di Vittorio Imbriani
La rivoluzione nella tecnica tipografica prodotta dalla litografia - nell'Ottocento - ha consentito un'esplosione della produzione di queste stampe, grazie a un'esecuzione complessivamente più veloce e meno costosa. Tali nuove opportunità hanno anche portato a delle elaborazioni più complicate e a un livello più alto di artificiosità; si potrebbe parlare, anche, di una perdita di artigianalità dal momento che, oltretutto, il colore non è più dato a mano.
I santini, per la loro funzione e la loro forma, dal confronto con le statue di cui abbiamo parlato poc’anzi, risultano una riduzione bidimensionale di esse, maneggevole e portatile; sono dei piccoli amuleti specializzati, una piccola riserva di preghiere efficaci, stampate, di solito, sul retro, spesso anche con l'indicazione delle modalità della recitazione per l'ottenimento di grazie e indulgenze.
Da allora l'attenzione alle immagini, intese come straordinario strumento di informazione su di un'epoca e sul suo contenuto artistico, ma anche sulla dimensione dell'immaginario e del costume e, in genere, della vita sociale, è diventata sempre più viva da parte delle discipline storiche. Le immagini sacre venivano distribuite soprattutto in occasioni devozionali particolari, costituivano la testimonianza della partecipazione a un pellegrinaggio o della visita a un santuario, conservavano in sé una continuazione del culto e una funzione memoriale dell'atto devozionale.
Si tratta di abitudini ancora oggi molto diffuse, le immagini vengono distribuite, per esempio, in occasione delle questue durante le feste e nelle processioni, in cambio dell'offerta; sono presenti sui vari souvenirs, dalle scarpe alle gondole ai portachiavi alle bolle di vetro; vengono dispensate in maniera capillare dai religiosi per un'ampia propaganda delle figure di santi e di beati, spesso oscuri, degni di venerazione.
Va inoltre sottolineata pure l'esistenza di una miriade di devozioni particolari e locali e delle stampe corrispondenti; esse valgono anche a difesa dalle pericolose perturbazioni naturali, come la grandine, la siccità, i terremoti, e per di più ad esse veniva richiesta la salvaguardia dal fascìno, dal potere distruttivo dell'invidia, per cui, oltre a ritrovarle nelle case, appese alle pareti o poggiate sui comò o nascoste sotto i materassi e i cuscini, le ritroviamo, accanto ad altri simboli apotropaici di tutt'altra derivazione, anche fissate alle porte delle stalle, agli ingressi degli apiari, sulle pareti dei luoghi di riparo degli animali e dei magazzini di deposito, e quasi sempre senza una previa selezione, secondo un criterio grossolanamente quantitativo.
Questa fiducia nella virtù dei santini cresceva con il loro assemblaggio, e quindi la cura della loro conservazione aveva il senso fondamentale della collezione delle rispettive abilità utili per le varie necessità dei devoti, e anche di un accumulo complessivo della potenza.(Nota)