Napoleone Colajanni. Illustrazione tratta dal libro di Onorato Roux.Onorato Roux, Illustri italiani contemporanei, Vol. IV, Parte II, Firenze 1910 Napoleone Colajanni. Uomo politico e sociologo. Nacque, in Castrogiovanni, il 27 aprile 1847. Fin da giovinetto, prese parte alle campagne garibaldine. Fu fatto prigioniero, nel 1862, ad Aspromonte. Si battè strenuamente a Condino e a Bezzecca, nel 1866. Studente alla facoltà medica della Università di Napoli, fu, nel 1869, accusato di cospirazione repubblicana, arrestato e processato. Scrittore prolifico ed oratore pieno di vita, ha lottato sempre per il trionfo delle sue idee. De' suoi numerosi libri cito i principali: II Socialismo - Politica ed economia - Settentrionali e Meridionali (1898) - La Sociologia Criminale - Ire e spropositi di Cesare Lombroso - La libertà e la questione sociale (1879) - La repubblica e le guerre civili (1882) - Un sociologo pessimista - Gumplowicz (1882) - Le istituzioni municipali (1883) - La delinquenza della Sicilia e le sue cause (1885) - L' alcoolismo, sue conseguente morali e sue cause (1887) - "Oscillations thérmométriques et délits contre les personnes" (1887) - "Mouvements sociaux" (1898) - Di alcuni studii sulla proprietà collettiva (1887) - Corruzione politica (1888) - La difesa nazionale e le economie militari (1892) - La politica coloniale (1892) - Banche e Parlamento (1893) - Gli avvenimenti di Sicilia e loro cause (1894) - In Sicilia (1894) - "Consule Crispi" ( 1895) - La finanza e la questione sociale (1897) - Per la razza maledetta (1898) - L'Italia nel 1898 - Tumulti e reazione (1898) - La grande battaglia del lavoro (1898) - Il problema finanziario italiano (1899) - Gli ufficii del lavoro (1900) - Nel regno della mafia (1900) - Per la economia politica e pel dazio sul grano (1901) - Latini e anglo-sassoni (1. edizione, 1903 - 2. edizione, 1906 - Tradotta in lingua spagnola e in francese) - Manuale di Statistica teorica (tre edizioni) - Manuale di Demografia (2. edizione, 1910) - Manuale di Statistica e Demografia per gli istituti tecnici (2 edizione, 1910) - Gl'Italiani negli Stati Uniti (1910) - ecc. ecc. Forte polemista, collaborò nella Rivista Repubblicana di Alberto Mario, nel Dovere, nella Lega della Democrazia e nel Fascio della Democrazia di Roma; diresse l'Isola in Palermo, ed ora dirige la Rivista Popolare in Roma. Insegnò statistica da libero docente nella Università di Palermo; poi nell'Università di Napoli, dal 1895. Nel 1901, venne nominato ordinario, su proposta unanime della facoltà giuridica di quella università in forza dell'articolo 69 della legge Casati. Nel 1886, fu candidato nel collegio di Caltanissetta e nel 2. collegio di Girgenti e sarebbe stato eletto senza le violenze e le frodi perpetrate a suo danno. Nel 1890, fu candidato nei collegi di Caltanissetta, 1. di Palermo, 1. di Catania e 1. di Girgenti ed ebbe circa 16.000 voti. Riuscì eletto in Caltanissetta con lo scrutinio di lista e, dal 1892 al 1909, nel collegio di Castrogiovanni, otto volte di seguito. Nel giugno 1910, si dimise da deputato, disgustato della degenerazione politica e morale della città natia e, non ostante le insistenze del presidente della Camera, di amici e di avversarii politici, non volle più saperne di rappresentare quel collegio. Alla Camera ebbe parte notevolissima nelle più importanti discussioni. Tra i suoi più noti discorsi ricordiamo: - La proposta d'inchiesta parlamentare sulla Colonia eritrea, in seguito agli scandali Livraghi (1891) - La denunzia della Banca Romana (20 dicembre 1892) - La riforma bancaria (luglio 1893) - La questione dei Fasci di Sicilia (che egli aveva cercato d'impedire nel 1893 e nel 1891) - Il Regio Commissario Civile in Sicilia (luglio 1896) - Il Dazio sul grano (marzo 1901) - Il contrasto tra Nord e Sud (dicembre 1901) - e parecchi altri discorsi su questioni economiche e politiche, tra i quali rammento quello sugli Scioperi ferroviari (1905). Nel 1893, per due volte, Francesco Crispi lo voleva ministro; ed egli rifiutò recisamente, volendo mantenersi fedele al proprio ideale repubblicano.
Enna. Piazza Napoleone ColajanniNacqui da un uomo che prese parte attiva alla vita politica e che, senza essere un bunaca quarantottista, fece il suo dovere nel 1848 e, perciò, nel 1849, fu imprigionato prima e poscia bandito, lasciandomi nella tenera età di due anni. Conobbi grandicello il Padre mio, al suo ritorno dall'esilio, e fui da Lui educato all'amore della Patria e della libertà. Si videro presto gli effetti della educazione ricevuta, perché, nel giugno del 1860, a 13 anni, scappai dalla casa paterna, per andare ad arruolarmi sotto Garibaldi, dato che il Generale mi avesse potuto accettare nelle sue file ; ma fui trattenuto e ricondotto a forza, in Castrogiovanni, in uno al dott. P. Bruno, da un amico di famiglia, il signor Fiorentino, che m'incontrò vicino a Villarosa. Nel 1862 seguii Garibaldi e, con il battaglione di Menotti, mi trovai ad Aspromonte; rimasi prigioniero e fui condotto all'isola Palmaria prima e poscia a S. Stefano di Vado. Da Savona, dopo l'amnistia, fui ricondotto in Sicilia, bravamente ammanettato e dopo aver visitato le prigioni della riviera di ponente. Nel 1866 seguii Garibaldi nel Tirolo e, nella terza compagnia del battaglione Carabinieri genovesi, mi trovai a Monte Mangio il giorno 16 luglio ed il 21 a Bezzecca. Nel 1867, quantunque avessi perduto il Padre da pochissimo tempo, lasciai di nuovo la famiglia, per raggiungere Garibaldi nell'Agro Romano. Arrivai a Napoli quando Nicotera rientrò nel regno; sopraggiunse Mentana e non potei prender parte a quest'ultima campagna garibaldina. Morto mio Padre, lasciai l'Università di Genova, dove ero stato costretto da lui a rimanere sotto la sorveglianza di un mio fratello maggiore e continuai i miei studii medici in Napoli. Quivi, nel febbraio del 1869, fui arrestato, per cospirazione repubblicana e trattenuto in prigione in uno ad Eduardo Pantano, a Giorgio Imbriani, G. Greco Ardizzone e molti altri, per nove mesi. Riacquistai la libertà con la amnistia in occasione del parto dell allora Principessa Margherita; amnistia dai miei compagni di processo e da me sdegnosamente respinta alcuni mesi prima, appena ne corse la voce, con una lettera pubblicata sul "Roma". Laureatomi in medicina ne] 1871, e, dopo un viaggio in America, ritornato a Castrogiovanni, mi detti all'attiva propaganda che dette ai nervi del famigerato Fortuzzi, prefetto di Caltanissetta, che volle mandarmi a domicilio coatto in uno ai signori comm. Giovanni Roxas, cav. Saverio Agala Leto, cav. Eduardo Grimaldi, avv. Termine Potenza ed altri, come "internazionalista". I cennati signori ed io scampammo alla misura iniqua per il coraggio e l'indipendenza del pretore C. Palmeri, che si rifiutò di ammonirci. Ritiratomi definitivamente in Castrogiovanni nel 1872, dopo aver compiuti gli studii medici in Napoli, trovai mia Madre (santa donna, che, con lavoro indefesso, e con economia e sacrifizii inauditi, aveva mantenuto sempre decorosamente il Padre mio prima nelle prigioni borboniche e poscia nel lungo esilio a Genova ed a Torino) impegnata in una società con un certo Di Stefano nella conduzione di una piccola miniera di zolfo. Fu giocoforza che ne assumessi l'amministrazione, e, come accade in chi si mette in una industria, gradatamente si allargò la sfera della speculazione. Gli affari prosperarono sino al 1875; allora si ebbe una crisi acuta nella industria zolfifera e, poco mancò, per colpa di amici e soci, i quali non poterono far fronte ai proprii impegni, che io non ne rimanessi travolto. Ma la superai. Nel dicembre 1880 mi decisi a lasciare la amministrazione delle miniere, nella quale avevo mostrato poco buona attitudine, e mi consacrai interamente agli studii politico-sociali miei prediletti. La catastrofe industriale evitata nel 1875, quando io ero alla direzione dell'azienda, non fu evitata nel 1889, quando la crisi zolflfera abbatté quasi tutti coloro che erano impegnati in tale industria. E dall'agiatezza passai alla miseria. (1895) Napoleone Colajanni. Colajanni Napoleone, Consule Crispi, Castrogiovanni, tip. E. Scandalìato, 1895. - Vol. di pp. 96.
Ritratto di Napoleone Colajanni tratto dal libro di Amedeo Galati di Riella del 1914.Amedeo Galati di Riella, Alcuni uomini politici del mio tempo, Vol. I, Firenze 1914. Napoleone Colajanni. Nacque a Castrogiovanni in provincia di Caltanissetta il 27 aprile 1847. Si laureò in medicina. Diresse il giornale L'Isola a Palermo e La Rivista popolare di politica, lettere e scienze sociali a Roma. Aveva appena compiuto il terzo lustro quando seguì Garibaldi ad Aspromonte; corse poscia nel Trentino, dove dimostrò gran coraggio e nella battaglia di Condino meritò la medaglia d'argento al valor militare. Volle quindi partecipare alla disgraziata campagna di Mentana. Finite le spedizioni garibaldine si diede come libero docente all'insegnamento della statistica nella università di Palermo, e in quelle di Napoli e di Messina. Entrò alla Camera dei deputati come rappresentante del collegio di Caltanissetta nella 17 legislatura. Dal 1892 in poi rappresentò il collegio della città natale a scrutinio uninominale. Come uomo politico non vi è nulla da attendere da lui. Egli si è limitato a esercitare l'ufficio di censore e di oppositore violento a tutti i ministeri. Illustrazione da "L'Asino" n. 40, 1912 di Galantara e Podrecca.L'uomo che abbandona la quiete della vita privata per consacrarsi al paese non ha un concetto esatto della missione che assume se crede che un rappresentante della nazione non debba anche essere un uomo di governo. Essere inesorabile accusatore dei concussatori del pubblico denaro e rivelatore delle brutture bancarie e altre male azioni è certo opera meritoria, ma ciò non basta. Alla virtù di affrontare coraggiosamente le battaglie contro il vizio bisogna aggiungere altre virtù politiche. Napoleone ColaJanni sogna una repubblica, nemmanco unitaria. È socialista? Un po' sì, un po' no. È un rivoluzionario, un rivoluzionario non pericoloso, perchè ormai vecchio. Ma quando era più vigoroso in età, sul finire del 1893 e nei primi del 1894 prese parte attiva nelle dolorose perturbazioni che funestarono la Sicilia, unendosi ai rivoltosi; egli però seppe manovrare in modo da sfuggire ad ogni molestia. Subì alcuni processi per reati di stampa e per taluni accenni men che reverenti al Capo supremo dello Stato ed alle istituzioni. L'aureo talismano di deputato e le amnistie lo salvarono parecchie volte dagli effetti delle perseveranti sue improntitudini antidinastiche. È autore di parecchie pubblicazioni, tra le quali: Le istituzioni municipali; Il socialismo; La sociologia criminale; Banche e parlamento; In Sicilia, ecc., ecc. Al Colajanni oratore la natura rifiutò la spontaneità, quantunque gli abbia concessa la foga. Quando egli parla non è simpatico, e non soltanto perché i censori lo sono poco o punto. La sua parola è talvolta irrefrenata, tal altra lenta, sia ch'egli l'acceleri sotto lo sprone dell'idea, sia che la ritardi nell'analisi del problema sociale considerato nei vari suoi aspetti caleidoscopici e in tutti i suoi arcani più impenetrabili. Illustrazione da "L'Asino" n. 40, 1912 di Galantara e Podrecca.La sua voce stridente e velata conserva l'accento dei gioghi della sicula regione ombelicale ove trasse i natali. La sua eloquenza, nodrita non alle sorgenti pure, ma alle più ardenti, ha un carattere selvaggio; son note aspre disarmoniche che irritano i ben costrutti orecchi e torcono il cuore. La sua furia risente le cospirazioni e le congiure rivoluzionarie alle quali prese parte in ogni tempo e in ogni luogo. Mi riassumo: l'eloquenza del Colajanni non è il fuoco sotto alla cenere, ma il ghiaccio sotto il fuoco. I Taboristi e gli Ussiti lo avrebbero tenuto in adorazione al di sopra di Zizka. Io scrivo di lui non già perchè lo reputi di quegli uomini che son chiamati a rendere servigi alla patria, ma perché nel parlamento è stato uno dei deputati più irruenti e perché il suo nome è corso su tutti i giornali. In questo libro non hanno posto coloro che da se stessi si sono condannati alla inattività politica ed han creduto bastevole l'assunto arduo di opporsi a tutti i sistemi di governo e di demolire incessantemente uomini e cose. Non di lui mi sarei occupato s'egli non avesse presunto di dover comparire sulla scena politica e se avesse avuto la chiaroveggenza di restare alla sua cattedra, o alla clinica dell'ospedale. Ma l'ambizione lo ha morso nel cuore. Né in questo libro possono trovare posto tutte quelle mediocrità o nullità politiche le quali, perchè hanno ottenuto il suffragio, più o meno allargato, propizievole han creduto di sorpassare di qualche cubito il servum pecus. Io scrivo come la mente e il cuore mi inspirano. Allorché in me il sincero amor di patria spira noto e a quel modo ch'ei detta dentro vo significando.
Teodoro Rovito, Dizionario bio-bibliografico dei letterati e giornalisti contemporanei, Napoli 1922. Colajanni Napoleone, sociologo, giornalista, uomo politico eminente, nato a Castrogiovanni nel 1847, militante nel partito repubblicano, del quale è uno dei più stimati e autorevoli campioni. Giornalista di prodigiosa attività, ha collaborato a gran numero di quotidiani e di riviste ed attualmente è uno dei più assidui collaboratori del Roma e del Messaggero. Direttore, da lunghi anni, della Rivista popolare, redatta quasi tutta da lui, fu per dieci legislature deputato al Parlamento. Prof. ordinario di statistica presso l'Università di Napoli, ha fatto notevoli, importantissime pubblicazioni sociologiche, che ebbero molte edizioni e traduzioni in lingue straniere.
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