Appunti per una biografia di Michelangelo Manicone
Uno di questi misconosciuti personaggi fu certamente Michelangelo Manicone, del quale, grazie all'azione promozionale congiunta della Provincia Monastica francescana dei Frati Minori e dell'Ente Parco Nazionale del Gargano, si può oggi riprodurre in anastatica la più importante opera di contenuto naturalistico: La Fisica Appula.
Una serie di circostante ancora poco chiare, un succedersi di avvenimenti, anche in maniera tumultuosa, hanno fatto sì che Manicone venisse nel tempo trascurato e quasi dimenticato, al punto che molti fratti della sua vita sono difficili da ricostruire per mancanza di documentazione. La maggior parte delle notizie della sua vita e anche del metodo di studio possono essere desunte dalle stesse pagine del Manicone, il quale qua e là ci informa di alcune sue vicende personali ed espone alcune linee del suo metodo di lavoro.
Nato a Vico Garganico il 5 marzo 1745, della sua nascita Manicone ricorda un episodio meteorologico quale una consistente nevicata a marzo: io nacqui ne’ principi di Marzo del 1745. Or l’onesto e veridico mio Padre sovente narravami che per portarmi in Chiesa a battezzare, fu d’uopo formarsi la strada entro essa neve.
Originario di famiglia contadina Manicone poco più che sedicenne prendeva l’abito francescano nel convento di Santa Maria di Stignano presso San Marco in Lamis, nel cuore del Gargano; studiò a Napoli e a Roma e, successivamente, a Vienna, Berlino, Bruxelles. Con linguaggio di oggi, diremmo che fu uomo di formazione culturale molto vasta, di portata europea. Si deve, quasi certamente, proprio alle esperienze maturate durante i soggiorni nelle capitali europee se il bagaglio scientifico di Manicone si presenta, ancora oggi, scientificamente e culturalmente molto avanzalo.
Mentre era intento alle sue cose, Manicone si trovò pienamente coinvolto, in maniera partecipata, negli avvenimenti del 1799: il 23 gennaio nasce la Repubblica Partenopea, come molti intellettuali anch'egli aderì al nuovo corso in maniera equilibrata. Ma la Repubblica Partenopea fu di breve durata e ben presto la Restaurazione si fece sentire; Manicone pagò il suo impegno con il veto dello stesso re Ferdinando alla prosecuzione della carriera ecclesiastica. E gli andò ancora bene, considerato che furono in tanti a pagare con la testa.
Nel frattempo aggiustamenti e dolorose vicende nell'ordinamento della Provincia monastica videro Manicone protagonista; e anche in questo campo, probabilmente, si attirò inimicizie che lo perseguitarono sino ed oltre la morte.
Libero da impegni dirigenziali nell'Ordine e da incarichi, dopo un periodo di pericolosa malattia, Manicone completa e pubblica La Fisica Appula che aveva praticamente già definito nell'ultima decade del Settecento. In tutta l'opera si vede la mano della persona razionale che, in sintonia col secolo di cui è espressione, cerca di vedere e interpretare i fenomeni naturali con la razionalità che le conoscenze del tempo permettevano. Alcune di queste conoscenze, oggi ampiamente scontate, non lo erano nel '700, come l'affermazione che il Gargano è una montagna calcarea e la pietra calcarea non è vulcanica. Cosi demoliva l'opinione diffusa e radicata vuoi per la forma, vuoi per astrusi ragionamenti etimologici legati a fatti mitologici, vuoi per alcune descrizioni di autori di età classica, secondo i quali il Gargano era considerato una montagna di origine vulcanica, ed ai fenomeni vulcanici stessi si faceva risalire la formazione delle doline, cavità carsiche di cui è disseminato il Gargano e che oggi sappiamo essere derivate da specifici fenomeni di erosione che si manifestano nell'ambito delle rocce carbonatiche.
L
Con opportuno intuito, pose in evidenza il problema delle strade e della viabilità vedendo nella realizzazione di tali infrastrutture un fondamentale strumento per il progresso sociale, civile ed economico della regione. Significative in tal senso le sue parole: io odio gli antichi Romani: perché questi terribili conquistatori ponevan la loro gloria nello spogliare, e nel distruggere tutti i popoli. Ma bisogna confermare che fra tutte le più strepitose opere dell’Antichità le più utili furono incontrastabilmente le strade romane.
Manicone chiude la Fisica Appula dicendo: e qui finisco. Or la mia Fisica Appula è ella compiutamente finita?... Leggitori chiamate l'Opera mia la Fisica Appula incominciata, e aveva ragione di fare tale precisazione in quanto faceva riferimento ad una Statistica generale della Capitanata rimasta inedita.
Pochi anni dopo aver visto la stampa della sua opera principale, p. Manicone moriva il 18 aprile del 1810. In seguito, una serie di circostanze negative ha portato a trascurarne la memoria; tra avvenimenti storici sempre più tumultuosamente incalzanti per tutto l'800 e gli avvenimenti interni dell'Ordine culminati nell'unificazione delle famiglie francescane del 1899, si era un po' perso il ricordo di questo piccolo ma geniale frate. Solo qualche isolato tentativo di prevalente sapore locale; d'altronde sino a quando è stata dominante una mentalità che considerava boschi e foreste solo utili riserve di legna cui poter attingere impunemente non vi erano neanche i presupposti per ricordare un frate-naturalista che aveva molto lucidamente predicato proprio il contrario.
Oggi che nuovi orizzonti culturali e sociali favoriscono lo sviluppo di una cosciente e responsabile sensibilità verso la natura e verso l'amblente, è possibile affrontare anche la ricerca storica intorno a quei pochi e rari naturalisti che si sono occupati di problemi legati alla salvaguardia della natura intesa come bene collettivo.
Per il momento a noi rimane il piacere della lettura di quanto Michelangelo Manicone ci ha lasciato in eredità.
Paolo Malagrinò

Ci troviamo di fronte a due pensatori che vogliono superare l'erudizione fine a se stessa per approdare ad un impegno intellettuale da verificare negli effetti per quella che, all'epoca, era definita la pubblica felicità. E, nel caso della temperie illuminista (di un illuminismo non ideologico, ma riformatore), la funzione dei pubblici poteri inizia ad essere concepita soprattutto in termini di servizio, di strumento per la promozione economica, sociale e umana di coloro che da sudditi inizieranno ad essere definiti cittadini, portatori per condizione di natura, di diritti e di doveri.
Michelangelo Manicone rappresenta, senza dubbio ancor oggi, o forse soprattutto oggi, la massima espressione di ricerca applicata al promontorio garganico.
Innanzitutto va rilevato che il titolo della sua maggior fatica, La Fisica Appula, non deve trarre in inganno: pur non mancando ampi riferimenti all’intera Puglia e alla Capitanata in modo particolare, l'analisi è sostanzialmente circoscritta alla regione garganica e, come la Descrizione del Galanti, non trascura niente di quanto può contribuire a rendere un'idea completa soprattutto dei bisogni, delle contraddizioni, dei timori, delle difficoltà da superare per uscire dall’arretratezza. Naturalmente, non si deve sminuire o trascurare la specificità di naturalista di Manicone. Va da sé che egli è essenzialmente uno studioso di fenomeni naturali e come tale va riletto e rivalutato, soprattutto per la possibilità che ci offre di ricostruire la storia naturale del Gargano, Ma egli non depone mai lo spirito critico, che spesso è autentica vis polemica non sempre ben dissimulata dai toni ironici e non perde mai l’occasione per dire la sua, per confutare pregiudizi ed errori, per formulare ipotesi di spiegazione, per suggerire rimedi ai guasti prodotti dalla mancanza di un effettivo, e saggio, governo del territorio.
Sappiamo dalla ricerca storica che questo fenomeno è legato all'incremento demografico che si registra nel Regno di Napoli verso la metà del Settecento ed alle gravi crisi economiche, soprattutto di produzione agricola, che accompagnano la crescita della popolazione. Aumentare il terreno da destinare alla coltivazione, sottraendolo alla vegetazione spontanea, era, in qualche modo, una necessità ineludibile, ma subito, già ai tempi dello stesso Manicone, si rivelò, senza altri correttivi, un rimedio poco efficace e, soprattutto, foriero di altri guai, per cui senza spezzare il circolo vizioso dell'arretratezza, creò più problemi di quanti si proponeva di risolvere e che, in buona parte, nemmeno risolse.
Il dissesto idrogeologico, come diremmo oggi, conseguente alla distruzione dei boschi, la modifica del sistema climatico, l'aumento del mefitismo, cioè l’insalubrità dell'aria con gli inevitabili riflessi sulle condizioni igieniche, sono i mali che si aggiungeranno alla miseria endemica delle contrade garganiche.
Certo, non bisogna banalizzare possibili relazioni tra passato e presente, né bisogna fare del facile pedagogismo o, peggio ancora, del facile moralismo ecologista. No, non si tratta di questo. Lo spessore di pensiero, la felicità intuitiva, la passione del monacello di Vico non consentono di ridurre il suo messaggio a monito propagandista per un rispetto più adeguato della natura. Sarebbe comunque tanto, ma non gli renderebbe giustizia, non giustificherebbe adeguatamente la ristampa della sua opera maggiore.
Quest'opera, La Fisica Appula, oggi reperibile, nella sua integrità, solo presso qualche biblioteca, merita di essere conosciuta e studiata nelle sue molteplici implicazioni. Come spesso accade, la validità nel tempo, l'eredità di un'opera, di un sistema di pensiero, non consistono tanto nelle soluzioni prospettate per i vari problemi individuati, quanto nelle domande che quell'opera ha saputo porre e che ancora attendono una risposta. Manicone, per il Gargano, ha posto tante domande, ha individualo tanti nodi che ancora attendono di essere sciolti. È necessario ripercorrere la sua ricerca non per attingervi certezze già confezionate, quanto piuttosto per coglierne la trama non sempre evidente e scontata, per considerarne ed apprezzarne le ragioni, le motivazioni profonde.
Del resto, la biografia stessa di Michelangelo Manicone è tale che non si lascia incasellare in facili stereotipi. La sua intensa religiosità si è accompagnata alla curiosità ed alla onestà intellettuale per cui si trovò coinvolto in eventi drammatici, come quelli del '99, della Repubblica Partenopea; sicuramente non ebbe vita comoda e serena e, per incomprensioni e fraintendimenti, si ritrovò nemico chi gli doveva essere amico. Una testimonianza, quindi, di alto profilo morale, oltre che intellettuale. Una testimonianza che l'Ente Parco Nazionale del Gargano propone in tutta la sua complessità e ricchezza, riconsiderando, con Manicone, il ruolo che le istituzioni, gli studi, la ricerca devono avere per concorrere a realizzare condizioni di vita migliori per le popolazioni di cui sono espressione.
Questa ristampa, perciò, non è una semplice operazione editoriale; essa indica la direzione verso cui orientare le iniziative culturali dell'Ente Parco che, proprio nel nome e nell'insegnamento di Michelangelo Manicone, devono trovare momenti di stabilità e continuità. In questa prospettiva la collaborazione con la Provincia Monastica dei Frati Minori veramente non è casuale e limitata: questa collaborazione, certamente, troverà altri e più intensi momenti per unire impegno civile e tensione spirituale nel comune nel comune intento di contribuire ad offrire un servizio di promozione umana.
Prof. Matteo Fusilli
Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Gargano

P. Michelangelo ha vissuto un secolo prima di quell'evento, ma la riscoperta e la ripresentazione della sua figura e della sua opera ben si colloca nell'impegno della nostra Provincia a recuperare la Memoria, nella consapevolezza che, solo se fondata sulla solida base del vissuto e delle conquiste di chi ci ha preceduto, ogni ripresa di un nuovo cammino non rischia di vanificarsi nell’elaborazione di ulteriori e spesso utopici traguardi fatalmente irraggiungibili.
P. Manicone rappresenta un singolare punto di riferimento per la particolare versatilità della Sua personalità. Non fu solo uno del primi naturalisti locali nel vero senso della parola, un rigoroso applicatore del metodo sperimentale galileiano, ma anche Lettore di filosofia e di Teologia, solitario contemplatore che sapeva alternare all'insegnamento e alla predicazione le sue peregrinazioni per gli spaziosi campi appuli, per le scoscese rupi garganiche. Fu uomo estroso, ma anche pratico, per cui fu più volte coinvolto in ruoli di governo dei Conventi e della stessa Provincia, ricoprendo gli incarichi di Guardiano, Definitore, Custode e Ministro provinciale.
La presente ristampa, oltre a rappresentare un indiscutibile contributo alla divulgazione della letteratura scientifica locale, ci offre l'opportunità di evidenziare, se ancora ce ne fosse bisogno, lo spirito peculiare dei figli del Poverello di Assisi, di cui Padre Michelangelo è uno tra i più autentici esponenti. Il vero francescano non concepisce la vita religiosa come fuga mundi, ma come una nuova relazionalità con il Signore e cun tutte le sue creature, generata da quell’atteggiamento di benevolenza e di naturale, se non istintiva simpatia di Colui che volle lodare il Signore per sora matre Terra, la quale ne sostenta e governa, e produce diversi fructi con coloriti fiori ed erba.
E' oggi l'uomo postmoderno - esaurite le innumerevoli vie percorse dalla ragione umana nella ricerca del segreto dell'esistenza, il cui esito nichilista sta spegnendo anche i più esili richiami della nostalgia della Beatitudine - sembra non abbia altra speranza che il percorso estetico, che comporta un autentico atteggiamento contemplativo. Dovendo parlare di Dio alle soglie del grande Giubileo del 2000, il Cardinale Martini non ha trovato via più efficace che quella di rispondere alla domanda che Dostoevskij, nel suo romanzo L'idiota, pone sulle labbra dell'ateo Ippolit al principe Myskin: Quale bellezza salverà il mondo?
L'esempio dell'armonico atteggiamento di Francesco d'Assisi nei confronti della natura che certamente ha ispirato e guidato Padre Michelangelo nelle sue ricerche non solo ci può salvaguardare da illusorie posizioni neopanteistiche e immanentistiche veicolate dalle nuove spiritualità alla New Age, ma rappresenta anche una forte ed efficace provocazione a fare con più impegno ognuno la nostra parte, nel porre freno allo scempio prodotto da uno sviluppo insostenibile che rischia di innescare nel nostro ecosistema squilibri tali da minacciare la sopravvivenza dello stesso genere umano.
A nome dell'intera Provincia minoritica, esprimo la più profonda gratitudine all'Ente Parco Nazionale del Gargano, senza il cui rilevante contributo non sarebbe stato possibile realizzare questa operazione.
Fr. Pietro Carfagna, ofm
ministro provinciale