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Qualesammarco, Nr. Zero, Marzo 1988
Il Torrente Jana e la sicurezza del centro abitato.
Di Raffaele Fino
Il Torrente Jana è il più importante corso torrentizio del Gargano. Il bacino imbrifero ha un decorso da Est ad Ovest, con una superficie di 3.800 Ha, dei quali 3/4 ricadono nel territorio del Comune di San Marco in Lamis.
E’ delimitato a Nord dai Monti Mastro Stefano e Difesa San Matteo; ad Est da Monte Nero; a Sud dal Monte Celano, Coppe Casarinelli, Monte di Mezzo e Monte della Donna. II suo alveo si perde in localita “Brancia” Stazione di San Marco.
La rete torrentizia del Torrente Jana ha uno sviluppo di Km. 40, di cui circa la metà (Km. 18) sono rappresentati dall’asta principale.
ll torrente nasce a quota 900/1000 m. ed ha una pendenza media (per quanto riguarda l’asta principale) del 4,5%.
(I dati sopra riportati sono tratti dalla relazione che accompagna il progetto di risanamento del Torrente Jana redatto dall’ing. Pasquale Pitullo).
Circa cinque mesi fa hanno preso l’avvio i lavori per la sistemazione dell’asta principale del Torrente Iana.
Dopo anni di battaglie, grazie allo stanziamento di 2 miliardi e 600 milioni di lire da parte della Comunità Montana del Gargano, è stato possibile avviare a soluzione uno dei problemi più annosi di San Marco.
L’intervento, tuttavia, se da una parte permetterà di raggiungere lo scopo del completo risanamento igienico-sanitario del paese (per quanto riguarda, almeno, la mano pubblica legandosi ai precedenti lavori che, negli anni ’80-’84, hanno portato al completamento della rete idrico-fognante), dall’altra non risolverà il problema di porre al riparo il paese dai danni di future alluvioni.
Infatti, anche se, con i lavori in corso, la sezione del Torrente sarà ampliata in molti tratti, esso, a fronte di piene eccezionali, come quelle dell’82, non è in grado di contenere la massa di acqua che può riversarsi nel centro abitato da tutto il bacino imbrifero, che è uno dei più ampi del Gargano con i suoi 3800 ha.
A tutto ciò si deve aggiungere l’acqua in più che già ora, normalmente, si riversa nella parte bassa del paese in quantità notevolmente superiori al passato, a causa dei nuovi quartieri sorti a ridosso di via Sannicandro e nello Starale.
Questo mancato assorbimento, in caso di eventi eccezionali, unito a tutto il resto, potrebbe compromettere seriamente la sicurezza nei quartieri bassi, soprattutto degli abitati compresi tra Via Vincenzo Monti e Piazza Gramsci. Se non saranno effettuati successivi interventi complementari a quello attualmente in corso, il problema della sicurezza sarà stato risolto soltanto in parte.
Questi, quindi, gli interventi successivi su cui puntare:
1) Sistemazione dell’intero bacino idrico, continuando – ed accelerando - l’opera di riconversione boschiva, di ricostituzione di boschi, di sistemazione degli alvei del Torrente e dei suoi affluenti, già avviata dalla Comunità Montana del Gargano e dal Consorzio di Bonifica del Gargano.
2) Sistemazione del tratto a monte dell’abitato, tra S. Matteo e il Piano Quadro “La Piscopia”, tanto per intenderci.
3) Ripristino e costruzione ex- novo della rete di raccolta delle acque piovane (fogna bianca), in maniera da avere già a monte la captazione delle acque e il loro incanalamento verso il “Canalone”.
4) Costruzione di canali scolmatori lungo le pendici delle “Cime”, a ridosso della fascia compresa tra la lottizzazione “La Selva” e quella della “Salita della Carriera”.
5) Sistemazione degli affluenti interni e loro piena funzionalità, utilizzando i fondi già a disposizione del Comune.
Come si vede, con questa nota, non si è voluto dare una lettura trionfalistica dei lavori in corso per la sistemazione del Canalone (e ce ne sarebbero i motivi), ma si è voluto indicare il lavoro che ancora c’è da fare per un risanamento globale del territorio, che ne preservi e accresca la bellezza e, nello stesso tempo, dia sicurezza ai cittadini.