Flora del Gargano - Vol. I
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2. Approccio all’argomento

Si è preferito trattare meno specie illustrandole con un numero adeguato di foto per ognuna di esse e un testo non striminzito anziché più specie con meno testo e meno foto. Questo perché, come si e detto, il lavoro ha lo scopo primario di aiutare il lettore al riconoscimento delle piante che spesso e basato su particolari poco appariscenti che è necessario evidenziare. Le specie illustrate sono 100 e tutte erbacee. Non sono qui riportate specie arboree (Querce, Orniello, uteri. ecc.) e arbustive (Berretta da prete, Corniolo, Nespolo, ecc.). (grassetto mio)
Le piante trattate sono esposte in ordine alfabetico seguendo la falsariga dell’inquadramento delle
famiglie secondo Pignatti. Con l’aiuto di un indice analitico si risale facilmente alla specie anche se si hanno a disposizione soltanto il nome volgare, il nome scientifico, i sinonimi o il nome dialettale.
Dato che l’obiettivo principale del libro è il riconoscimento delle specie, la loro descrizione, più o meno accurata e completa, passa in secondo ordine. Si è andati dunque alla ricerca di quegli elementi, talvolta ne basta, che permettono una identificazione rapida e certa. Nei casi in cui non bastano pochi particolari, per raggiungere lo scopo si è stati costretti a esporre un percorso più lungo. Per ogni scheda il capitolo Confusione e riconoscimento diventa perciò centrale e i caratteri differenziali sono evidenziati in grassetto o sono sottolineati.
Per avere la spiegazione dei termini utilizzati consultare il Dizionario botanico acta plantarum on line.
Il linguaggio utilizzato è quello atto a favorire, da parte di chi mastica poco la materia, la comprension dei termini che spesso sono spiegati, con frequenti ripetizioni nel testo o in nota, nel loro significato per una più facile comprensione degli argomenti affrontati.
Lo scopo del lavoro infatti è soprattutto divulgativo. (grassetto mio)
Proprio per questo si propone qui una spiegazione per alcuni termini ricorrenti.
- Pianta annuale, bienne e perenne.
Come si attua in pratica la distinzione? Intanto si precisa che annuale o biennale riguarda il ciclo vitale completo della pianta e che può essere sintetizzato nelle seguenti fasi: germinazione del seme, sviluppo della pianta, fioritura, impollinazione, produzione del frutto e dei semi (questo non riguarda le felci che non producono fiori e frutti, ma spore), morte.
Le piante annuali sviluppano il loro ciclo vitale nell’arco di un solo anno. Le biennali nell’arco di 2 anni: la fioritura e la produzione di semi avviene nel secondo anno. Nelle specie perenni, ultimata la fase giovanile, ogni anno c’è il germogliamento delle gemme, la produzione dei fiori e quindi dei frutti e dei semi. In linea generale, le piante perenni, per aspettare le stagioni sfavorevoli (freddo d’inverno e caldo e siccità d’estate) e poter vivere a lungo, hanno bisogno di sostanze di riserva che accumulano in speciali organi che sono dati da bulbi, tuberi e rizomi oppure radici ingrossate o basi del fusto lignificate.
Le piante annuali non hanno bisogno di organi di riserva e sono prive delle strutture appena menzionate.
- Pianta suffruticosa o suffrutice. Generalmente le piante si dividono in arboree, arbustive ed erbacee.
Tralasciando le prime due, qui si vuole sottolineare il portamento di alcune specie che hanno la base del fusto legnosa per alcuni cm e per il resto hanno fusto erbaceo. Esse, nel presente lavoro, sono classificate come piante erbacee ma più propriamente andrebbero sotto la denominazione di suffrutici. Ne sono esempi: Helianthenum apenninum e nummularium, Dianthus garganicus, Lotus hirsutus.
- Pianta cespitosa. Pianta caratterizzata dalla presenza di un cespo, formazione vegetale derivante da un’unica radice alla cui sommità spuntano, appressate le une alle altre, le foglie basali (esempio: cespo di insalata).
La sommità della radice arriva al punto in cui la parte ipogea della pianta è separata da quella epigea (colletto). Alla fioritura, dal colletto spunta lo scapo fiorale che presenta un asse lungo il
quale sono inserite le foglie cauline, più piccole delle basali, al cui apice è portata l’infiorescenza.
- Corimbo: infiorescenza con asse lungo il quale si inseriscono i fiori con peduncolo di lunghezza diversa in modo che i fiori arrivano tutti alla stessa altezza.
- Racemo = grappolo; infiorescenza con asse fiorale allungato, non ramificato, sul quale si inseriscono i fiori, con peduncoli tutti della stessa lunghezza, i quali iniziano a sbocciare dalla base per proseguire man mano verso l’alto.
- Spiga. infiorescenza simile al racemo solo che in essa i fiori sono sessili. La spiga può essere semplice o composta. Nel secondo caso sul rachide, al posto dei fiori, sono inserite delle spighe. Si ha cioè una spiga di spighe (esempio: orzo -> vedi Hordeum murinum).
- Ombrella. Infiorescenza in cui più fiori partono da un unico punto e arrivano più o meno alla stessa altezza. Tipica delle Apiaceae (= Umbelliferae).
- Ombrella semplice.
- Ombrella composta. Simile alla semplice con la differenza che qui ogni raggio termina con un’altra ombrella.
- Cima. Infiorescenza che termina con un fiore apicale dal cui peduncolo, lateralmente, possono partire delle diramazioni.
1 - Cima unipara o monocasio. Se dal peduncolo parte 1 sola diramazione dalla quale ne può partire un’altra e così via. A seconda delle modalità di inserimento delle diramazioni sul peduncolo, si hanno cime elicoidali o scorpioidi.
2 - Cima bipara o dicasio. Il fiore, sul peduncolo, ha due brattee dalle quali partono 2 ramificazioni che possono dividersi ulteriormente anche più volte superando così in altezza il fiore principale (esempi: Petrorhagia saxifraga, Euphorbia amygdaloides, Euphorbia myrsinites).
3 - Cima multipara o pleiocasio. Sotto il fiore, sul peduncolo si sviluppa un verticillo di bratee dalle quali partono (esempio: Euphorbia amygdaloides).
- Tetra ciclico (Riferito al fiore: sono presenti 4 verticilli: calice - corolla - androceo - gineceo). Triciclico: sono presenti 3 verticilli.
- Tetramero (Riferito al fiore: ogni verticillo ha 4 elementi).
- Pentamero (Riferito al fiore: ogni verticillo ha 5 elementi).
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A. Introduzione
A.1. Scopo dell’opera
Il lavoro si prefigge la trattazione delle specie vascolari del Gargano senza alcuna pretesa di rappresentarle tutte. L’idea è organizzare la materia in schede da inserire in più volumi da pubblicare man mano che esse sono pronte. Ogni volume avrà 100 schede corrispondenti a 100 specie diverse. Oltre a queste ultime, per confronto, ne saranno riportate altre, non necessariamente presenti in zona (solo descritte o talvolta illustrate anche con foto). La scelta delle specie, volta per volta, sarà legata a un luogo, a un tema o a situazioni particolari. Si ritiene che il lavoro possa essere utile per chiunque sia attratto dalla materia. Tale utilità si concretizza tramite il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
A.1.1. Riconoscimento delle piante.
E’ questo senz’altro l’obiettivo più importante e nello stesso tempo il più difficile. Ci sono infatti specie che si assomigliano molto tra loro e la distinzione tra esse spesso è fatta su particolari non sempre agevoli da osservare e riconoscere. L’attenzione dunque è rivolta a evidenziare i caratteri distintivi e questo porta alla esposizione di un numero cospicuo di foto, diverso a seconda della specie anche se talvolta per riconoscerne una è sufficiente osservare sulla pianta la semplice presenza contemporanea di 2-3 caratteri. Comunque, per avere un quadro più chiaro, in casi come questi, si è preferito riportare anche ulteriori particolari. Altre volte ci sono casi, e si tratta di solito di generi con molte specie, nei quali per arrivare alla determinazione di una pianta, bisogna seguire le dicotomie di una chiave di riconoscimento. Qui il discorso si fa complesso in quanto non c’è una chiave universale alla quale ricorrono tutti: ogni autore ne adotta una propria. Nel testo si fa ricorso principalmente alle dicotomie di Pignatti e a quelle di Zangheri; talvolta si fa ricorso alle descrizioni di Fiori o di altri. L’identificazione è basata esclusivamente su basi morfologiche facilmente rilevabili in campo dall’osservatore comune, dall’appassionato, dal curioso. Altri caratteri non alla loro portata (DNA, rilevazioni statistiche complesse, accesso ad erbari, strumentazione sofiticata, ecc.) sono lasciate agli specialisti. La gran parte delle volte si arriva alla identificazione della pianta quando c’è il fiore. In diversi casi, invece, il fiore non è sufficiente e bisogna osservare altri caratteri quali, ad esempio, alcuni particolari dei frutti, presenti però in tempi diversi. Quindi, in tali circostanze, è necessario osservare la pianta più volte durante l’anno.Va da se' che, date le premesse, la possibilità di errori e elevata. Questo pero non basta a indurre lo scoraggiamento perché lo scopo non è ricercare la precisione assoluta, ma dare informazioni sufficienti per l’identificazione delle specie. Se poi ci scappano degli abbagli, pazienza. (Questo sia da parte dell’autore che da parte degli eventuali fruitori del libro).
A.1.2. Nomi dialettali. In questa pubblicazione sono riportati, se ci sono e se sono stati identificati, i nomi dialettali sammarchesi. A tal proposito è stupefacente constatare che pastori che hanno passato e passano la propria vita dietro gli animali al pascolo in buona parte dei casi non sappiano indicare il nome di una pianta o di un gruppo di esse. E’ il caso, ad esempio, delle Orchidee che sono notate per la loro bellezza, ma non sono ritenute così importanti da meritare un nome specifico. La regola generale è questa (almeno a San Marco): la pianta è riconosciuta e ha un nome se è utile al pascolo, se è utilizzata a scopi alimentari, erboristici o artigianali; oppure se è pericolosa per la salute dell’uomo o degli animali come, ad esempio, la Irevina, Anemone hortensis L. = A. stellata Lam. (Ranunculaceae) che provoca disturbi intestinali soprattutto alle pecore. Altrimenti é semplicemente ignorata.Sui nomi dialettali però è necessaria qualche puntualizzazione. Mentre per i nomi scientifici c’è da secoli una letteratura alla quale riferirsi, per quelli dialettali le cose sono più complicate. Il punto è che, per i secondi, mancano riferimenti scritti attendibili perché verificati. Non basta aver sentito da una sola persona un nome per dire che quel nome rappresenta quella pianta. Ci sono diversi casi. Se quel nome è confermato da un numero rilevante di persone, si può dire che esso effettivamente corrisponde alla pianta in questione. Ma questo è il caso più semplice. Ci sono piante per le quali manca qualsiasi termine dialettale che le identifica. E anche questo caso è relativamente semplice: non ci sono nomi e qui finisce la questione. Il problema nasce quando a denominare una pianta c’è un nome indicato da una sola persona o da poche. E’ possibile che ci si trovi di fronte a qualcuno che si è sempre interessato alla materia per cui quel nome è attendibile. Più facilmente ci possono essere distorsioni, invenzioni di sana pianta, confusioni, errori. In questo caso bisogna procedere con la massima cautela: si riferisce solo la notizia riportando, se possibile, il nome dell’informatore e si aspettano momenti migliori sottolineando che non sono state fatte o non sono state possibili verifiche.
A.1.3. Illustrazione degli utilizzi.
A.1.4. Descrizione del territorio e talvolta anche della sua storia.
