Rettifiche, aggiustamenti e aggiunte.
Sono andato a fare visita a mia sorella Angioletta, e gli ho chiesto di "zio Francesco" ed altro. Errore. Quello che fieramente sfoggiava il suo cappello piumato da bersagliere il 4 novembre di tanti anni fa, era zio Antonio, fratello del mio amato bisnonno Teodoro Tardio (andavo all’asilo quando morì …). Me lo ricordo che faceva la sua sfilata privata in via Sacro Cuore, due traverse più su, verso s. Matteo, di via Libertà, dove sono nato.
In via Sacro Cuore abitavano mio zio Nicola Scola ("il canterino" marito di Grazia Tricarico, sorella della mia amata madre, fratello di Giuseppe Scola (il suonatore di violino, e marito di "zia" Sabella) a sinistra venendo da "sotta la chiazzetta" [Il dialetto di San Marco in Lamis secondo Michele Melillo e, a destra salendo, la “sordellina”, tumulata all’esterno della Chiesa delle Grazie al fianco del marito. Si diceva (ed io ci credevo) che la “sordellina” “tenesse” lo “scazzamuredde”. Comunque i fichi e le ciliege che vendeva nel mese di giugno “allu pizze ‘la chiazza” erano ottimi. La piccola ascia affilata, appartenuta a mia nonna Luigina Tardio, a sua volta appartenuta a suo padre Teodoro Tardio, è in possesso di mia sorella grande.
La pistola, residuo-ricordo della I guerra mondiale, è stata venduta da mia nonna ai ferri vecchi. Non c'è stato mai un fucile. Ricordavo male. Sono passati tanti anni ....
Nel mio randagiare sul web, sono capitato sul grande storico (lo dico io) Piero Bevilacqua, fondatore, tra l’altro, della rivista Meridiana. Nel pezzo che vi propongo [Storia della politica] per la lettura, l’autore fa una vera e propria lezione su Come si dovrebbe trattare la STORIA. Alcune citazioni.
[…] E’ un percorso obbligato, per ridare respiro e profondità prospettica non solo ai grandi e abbaglianti eventi della nostra età, ma anche ai sotterranei processi di trasformazione che li hanno preparati e seguiti. […]
[…] Tra un gruppo assai ristretto di storici e di giornalisti per un verso, e la Tv e la grande stampa, per un altro, si è venuta creando negli ultimi anni una speciale solidarietà che ha finito per dar luogo a una particolare e dominante forma di autorappresentazione e autopromozione pubblica della vecchia storia politica. Si pensi a quale ruolo hanno avuto in anni recenti i mass media, in primissimo luogo la Tv, nel dare rilievo ricorrente, nel fondare e radicare presso il grande pubblico un'immagine di storia contemporanea tutta giocata sui grandi eventi politico-militari, sulla vita e sulle mosse dei capi di governo e di partito. Un osservatore straniero poco informato sulla vicenda nazionale, che avesse negli ultimi quindici anni osservato i programmi di storia contemporanea della televisione italiana, non potrebbe sottrarsi alla convinzione che, in Italia, tale storia non cominci prima del 1922, con l'avvento del fascismo al potere, per terminare epicamente nel secondo dopoguerra: con le immagini concitate di qualche comizio di Togliatti e di De Gasperi. Tutt'al più si va un po' più indietro, e si fa rientrare in tale angusta cronologia anche le folle tumultuanti di qualche giornata memorabile dell'Ottobre sovietico. […]
[…] La storia contemporanea che storici di professione e giornalisti raccontano così, attraverso i media, è in realtà, il più delle volte, una forma camuffata di dialogo, di ricerca di audience, di servizio reso, indirettamente, ai vari settori del ceto politico nazionale. [...]
[…] “Fra la storia scientificamente condotta e i vari manipolatori dell'opinione pubblica non devono più verificarsi possibilità di confusione. Bisogna, davvero, che il re appaia come effettivamente è, cioè nudo, agli occhi di tutti”. […]
Fine delle citazioni. E … leggete!
Stavo leggendo, di Salvatore Lupo, L’unificazione italiana, Donzelli 2011 (sono arrivato alla metà del libro, a 3-L’unificazione). Facendo una delle mie numerose ricerche sul web, sono capitato su L’emigrazione, un libro-guida per gli emigrati scritto dal Sac. Prof. Pietro Pisani, che ha come sottotitolo Avvertimenti e consigli agli emigranti. L’ho leggiucchiato e sono sobbalzato sulla sedia: era fatto bene! Era ragionevole! Anche io sono stato emigrato; anche il mio papà ed il mio nonno materno, seppellito a Sydney, dove era arrivato, lui “massaro” che aveva perso tutto, reduce vivo dalla I guerra mondiale. Ho cercato notizie sull’autore d. Pisani, invano, fin quando non sono capitato sul libro Carteggio Bonomelli Pisani (1900-1914), a cura di Gianfausto Rotoli, senza data, contenente una biografia di Pisani (1871-1960), che ho riportato in nota sull’ampio estratto del libro del 1907, reso pubblico da me con tantissime note, che renderò pubblico. Ne è uscito un vero e proprio dossier.
Massimo Tardio il 18 novembre, sul mio diario di FB scriveva:
"Mons Pietro Pisani era tra i maggiori esponenti delle Congregazioni dei missionari e delle suore di San Carlo Borromeo volute da mons Giovanni Battista Scalabrini per l'aiuto ai migranti. Mons Pisani ha scritti molti libri e opuscoli sul tema dell'emigrazione (qualcuno ne lo in copia nella mia Biblioteca D'Angelo House). Anche Gianfausto Rosoli, grandissimo studioso dell'emigrazione, era uno scalabriniano. Matteo Sanfilippo, prof presso l'Università della Tuscia Viterbo, ha scritto moltissimo sulle emigrazione e diversi studi, anche in volume, sono riservati alla Chiesa Cattolica e la sua azione postorale e sociale nell'ambito della migrazione umana; in varie occasioni ha citato mons Pisani, direttore dei missoniari".
Grazie Massimo!
Ho già resa pubblica la relazione del 2007 di Matteo Sanfilippo, un’autorità al riguardo (L'emigrazione secondo M. S.). Una mancanza in questa relazione: non è mai fatto il nome di don Pisani e del suo libro-guida L’Emigrazione. Mah!