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[...] La seconda testimonianza riguarda il pellegrinaggio del conte Wolfand nel 709 o nel 722.

La seconda testimonianza riguarda il pellegrinaggio del conte Wolfand nel 709 o nel 722
Un cronista racconta che un nobile (princeps) di nome Wolfand venne in pellegrinaggio al Monte Gargano e ne aveva riportato delle reliquie per fondare al suo paese una chiesa dedicata a san Michele. Al suo ritorno, dopo aver cercato a lungo un sito adatto per la costruzione, il conte consegnò al suo cappellano le sacre reliquie dicendogli di pregare e di cercare una manifestazione divina che potesse indicare il luogo per impiantare la chiesa. Un giorno durante una battuta di caccia il conte si fermò per riposarsi sul monte Castellion. Il suo cappellano fece lo stesso e sospese ad un ramo di un albero di noce la borsa contenente le preziose reliquie. La notte incominciava a scendere e la fatica si faceva sentire. Il gruppo ripartì in direzione del castello e nella fretta il cappellano dimenticò il reliquiario appeso all’albero.
L’indomani il cappellano, appena accortosi di aver dimenticato la borsa, ritornò sul luogo e cercò subito di riprendere le reliquie. Ma ciò fu impossibile. I rami sembravano allontanarsi appena che le mani tentavano di afferrarli. E nemmeno fu possibile salire sul tronco. Più si avvicinava alla borsa e più la borsa si posizionava fuori della portata. A questo punto tornò indietro e riferì al conte e ai suoi ministri del fatto mirabile, i quali, ritornati sul posto, lieti e grati si rivolsero a Dio e all’Arcangelo di questa manifestazione divina. Dopo una notte passata in preghiera, il conte, pur timoroso, pregando devotamente si avvicinò all’albero che rimase immobile e poté avvicinarsi facilmente e riprendere la borsa con le reliquie. E piangendo di gioia la consegnò al sacerdote, convinto di aver interpretato la volontà di san Michele di essere venerato in quel luogo. Il conte prese un’ascia e cominciò a colpire l’albero per depositarvi la prima pietra dell’altare. Fedele alla sua promessa, Wolfand tracciò il contorno della chiesa e i lavori incominciarono subito. Ma per ricordare il miracolo, volle seppellire lo stesso tronco dell’albero sotto l’altare. Ma l’albero continuò ancora a vegetare tanto che i suoi rami coprirono i muri esterni dell’edificio e i suoi frutti riuscivano a guarire numerosi malati. Il conte Wolfand, con un testamento in data 709 (altri autori parlano del 722), donò alcuni beni in favore del Monastero dedicato a san Michele, da lui voluto, aggregando allo stesso una comunità monastica. A completare gli interventi il conte decise di costruire sul lato sud una chiesa in onore di san Pietro (ecclesiam in honore beati Petri construxit), nella quale per sé e per i suoi potessero avvenire le celebrazioni. Anche la contessa, la signora Adalsinda, volle inserire tra le precedenti costruzioni la cappella dedicata alla Madre di Dio (cappellam in honore Dei genitricis constituit). Secondo alcuni studiosi la fondazione anche delle chiese di san Pietro e di santa Maria è stata voluta per ricordare la visita al Gargano dove a sud del santuario esistevano le chiese sotto lo stesso titolo, san Pietro e santa Maria. Questo complesso abbaziale dedicato a san Michele fu molto importante e influente e dette origine al nome dell’attuale città di Saint-Mihiel, a sud di Verdun (Chronicon Sancti Michaelis in pago Virtunensi). Pochi ruderi restano oggi sul luogo della leggenda. Qualche anno più tardi verso il 765 un vescovo di Verdun, san Madalveo (753-774), avendo deciso di andare in Terrasanta, volle passare come pellegrino da Roma e dall’arcangelo Michele sul Gargano. Mario Azzarone da 'Michael', gennaio/marzo 2010.

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