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Rosa canina deriva dal greco kynorrhodon = Rovo dei cani perché i Greci, che così la chiamavano, ne impiegavano la radice per curare la rabbia.
Vegeta dal Lauretum al Fagetum o, in altri termini, dal mare sino alla montagna. E' quindi ubiquitaria preferendo le macchie, le siepi, i boschi radi, le radure. Insomma, la si trova ovunque ci sia spazio, anche nei campi abbandonati, lungo le macerie.
La Rosa canina in Italia è diffusa ovunque e lo stesso avviene sul Gargano.
Arbusto alto 2-3 m, appartenente alle Dicotiledoni. Fusto legnoso, prima diritto, poi arcuato e infine, nella parte apicale, diretto verso il basso. Ha spine robuste e curvate in basso, di colore rosso che col tempo diventa marrone e quindi grigio chiaro. Dai rami principali partono brevi rametti. Frequente la presenza di galle.
Corteccia
Nei rami giovani è verde con striature longitudinali, sottili, numerose e di colore nocciola chiaro. In quelli vecchi è grigia o con sfondo marrone ricoperto da macchie, lenticelle o estesi cordoni grigi. Nei rami di 1 anno si può rilevare bene qual è la successione dei colori: la parte esposta al sole è già diventata grigia, quella opposta è ancora verde, mentre quella intermedia è marrone chiaro. Vi sono però rami di qualche anno completamente marrone chiari.
Gemme
Rosse, tozze e appuntite.
Caduche, alterne, imparipennate a 5-7 foglioline ovali o ellittiche, di 1-2 x 1-4 cm. Le foglioline hanno margine dentato, colore verde sulle due pagine, sono inserite sull'asse della foglia senza peduncolo. La foglia ha invece un peduncolo di 3-5 cm. con stipole che lo ricoprono in gran parte.
Pianta con fiori ermafroditi da soli o in gruppi di 2-3 in infiorescenze all'apice dei rametti. Peduncolo fiorale di 2-3 cm, privo di peli e ghiandole. Diametro corolla: 3-4 cm. 5 petali di 2-2,5 cm, bianchi o rosa, con apice cordato e a base cuneata. Sepali 5, laciniati, ripieganti verso il basso, caduchi. Stami numerosi e sovrastanti altrettanto numerosi ovari (però in numero inferiore agli stami) con stili liberi, ricoperti di lanugine e in gruppo.
Si presenta in modo variabile poiché, in base a quanto riporta il Pignatti, non è una specie ma un insieme di forme che si ibridano facilmente fra loro e che conservano, nella discendenza, una buona continuità di caratteri. C'è chi ha enumerato oltre 100 forme.
Erboristeria e farmacia
L'uso più proprio sarebbe quello di stimolare la diuresi. Va bene anche contro lo stress in quanto i frutti sono molto ricchi di vitamina C. Un omogeneizzato di frutti freschi da applicare direttamente come maschera di bellezza per pulire e tonificare la pelle del viso, è molto efficace. Secondo qualcuno le galle avrebbero azione sedativa e addirittura narcotica.
Molto spesso viene utilizzata come pianta ornamentale e per siepi.
Risanamento terreni degradati. Favorisce la ricostituzione del manto vegetale arboreo dove manca. Infatti, grazie alle sue doti di pianta pioniera, è tra le prime ad occupare le radure e a migliorare il terreno per l'accoglimento di specie più esigenti che da sole non ce la farebbero ad insediarsi sui terreni degradati. Nonostante queste prerogative è però scarsamente utilizzata nei rimboschimenti.
Altri usi
I frutti sono eduli e si mangiano dopo averli puliti dai semi e dai numerosi filamenti che ricoprono i semi. Qualcuno ne fa un'ottima marmellata, apprezzata soprattutto in Germania e in Svizzera. Dagli stessi si ricava un decotto da utilizzare come bevanda dissetante (50 gr/l di acqua).
Sui frutti, in seguito alla puntura di un insetto, il Rhodites rosae (Ordine Coleotteri, Famiglia Cynipidae), si formano delle galle che, di apparenza simile a un muschio, prendono il nome di bedeguar. Il nome di bedeguar deriva dal persiano, ma a noi è giunto attraverso la traduzione dei medici arabi.