[...] Con il favore dei re longobardi Agilulfo e Teodolinda, si fonda un monastero nel 614 a Bobbio, nell'Appennino piacentino, dopo che si ebbe la donazione di terreni con una vecchia chiesa a san Colombano, monaco irlandese.
Attraverso un accurato e ragionato studio delle fonti e con il Codice Diplomatico del Monastero di Bobbio si ha un elenco motivato delle molte e diverse dipendenze del Monastero. Si può constatare come il monastero bobbiese abbia fondato un numero elevato di punti d'ospitalità su diverse direttrici, a causa del notevole flusso di pellegrini e commercianti che vi transitavano. Se si analizzano le localizzazioni di questi ospitali, o xenodochi, ci si accorge che sono stati fondati in punti, ben precisi, dei singoli percorsi.
Solo per prendere in considerazione quelli attinenti alla direzione Bobbio-Pontremoli, con qualche notizia su Pavia e Lucca si possono citare alcune notizie. Nel 730, a Lucca, a riprova dell'importanza che il monastero dava all'assistenza spirituale e materiale ai pellegrini, era stata fondato un ospitale, detto pure diaconia di San Colombano. L'immobile, posto fuori della città sulla strada per Roma, sta a dimostrare quanta attenzione venisse prestata nel creare, sulle rotte di pellegrinaggio, una rete di assistenza ai pellegrini attraverso la fondazione di xenodochi. Nell'850 Donato, vescovo di Fiesole, irlandese, dona ai monaci di Bobbio il complesso di Santa Brigida, in Piacenza, per dare assistenza ai pellegrini provenienti dall'Irlanda che si recano a Bobbio e a Roma. A Piacenza, dall'862, è attestato un altro xenodochio, ubicabile verso la 'porta Mediolanense'. A Pavia è noto, nello stesso periodo, uno xenodochium sancti Columbani cum ecclesia che si amplierà nel tempo. Lo xenodochio di Caniano in Varzi, attivo già dal IX secolo, dava sollievo a tutti i viandanti che risalivano da Voghera o da Pavia il fondovalle dello Stàffora, i quali poi, a Varzi, potevano prendere due direttrici: a destra risalivano i monti con direzione Genova oppure, a sinistra, verso Bobbio. Appena fuori Varzi il monastero di Bobbio possedeva la corte di Ranzi, che doveva essere importante perché l'abate Wala, nel 835, nomina Ranzi senza invece nominare Varzi.
Nel secolo IX risulta tra le più estese e redditizie corti del monastero. Proseguendo verso Bobbio lasciando la vetta del Monte Penice sulla sinistra, presso il Monte Scaparina, si trovava lo xenodochio di Valle Scura (F. Debattisti, Vie e commercio in valle Staffora, in Atti del Convegno 'La Valle Staffora nel Medioevo', a cura di Ettore Cau e Aldo A. Settia, Varzi 20/21 maggio 2005, editi a Varzi nel 2007, pag. 207). A sud-est di Bobbio, appena al di là il passo di Linguadà, dove arriva anche una strada da Velleia e dal Pellizzone, sulla via Bettola-Bardi, appena passato il ponte sul rio Dorbora, esisteva un ospizio dedicato a San Pietro, con chiesa e terreni. Giovanni Magistretti, Ipotesi sulla via degli Abati quale tratto dell'itinerario micaelico da Mont-Saint Michel a Monte Sant'Angelo, in Archivio storico per le province parmensi, Quarta serie, Vol. LX - Anno 2008, p. 129.
Nota 33 . Monastero di Bobbio
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