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[...] Nacque così Compostela e con lei i pellegrinaggi dedicati a san Giacomo e il Cammino di Santiago.
Un eremita, cui la tradizione dà il nome di Pelayo, fa conoscere al vescovo della diocesi di Iria Flavia che, a non molta distanza dal suo eremo, una pioggia di corpi celesti si precipita ripetutamente su un certo luogo. Il vescovo, Teodomiro, deve prepararsi con digiuni e orazioni per affrontare la visione di questa località, una caverna, la cui ubicazione era dunque nota al solo monaco Pelayo. Ivi fu ritrovata un'arca, di fattura quindi protocristiana, il cui contenuto erano i resti di San Giacomo, secondo quanto una voce interiore aveva rivelato al monaco. A seguito di questi avvenimenti il re di Oviedo Alfonso II detto il Casto fece costruire, a custodia dell'arca, una semplice cappella, che avrebbe poi conosciuto numerosi ampliamenti e abbellimenti, fino all'attuale colosso architettonico. La chiesa e santuario ha poi fornito, a partire dal secolo dei fatti su esposti, il IX, fino al XVIII, il nucleo fondamentale della città di Compostela.
Non sfuggirà che la denominazione di essa, Compostela, ha dunque una relazione diretta con la leggenda, poiché è la corruzione dell'espressione latina campus stellæ, campo stellato o delle stelle. Tali 'stelle' sarebbero tanto i corpi luminosi che Pelayo avrebbe visto cadere sulla grotta miracolosa, quanto la configurazione viaria della via lattea, che rappresenta il rispecchiamento cosmico del cammino verso Santiago. Il simbolo della cometa è notissimo nella tradizione cristiana, e riguarda la leggenda della natività di Cristo. Nell'ambito del ritrovamento delle reliquie di Santiago Apostolo, il Campus Stellæ mostra un significato ambivalente: da un lato è il luogo dove precipitano corpi celesti (meteore), e dall'altro è l'immagine celeste, la Via Lactea, dello stesso percorso del pellegrinaggio. Significato statico il primo, dinamico il secondo. Un supplemento di leggenda racconta che l'imperatore Carlo Magno, pur informato dal re di Oviedo del ritrovamento straordinario, dell'edificazione di un santuario e della volontà della Chiesa di farne una mèta di pellegrini, non avesse ancora maturato alcuna decisione per rendere sicuro il cammino - si ricorda che nel secolo IX i musulmani controllavano gran parte della penisola iberica - e fu persuaso ad avviare la lotta per la bonifica del cammino proprio dall'Apostolo, apparsogli in sogno, che gli indicava la necessità di rendere sicuro un percorso, da oriente a occidente, in tutto simile al tracciato delle stelle nel firmamento. San Giacomo divenne il simbolo e il protettore della reconquista, il processo di riappropriazione da parte dei principi spagnoli della parte della penisola occupata dai Mori.
San Giacomo fu quindi raffigurato come santo-guerriero (e denominato matamoro = uccisore dei mori). Si dice che numerose volte il santo sia intervenuto in modo decisivo per aiutare i cristiani a sconfiggere i mori nelle tante battaglie combattute nei secoli successivi (la reconquista si compì nel 1492 con la definitiva sconfitta degli arabi da parte del re Ferdinando e della Regina Isabella 'la cattolica'). Subito dopo la scoperta del sepolcro iniziarono i pellegrinaggi. I pellegrini confluivano qui da ogni parte d’Europa: la Via Lattea indicava la direzione da seguire. Il flusso in alcune epoche divenne imponente.

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