Vai in Risorgimento, sotto-sezione di Download.
Ci sono molti nuovi file da scaricare.
N.B. Non tutti i nuovi file caricati vengono segnalati per il "Download"!!!. Cercate!!! Scarica!
Toggle Bar

Una Nazione proletaria

 
  • 1938 -  H. Fraenkel - Cavour creatore dello Stato

    1938 - H. Fraenkel - Cavour creatore dello Stato

    Lunedì, 14 Marzo 2022 - 136.84 Kb - pdf - 929a0ca1fa5afb422c35db93021b551d - H. Fraenkel, Storia di una nazione proletaria, G. C. Sansoni editore, Firenze 1938-XVII - Cavour creatore dello Stato.Come Stato, l’Italia è la continuatrice di diritto del Regno di Sardegna. Lo Stato nazionale non ereditò dal piccolo regno soltanto la costituzione, la dinastia e la burocrazia, ma anche molti aspetti del carattere piemontese, acquisiti in grazia della sua posizione di Stato cuscinetto tra due grandi potenze. Alfredo Oriani, che il fascismo riconosce come proprio precursore, parla della “tradizionale ambiguità piemontese”. Senza tale ambiguità, il piccolo Stato non avrebbe potuto reggersi in piedi nella lotta tra Absburgo e Borbone. L’ambiguità e la scaltrezza costituisce ragion di Stato, e si trasmette al Regno d’Italia, al quale, finché non s’è fatto forte, assicura l’esistenza.E’ certo che il Piemonte non sarebbe mai riuscito a conquistare a sé la nazione italiana, se esso non fosse stato altro che un piccolo Stato regionale. Né il fatto che esso, unico tra i piccoli Stati italiani, fosse retto da una dinastia nazionale, sarebbe stato sufficiente a ciò. Per porsi alla testa della nazione e per diventare la cellula originaria dello Stato nazionale, l’orgoglio tradizionale della dinastia doveva trasformarsi in nazionalismo rivoluzionario: tale è l’opera di Cavour. [...]

  • 1938 - H. Fraenkel - 1861-1876

    1938 - H. Fraenkel - 1861-1876

    Lunedì, 14 Marzo 2022 - 436.81 Kb - pdf - 3f3e2e8ef5b0f09d2599d42a621f28b2 - H. Fraenkel, Storia di una nazione proletaria, G. C. Sansoni editore, Firenze 1938-XVIII - Ardimento borghese (1861-1876).[...] Luigi Luzzatti: “Minghetti era un uomo del Rinascimento, pieno di coltura letteraria e artistica con sintesi umanitarie mirabili, con vedute sostanziali sul riordinamento interno del nostro paese e sulla politica estera. Per l’eloquenza e la genialità s’avvicinava a Gladstone, del quale era amico, e godeva la stima dei maggiori statisti europei. Sella era un matematico, un geologo, che esplorava gli angoli d’ un cristallo con quella stessa coltura colla quale sapeva frugare ogni angolo di bilancio italiano; disadorno nello scrivere e nel parlare, ma efficacissimo e munito di energie primitive, talora quasi selvagge”. [...]

  • 1938 - H. Fraenkel - Crispi

    1938 - H. Fraenkel - Crispi

    Lunedì, 14 Marzo 2022 - 349.03 Kb - pdf - 67e5c2ad62fc9210d912c81b07900413 - H. Fraenkel, Storia di una nazione proletaria, G. C. Sansoni editore, Firenze 1938-XVIIV- Crisi e lotte contro le crisi (1887-1900)La figura di Crispi è stata oggetto di odio e di ammirazione che non si sono spenti fino ad oggi. Il fascismo onora in lui il primo imperialista, i democratici gli rimproverano il suo regime “dittatoriale”, che secondo loro avrebbe provocato i disordini sociali che gli successero. Ma neppure essi possono fare a meno di riconoscere il suo appassionato patriottismo. Gli anni che egli passò al timone dello Stato (dall’estate del 1887 ai primi del 1891, quindi dal dicembre del 1893 alla primavera del 1895) erano anni davvero difficili. Alle crisi commerciali, che s’abbattevano l’una dopo l’altra sull’economia mondiale, e dalle quali l’Italia, per la sua posizione finanziaria indebolita, risentiva il peggior danno, s’aggiungevano i disordini politici e sociali dai quali l’Europa era scossa. In Francia il generale Boulanger organizzava lo “chauvinismo”, mentre in Germania il socialismo alzava la testa, e Bismarck voleva abbatterlo con la violenza. Intanto l’Imperatore Guglielmo II denunziava il trattato di riassicurazione, e la Russia s’alleava con la repubblica francese. Mentre l’ondata di fango dello scandalo del Canale di Panama invadeva il mondo, anche l’Italia ebbe il suo “Panamino”, rappresentato dal fallimento della Banca Romana. La guerra doganale, conseguenza del disaccordo politico tra Francia e Italia, peggiorò la situazione economica, e la sciagura d'Adua diede il colpo mortale al primo imperialismo italiano. Secondo le parole pronunziate in Senato dal senatore Boccardo, “un malanno generale intaccava la vita sociale”.Crispi non era certo il solo, nell’Europa di quel tempo, che governasse con sistemi autoritari. In che cosa consisteva, alla fin dei conti, la sua “dittatura”? Dopo la politica incerta di Depretis, intesa soltanto a tenere in piedi la macchina del governo, tutti desideravano un regime che fosse cosciente di se stesso. Da ogni parte si chiedeva l'avvento d’un uomo forte, che col coraggio delle proprie responsabilità aiutasse il Paese a uscire dal trasformismo. Il carattere energico di Crispi s’era già fatto valere mentre egli aveva tenuto il portafoglio degli Interni, nel Gabinetto Depretis: il suo orgoglio coloniale e la sua aspirazione a una forte politica estera trovarono ampia eco nella Camera e nell’opinione pubblica. Così, per il fatto che egli poneva di nuovo davanti alla nazione mete chiare e determinate, ne riscosse per brevi anni la fiducia illimitata. [...]

  • 1938 H. Fraenkel - Giolitti

    1938 H. Fraenkel - Giolitti

    Lunedì, 14 Marzo 2022 - 355.52 Kb - pdf - 00bb6fdd0389ce94f3dce04dfe3b5070 - H. Fraenkel, Storia di una nazione proletaria, G. C. Sansoni editore, Firenze 1938-XVIV - Il liberalismo “pratico” di Giolitti.La fine del secolo aveva lasciata l’Italia in preda ai disordini sociali e alla crisi costituzionale. Achille Plebano, che scriveva in quel tempo la sua monumentale storia delle finanze del Regno d'Italia, temeva vivamente che la pietra di Sisifo non tornasse a rotolare in fondo alla valle, e che il bilancio dello Stato non dovesse cadere di nuovo nel disordine verificatosi dopo il 1876. Ma, giunto alla fine della sua opera, anche quel critico severo, aperto l'animo alla speranza, credeva possibile un sano sviluppo finanziario, “ove non faccia difetto la saggezza dei governanti e non siano trascurati gli insegnamenti che la recente storia addita”. Dieci anni dopo, gli scritti pubblicati per festeggiare i primi cinquanta anni del Regno d’Italia esaudirono le sue speranze. Per la prima volta, e senza che la politica finanziaria dello Stato fosse di disturbo, il Paese aveva avuta la sua parte nei benefici apportati dall’èra capitalistica. L’ascesa economica costituiva il segno caratteristico dei nuovi tempi.

  • 1938 - H. Fraenkel - Guerra e dopoguerra

    1938 - H. Fraenkel - Guerra e dopoguerra

    Lunedì, 14 Marzo 2022 - 314.67 Kb - pdf - 10924ecc5d24757ae96c89b75ea6bd87 - H. Fraenkel, Storia di una nazione proletaria, G. C. Sansoni editore, Firenze 1938-XVITutti gli eserciti e tutti i popoli che hanno combattuto nella guerra mondiale, hanno adempiuto a compiti giganteschi e sofferto quel che pareva insoffribile. Né l’Italia è stata seconda a nessun’altra nazione, per coraggio e per spirito di sacrificio. Dopo la dura disfatta di Caporetto, il popolo italiano si rialzò in tutta la sua grandezza; dopo la vittoriosa battaglia di Vittorio Veneto, le bandiere italiane tornarono in patria insanguinate e gloriose.Eppure, l’Italia non trovò soddisfazione nella vittoria; la nazione intera si lasciò invadere da un sentimento di depressione, mentre le lotte sociali, inaspritesi fino ad assumere carattere rivoluzionario, preparavano il terreno alla nuova èra, alla quale il Fascismo ha dato il nome. Per quali ragioni tale evoluzione doveva essere compiuta proprio dall’Italia, che aveva raggiunta la sua unità e costruito il suo Stato sotto la bandiera della libertà democratica? Pare che la risposta atta a persuadere ognuno non sia stata ancora trovata: ma la questione è posta, e noi cercheremo d’avvicinare il lettore alla verità. Se ci accingiamo a studiare ora gli influssi che la guerra mondiale esercitò sulla struttura economica e sociale del popolo e sulla concezione che la nazione si faceva dello Stato, non è nostro intendimento accusare o scusare, bensì comprendere. Oggigiorno, forse un forestiero è meglio in grado di quanto non sia un Italiano, di far capire a chi non è italiano le ragioni per le quali in Italia il sistema parlamentare non era più sufficiente e perché la democrazia aveva perduto il proprio significato per il popolo. [...]

  • 1938 - H. Faeenkel - Il fascismo

    1938 - H. Faeenkel - Il fascismo

    Lunedì, 14 Marzo 2022 - 119.18 Kb - pdf - 6f9a75cef577c49ce0f5df48ffc25ddc - H. Fraenkel, Storia di una nazione proletaria, G. C. Sansoni editore, Firenze 1938-XVIVII. - Era fascista.Nella sua oscillazione, il pendolo della storia s’è spostato dall’individualismo al collettivismo, dalla libertà alla disciplina. In Italia, la tensione dei rapporti tra l’individuo e la collettività era già sensibile fin dai tempi di Cavour. In nessun altro Paese i lavori pubblici avevano rappresentata una parte tanto importante nella vita nazionale. Destinati a costituire il punto di partenza per l’economia in generale, essi agirono nello stesso tempo come un freno sullo sviluppo dell’economia privata. Nel 1865, il deputato Torrigiani aveva definiti i lavori pubblici “la base d’ogni miglioramento futuro” e aveva aggiunto che da essi “deve uscire - e dalla libertà s’intende - il rinnovamento civile dell’Italia”. Sella ne era felice: “L’Italia una ha fatto molto, ha fatto moltissimo; possiamo realmente dire: eppur si muove”. Minghetti riconosceva tuttavia: “Ci siamo lanciati troppo rapidamente nei lavori pubblici in proporzione delle nostre forze”. Quell’economia di Stato non costituiva soltanto il compimento della libertà; ma rappresentava anche, di fronte alla libertà stessa, un contrasto che divenne sempre più forte col passare degli anni. Secondo le parole pronunciate da Nitti il 26 novembre 1918, la guerra mondiale aveva persuasi tutti che “l’interesse individuale, quando è necessario, è sacrificato all’interesse collettivo”. Mentre lo Stato italiano sottoponeva al massimo sforzo le proprie energie, la nazione minacciava di precipitare nell’anarchia. Il Fascismo s’impossessò allora del potere, per ristabilire l'autorità dello Stato. [...]
Powered by Simple