Luigi Dubino, Storia di un biennio ..., Roma 1872
[...] 7. Da taluni si era creduto che l’ Europa non avrebbe mai permesso all’Italia di annettersi Roma creandola capitale della sua unità. Costoro fondavano un tal supposto sull'opinione che professavano fra se e se, sebbene apertamente non la dimostrassero, che l’Italia coll’acquisto della città eterna potesse divenire una potenza pericolosa per l'equilibrio europeo.
Questi sono quei medesimi che prima che l’Italia si costituisse in un solo stato andavano dicendo che 1’Europa stessa non avrebbe tollerato (per la ragione suindicata) che l’Italia fosse divenuta indipendente ed unita. Siamo sempre lì.
Sono quei buoni italiani che rammentandosi del classicismo, essendo tuttora servi già pensavano al peccato della possibilità di divenir prepotenti come gli antichi Romani!
Gli uomini di stato d'Europa non erano così ingenui come questi nostri concittadini, e permisero che l’Italia si unificasse avendo compreso che era giunto il tempo in cui poteva benissimo compiersi tale unità, senza che questo fatto arrecasse alcun serio pericolo per gli altri stati. Tre cose infatti concorsero, secondo me, in principal modo a far sì che l’unità italiana non trovasse ostacoli per parte delle altre potenze nella sua formazione e consolidamento.
1. L’alterazione del vecchio equilibrio europeo scosso gravemente per la egemonia assunta negli affari d'Europa, prima dalla Francia dopo le guerre di Crimea e d’Italia, quindi dalla crescente potenza della Germania in seguito alla vittoria di Sadowa.
2. L’essersi accorti i vari governi della decadenza in cui versa l’intera razza latina; per cui scomparve quasi del tutto quel residuo di apprensione che si aveva di rendere unita e compatta la penisola per timore che uscendo dal suo sminuzzamento politico fosse divenuta una potenza preponderante.
3. La Corte pontificia che oltre a dimostrarsi avversa non solo all’unità ma a qualunque idea di emancipazione italiana e col manifestarsi eziandio contraria alle modificazioni che in senso liberale aveano dovuto concedere gli altri governi, stizzì questi stessi governi in luogo di renderseli amici.
Se il pontificato romano invece di voler fermare questo grande movimento sociale che aveva avuto la sua prima spinta da Roma papale nel 1847, l'avesse guidato nel suo cammino non avrebbe perduto la sua sovranità politica ed avrebbe acquistato un prestigio immenso nella spirituale. E la razza latina invece di volgere alla decadenza e d’indebolirsi in queste fatali lotte fra il principio religioso ed il principio politico, si sarebbe gagliardamente rafforzata ed il primato di Europa per molti e molti anni sarebbe restato assicurato all'Occidente. Un papato nel modo suindicato sarebbe addivenuto un nuovo baluardo di difesa morale per la razza latina e l'Occidentalismo europeo, da aggiungersi a quelli materiali concessi dalla natura colle Alpi, col Reno, col mare, coi Pirenei.
Ponete il prestigio del papato ossia dell'autorità religiosa, la potenza militare della Francia, la ricostituzione dell'Italia, la riabilitazione della penisola Iberica e la riflessiva possanza dell’Inghilterra e poi sappiatemi dire se il primato civile di Europa non sarebbe restato chi sa per quanto tempo all’Occidente; mentre ora da qui a pochi anni saremo prima tedeschizzati senza avere la profondità dei tedeschi, quindi islamizzati senza avere neppure il triste vanto di possedere quella specie di rozza robustezza che dà la barbarie.
Per questa ragione Napoleone III. voleva tenere in grandissimo pregio il papato conservando il papa re di un piccolo stato, ma sovrano spirituale veneratissimo di duecento milioni.
La ristrettezza d’idee della Curia Romana non poté assurgere a questo vasto concetto e così Napoleone fu rovinato e sfasciato del tutto il sistema da lui concepito. Allorché la Curia Romana si mosse per vedere di tentar qualche cosa era già tardi: ed ora è tuttavia un problema se l’infallibilità pontificia preserverà la razza latina dall'assorbimento morale germanico e dall’invasione slava da me suindicate. [...]
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Storia di un biennio II
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