Cagione de' Vermini dai quali sono afflitti i Sammarchesi


Dunque alle focaccie sostituir dovrebbesi la grata Polenta. Ecco il modo di farla. Si macini bene il grano d'India: la farina si agiti dentro uno staccio, e si rimondi affatto d'ogni crusca. Indi si ponga in un bollente caldajo, e si mescolii all'acqua. Poscia per lungo tratto si aggiri, e si dimeni sul focolare con un grosso bastone, e si cessi dal lavoro, quando si restringe, e si addensa in sodo impasto; essendo allora già cotta. Quindi si tolga dal fuoco; e mentre scotta, si versi sopra una ripulita mensa. Finalmente si faccia in fette, e sulle medesime si metta e burro, e cacio in copia. Condita così, diventa un cibo salubre e saporito; il quale cibo dicesi Polenta, la quale (Nota)
Giacque lunga stagion esca abbonita
Sol tra' Villaggi inonorata, e vile;
E dalle mense nobili sbandita
Cibo fu sol di rozza gente umile;
Ma poi nelle Città meglio condita
Ammessa fu tra 'l popolo civile;
E giunse al fin le delicate brame
A stuzzicar di Cavalieri e Dame.
Possano adunque i Focacciofagi Sammarchesi divenir polentofagi!
Ne' boschi di S. Marco evvi molta caccia di volatili, e di quadrupedi; ma io dirò solo de' ghiri. Di questi quadrupedi se ne prendono assai nel concavo degli alberi, dove in tutto il verno dormono. Plinio (Nota) riferisce che le Leggi Romane vietavano che non si dovessero mangiar nelle cene i ghiri. Per verità nel vedersi tali animali, fa schivo la lor figura: ma mangiandosi, sono di un gusto delicatissimo, superiore a qualunque altro animale.
Or perché i ghiri sono letargici nell'invernal stagione? Nonlet (Nota) pensa, che l'immediata cagione di questo singolar fenomeno sia la nulla o poca traspirazione insensibile di tali animali. Dice questo insigne Fisico sperimentatore, che il ghiro, perché nello stato letargico fa pochissima dissipazione della sua sostanza, perciò può per molto tempo durarvi senza cibo. Ma qui non si cerca sapere come i ghiri durano per molto tempo nello stato letargico: si vuol sapere solo il perché tali animali intorpidiscono nel verno.
Il Signor Buffon (Nota) ascrive l'intorpidimento de' ghiri al raffreddamento del sangue. Io dimostrerò nel Tomo terzo che questa spiegazione Buffoniana non è d'accordo co' fatti. Lo Spallanzani (Nota) poi è d'avviso, che l'accennato intorpidimento derivi dall'agghiacciamento de' solidi. Nello stesso Tomo io confesso, che ho per questa opinione una forte inclinazione; ma nulla decido, perché sono un ignorante.

Leggitori, il sapere la vera ragione dell'intorpidimento dei ghiri giova egli all'uomo? No. Ma il sapere l'arte di prepararli, e condirli, onde rendergli un grato e piacevol boccone, è a noi utile? Si. Dunque disprezzate il penoso ed inutile studio delle cagioni delle cose, e studiate nel Cuoco Galante (NOTA) come i ghiri si preparano, e si condiscono, come si cuocono al forno, come si arrostono, come si friggono, come si fanno in fricassea e come alla rete.


Non ostante tanta copia di vigne, il vino non basta alla popolazione.
Gli abitanti di S. Marco soglion vendemmiare, precise nelle vigne di Stignano situate al Sud, allorché l'uva è ancora acerba. Ma quantunque il vino estratto da tale uva sia piccolo, e scarico di colore, esso però è nocevole alla salute; perché produce de' grandissimi danni anche negli esercitati e nerboruti corpi contadineschi.
Anzi è opinione dello Wan Swieten, e del Cavalier Linneo (Nota), che si debbano ascrivere unicamente all'uso di bere strabocchevole quantità di vino fatto d'uva troppo acerba quelle tormentose e deformi contratture de' ligamenti, che formano l'articolazioni delle ossa, e che sono familiari agli abitanti dell'Austria. Dovrebbe dunque il Governo di S. Marco proibire con pene pecuniarie un uso cotanto nocevole, e dovrebbe ordinare, che si vendemmiasse, allorché l'uva è stagionata, e matura.

Peccato che S. Marco sia il paese degli omicidj, e degl'inquisiti, i quali fanno la leggiera arte di fare buttare la povera gente di faccia a terra, e di assassinarla. Evvi però qua una lodevolissima costumanza. Siccome esce in campagna una comitiva di assassini, così vien tosto distrutta dai bravi galantuomini, che Mezzicappelli qui appellansi.
Quivi si fanno le carte da giuoco, e tutti, i contadini eziandio, sono qui giuocatori di carte. E di qua derivano quei tanti mali politici e morali, che questo bel paese rovinano, e desolano.
Giaccion qui un assassino, e un giuocatore;
Decidi, o passeggiero,
Tra' due chi fu il peggiore.
S. Marco è nel Gargano il paese della bellezza. Io vi ho veduto delle donne belle come l'amore, e leggiadre come le grazie. Anche le contadinelle sono vezzose e belle. In molte il colorito è misto di gigli, e di rose.
Un Poeta direbbe, che tutte le contadine di S. Marco premon l'erbe con l'ignudo candido piede, che colla man di neve spremono il latte, che col loro fiato olezzante t'imbalsamo, se loro ti accosti. Ma io che non voglio schernir così la povera gente, dico che non pur nelle campagne di S. Marco, ma eziandio in quelle di tutti gli altri paesi Garganici, non si veggon che donne cenciosamente vestite prementi l'erba ed il terreno con sucidi callosi piedi; che ti scorticano colla loro ruvida pelle, se mai ti toccan le mani; e che t'ammorbano il naso coll'ingrato odore d'aglio e cipolla, cento passi lontano.

Adunque da S. Marco sino a Stignano del continuo si scende. La strada, che oggigiorno si calca, è fabbricata alla falda dell'eccelsa ed aspra montagna esposta al Sud. Essa ha delle serpentine direzioni; giacché ne' piani inclinati tali direzioni sfuggir non si possono. In parecchi tratti ha delle ripide e sdrucciolevoli discese, ed in parecchi altri è affatto orizzontale. 


Essendo questa strada sinistra in un suolo piano, e pianeggiante, potrebbe certamente costruirvisi un'ottima strada. Primamente, le strade nelle pianure sono di gran lunga permanenti. Imperciocché essendo la materia diretta ad un quasi perfetto perpendicolo al centro della Terra, stabile è il terreno delle pianure, e quindi stabile anche la base delle strade. Secondamente nelle pianure non ci ha soprastante materia, che le strade ricoprir possa. 
I. Si faccia la strada di grossi sassi ben commessi: questi sassi sieno quadrati, e non a punta di diamanti; giacché essendo tali, devono necessariamente avvallare ogni volta che il peso gli graviti sopra: e si piantino sul terreno dopo che è bene assodato.
II. Si ricuoprano di arena i sassi. Serve l'arena a riempire i vuoti, che restano tra sasso e sasso, quando sieno a secco; e se sono in calcina, serve a mantener fresca la medesima, e ripara al dilavamento delle acque.
III. Si ricuopra il tutto di ghiaja, o renone, e si calchi per assodarvelo.
IV. Dall'una, e dall'altra parte si pianti una pedana, ossia marciapiede. I marciapiedi sono utili e necessarj. Primamente, essendovi i marciapiedi, i pedoni passando sopra di essi, risparmiano la strada; il che la rende più durevole. E secondamente, giovano ai pedoni, allorché vi stagnano le acque.
V. Finalmente facciasi la strada dall'entrata di Primavera sino a tutto Ottobre.

Questa strada non essendo rotabile, non può certamente esser consumata dall'atrito delle ruote. Essa dunque può esser consumata e dalle acque, e dal calpestio degli uomini, e delle bestie. Quindi cominciando a guastarsi, si faccian subito gli occorrenti risarcimenti. Ma quivi prima si aspetta, che le strade divengano impraticabili, e poi fannosi i risarcimenti. Questa è una spensieratezza lesiva dell'interesse del Pubblico. I risarcimenti sono tanto men dispendiosi, quanto più sono solleciti; e sono tanto più costosi, quanto più si ritarda a farli. Una buca di mezzo braccio, che oggi si risarcisce con un tari, domani sarà forse di due braccia per la scioltura, ed in conseguenza di quadruplo importare. Facciansi dunque i risarcimenti, subito che il bisogno se ne scuopra. L'indugiare a fargli porta sempre aumento di spesa.
Dal termine del detto piano sino alla radice del colle, su cui giace il Convento di S. Matteo, vi hanno de' tratti di Strada, che pel commodo de' passeggieri vorrebbon esser risarciti. Dalla radice del colle poi sino al Convento evvi una breve, ma ripida erta. Le vetture cariche la sormontano a gravi stenti, e gli uomini tardamente, e sempre prendendo fiato.
Gli Astronomi portano la Filosofia spasseggiando per la Via Lattea del cielo; io la porto peregrinando per le pericolose vie del Gargano. A me sembra, che la peregrinazione garganica sia più utile dello spasseggio celeste. La peregrinazione ha per oggetto la sicurezza e l'agio de' viandanti, ed il facile trasporto delle derrate, e l'accrescimento del commercio. Ma qual è l'oggetto dello spasseggio? Non si deve occupar la Filosofia tanto lontano da noi.
