Monasterium sine armario, quasi castrum sine armamentario

La cosa è vera, ma dovrebbe essere completata da un interrogativo: perché i benedettini hanno istituito gli scriptoria e perché gli amanuensi? E perché i protagonisti sono proprio i benedettini? Purtroppo i libri di storia si limitano a sottolineare che se non ci fossero stati i monaci medievali non si sarebbe salvato nulla dell’immenso patrimonio della cultura classica. Insomma, i Benedettini si erano limitati a copiare Cicerone, Virgilio etc. solo per fuggire l’ozio e, forse, per avere il plauso delle future generazioni. In effetti i benedettini la sapevano molto
più lunga di quanto i loro interessati estimatori siano in grado di concedere.
La risposta è in un motto medievale nato nei meandri di chissà quale biblioteca monastica Claustrum sine armario, quasi castrum sine armamentario, un monastero senza biblioteca è come un castello senza cannoni. L’icasticità dell’espressione, insieme alla forza dell’impianto concettuale fanno sospettare che i luoghi comuni allignassero anche nei nobili tempi medievali. Forse i colleghi dell’ignoto monaco inventore della frase pensavano alla biblioteca come al luogo dell’incanto e della contemplazione; o la consideravano un antro abitato da fantasmi, in cui l’animo, già protagonista e vittima di punti interrogativi che penetrano ed erodono, rischiasse ulteriormente di perdersi, irretito da messaggi contraddittori e da allusioni non sempre chiare; o forse l’intendevano solo come il luogo della conservazione delle memorie, frutto e segno di un passato di cui nessuno ha nostalgia, ma che è sempre divertente scoprire, secondo la bellissima considerazione di S. Agostino: perché il passato è sempre più bello del presente? Risposta: perché è passato!
Claustrum sine armario, quasi castrum sine armamentario ci rivela un uomo diverso, che ha un’idea più terrestre, strumentale e operativa della biblioteca, altrimenti non l’avrebbe paragonata a un’armeria e i libri a cannoni pronti a sparare.
La proiezione del monastero verso l’esterno è evidente, come è chiaro lo spingersi del concetto stesso di biblioteca verso un mondo variegato, sempre diverso, in continuo movimento, proteso verso un tempo di cui non si conosce la fine.