[...] Tra questi ha una particolare importanza il monaco Bernardo, il quale raccontò il suo pellegrinaggio nell’Itinerarium Bernardi monachi Franci.
Volendo visitare i loca sanctorum in Oriente, Bernardo si associò altri due monaci (lo spagnolo Teudemondo e il campano Stefano) e, recatosi nell’867 a Roma, ricevette da papa Nicolò I (858- 867) la benedizione (benedictio) e l’autorizzazione (licentia) a compiere il viaggio: Inde progressi venimus ad montem Garganum, in quo est ecclesia sancti Michaelis sub uno lapide. Nel descrivere la grotta-chiesa, Bernardo afferma che essa disponeva di più altari e poteva contenere una sessantina di persone; al suo interno, verso Oriente, era esposta un’immagine di S. Michele, mentre sul lato meridionale, sull’altare del sacrificio eucaristico, pendeva un vaso, nel quale venivano deposte le offerte (donaria): a capo della comunità, costituita da molti fratres, era l’abate Benignato. Visitato il santuario garganico, i tre pellegrini proseguirono per Bari, definita civitas Sarracenorum perché all’epoca era sede di un potente emirato arabo; qui i tre chiesero e ottennero dal 'sultano' due lettere che descrivevano le loro fattezze fisiche e illustravano il loro itinerario. Si tratta evidentemente di una sorta di passaporto che i tre avrebbero dovuto esibire alle autorità delle città che avrebbero attraversato. Per raggiungere Bari dal Gargano, Bernardo dichiara di aver percorso centocinquanta miglia: evidentemente non viaggiò lungo la via litoranea, molto più corta (ottantasei miglia circa), ma lungo la Siponto-Arpi-Lucera-Aecae, da dove, percorrendo la Traiana (Ordona, Canosa, Ruvo, Bitonto), raggiunse Bari: questo era molto probabilmente lo stesso percorso che aveva fatto all’andata per raggiungere, da Roma-Benevento, il Gargano. Talvolta i pellegrini, per motivi di sicurezza, preferivano percorsi a loro già noti, anche a costo di prolungare il viaggio. Dopo essersi recato in Terrasanta e aver visitato i luoghi dove aveva vissuto e operato il Cristo, al termine di sessanta giorni di difficile navigazione, Bernardo e i compagni sbarcarono sulla costa campana e si recarono al Monte Aureo 'dov’è una grotta con sette altari: al di sopra vi è una densa boscaglia. A causa dell’oscurità nessuno può entrare in questa grotta se non accendendo delle lampade. Qui era abate Valentino': si tratta della grotta micaelica di Olevano sul Tusciano, a mezza strada tra Salerno ed Eboli.
Proseguendo il viaggio probabilmente lungo la via Domitiana e la via Appia, a Roma Bernardo si separò dai suoi compagni e si recò da solo a visitare il santuario di Mont Saint-Michel 'collocato su un monte che si protende verso il mare per due leghe. Sulla sommità di questo monte c’è la chiesa dedicata a S. Michele e intorno a quel monte, due volte al giorno, cioè al mattino e alla sera, si frange il mare e gli uomini non possono salirvi fino a quando il mare non si ritira. Ma nel giorno festivo di S. Michele, il mare, nel frangersi attorno al monte, non si congiunge, ma si arresta a mo’ di muro a destra e a sinistra. E in questo giorno solenne tutti quelli che vengono per pregare (ad orationem) possono raggiungere il monte a tutte le ore: cosa che non è possibile negli altri giorni. Qui è abate il bretone Finimonte'. La descrizione di questi tre luoghi di culto, conclusa sempre da un preciso riferimento all’abate (Benignato, Valentino, Finimonte), evidenzia l’interesse di Bernardo per l’organizzazione dei santuari, la cura per i dettagli (immagine dell’angelo appesa, vaso per le offerte pendente, etnia di Finimonte) e per alcune tradizioni locali.
Nota 77 - Itinerario di Bernardo
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