, Masseo e Rufino.
In Nicola, pero, il mistico artigiano convive con lo sperimentatore di nuove materie e di nuove forme. Dopo un recente viaggio in Australia, dove ha lavorato come un fervido studente in un workshop col fratello Peter, il Nostro ha messo a punto tecniche di raffinata lavorazione della ceramica. La ricerca creativa sulla materia-ceramica è ben lontana dal cliché che la vuole confinata a vile soprammobile. La ceramica serve a Nicola per fissare le sue impronte fantastiche, con l’aiuto di forni di cottura nei quali il gioco vario della temperatura e l’introduzione di particolari specie di fogliame e di grassi animali garantisce una diversificata e impensata realizzazione plastica e cromatica.
Due le tecniche lavorative rilevanti: il bucchero (antichissimo perché già usato dagli Etruschi) e il raku (di fattura giapponese).
Il bucchero permette all’artista di realizzare oggetti fondendo praticamente due materie primordiali come la terra e il fuoco e impiegando il fumo sprigionato dalle essenze vegetali per annerire completamente l’impasto. Il tutto in un forno a 950°, con l’ossigeno che viene “ridotto” alla lancetta dei 900° e una quantità regolata di fumo. Il prodotto è una “forma” prepotentemente nera, di consistenza simile al basalto, che permette riflessi di luce e sfumature cromatiche a seconda del punto di osservazione. Siffatta “forma” nera ha una presenza spaziale assolutamente inedita, e la cifra di un alfabeto misterioso eruttato or ora da qualche vulcano collegato alle viscere della terra.
Se il bucchero è un nuovo linguaggio, il raku consente il potenziamento di un discorso già avviato. Vi sono ammessi i colori più seducenti, le venature più morbide, le linee più fantasiose. Per la ceramica raku il forno, tarato sugli 850° - 900°, deve avere un portello mobile, grazie al quale si estraggono i manufatti ancora incandescenti. Successivamente, attuando la riduzione in recipienti pieni di materiale vegetale e operando un immediato raffreddamento in acqua, si ottengono ceramiche con colorazione argentea.
Petruccelli ha prodotto una serie estesa di bucchero e raku e l’ha esposto all’Ocean Gallery di Hawthorn (Melbourne), nel quadro delle manifestazioni intitolate “Meet the Artists?
Aspettiamo con fiducia che anche in Italia ci sia finalmente il modo di ammirare questa ultima produzione di un artista che merita un pubblico ben più ampio e competente.