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XIV
A dicembre da noi i sentieri son duri dal freddo, e il rumore di un passo si sente quasi da giù, a fondo valle.
Con la testa poggiata alla finestra che dà verso i monti io lo aspettavo da un’ora e anche più. Ormai l’aria cominciava a farsi color neve sporca e le case all’intorno erano più livide e fredde del sasso. Per le strade non c’era nessuno. Un bambino dalla gola coperta di stracci schiacciava il naso contro il vetro di casa.
Una ghiaia picchiò contro il vetro. Solo allora mi scossi.
"Le sei vecchie di Bobbio" mi avvisò ansimando il ragazzo dal basso. "Le ho accompagnate giù fin dalla torba. Fra neanche mezz’ora son qui".
Era vero. Guardando verso la torba, proprio in mezzo al sentiero brinato, mi pareva in realtà che ci fosse qualcosa di nero.
Il ragazzo salì. Non che fosse un ragazzo prodigio, o recitasse poesie o roba simile, ma a suo modo qualche cosa doveva pure capire, perché entrando mi diede un’occhiata come si guarda un malato inguaribile. Era proprio a disagio, il ragazzo. E per di più avanzò in punta di piedi.
Non dicemmo parola. Anche i vetri eran color neve sporca. Il bambino dal collo fasciato era ancora là sempre al posto di prima. Da una finestra uscì un filo di fumo.
"Devo andare a vestirmi?" domandò a bassa voce il ragazzo.
"Non ancora" dissi io. "È ancora presto".
Stette un poco in silenzio.
"La Melide l’ha già pettinata e lavata" m’informò con un po’ di ritegno.
Io guardavo giù dalla strada, verso la torba di monte.
In mezzo a tutto quel bianco e quel freddo avanzava qualcosa di nero.
"Adesso ormai sarà lì che cuce il lenzuolo" continuò dopo un po’.
"È ancora presto" risposi a fatica. "E poi bisogna aspettare le vecchie che piangono. Hanno accettato a trecentocinquanta?"
"Sì. A trecentocinquanta. Più mangiare qualcosa e dormire qui questa notte. Hanno fatto sette chilometri, dicono".
"È giusto”.
La stanza era ormai tutta in penombra: e, a due passi da me, il ragazzo era solo una macchia più scura.
"Vado a prendere il lume?" mi chiese.
"Non importa. Lascia perdere" dissi.
Stemmo in silenzio, così, quattro o cinque minuti. Poi mi fece pietà. E oltre a tutto volevo star solo.
"Bene. Credo che adesso sia ora" dissi io con stanchezza. "Prepara cotta, aspersorio, e ogni cosa. E poi vatti a vestire".
Il ragazzo si mosse in punta di piedi. Ma sull’uscio si volse.
"Le sei vecchie di Bobbio m’hanno fatto anche capire che vorrebbero qualcosa di caldo. Le strade ormai gelano, dicono.
Feci di sì colla testa. Era giusto. Anche questo era giusto. Il ragazzo andò via.
Per tre mesi ero andato ogni sera al canale, e ogni sera l’avevo trovata laggiù coi suoi stracci. La sua capra frugava qua e là. Mi fermavo lì, sopra l’argine sempre come per caso e mai più di un minuto, appena il tempo che lei s’accorgesse o mostrasse d’accorgersi. E poi indietro ancora, in parrocchia. Mai una volta in tre mesi che m’abbia fatto il più piccolo segno o abbia alzato anche solo la testa. Lei c’era ancora: ecco tutto; e io dall’argine vedevo che c’era, ed il resto non voleva dir niente. E tutti e due sapevamo benissimo che non ci saremmo parlati mai più, neanche più salutati incontrandoci, ma anche questo era meno di niente.
E adesso era finita. Qualcosa era successo, una volta, e adesso era tutto finito.
Non provavo neppure dolore, però, né rimorso o malinconia o roba simile. Mi sentivo solo dentro un gran vuoto come se ormai non potesse capitarmi più niente. Niente fino alla fine dei secoli.
Me ne giravo su e giù per la stanza dove per la prima volta lei mi aveva così scioccamente parlato, spostavo un libro, lo spostavo di nuovo, o battevo su un vetro così: e adesso anche un ragazzo avrebbe potuto condurmi per mano. Un’assurda vecchia: un assurdo prete: tutta una assurda storia da un soldo.
Giù dal vicolo venne un rumore. Le sei vecchie di Bobbio arrivavano allora. Le siepi erano tutte gelate. Le sei vecchie battevano i piedi dal freddo. Da un’altra casa uscì un filo di fumo.
Il ragazzo salì e bussò all’uscio.
"Reverendo" mi avvertì senza entrare. "Corro a suonar la campana. La Melide ha finito in questo momento".
"Adesso vengo" dissi io.
C’era freddo. Dicembre è freddo da noi.

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