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Nuova Antologia, Seconda serie, Volume X, 1878 [...] con tanto diletto gli scritti del gentilissimo fra i poeti marsigliesi, Giuseppe Autran, relativi al nostro lago di Como e ad un bel viaggio fatto nell'anno 1840 dal nostro poeta, toccando Genova la superba, Livorno la prosaica, Pisa la solitaria, l'Elba, la prigione di Napoleone, Civitavecchia, la galera del brigante Gasparone, Roma, la città eterna e santa, Napoli la rumorosa e pittoresca. I livornesi non accetteranno di certo oggi il giudizio spietato che, mal prevenuto contro di essi, pronuncia sopra la loro città il poeta Autran; i cittadini di Civitavecchia possono poi sentirsi offesi nel leggere che la sola great attraction nella loro città sia stato il letterato brigante o, per dir meglio, il letterato brigante Gasparone. Sicuro, il ritratto e la biografia che l'Autran ci offre di quest'uomo sono interessanti. Ma saremmo in errore ove credessimo che tutta la gloria di Civitavecchia fosse nel suo bagno, e precisamente nel più scellerato fra gli inquilini del bagno. L'Autran, rappresentandoci il famoso Gasparone, ha scritto alcune pagine vivaci e vere; ma , in un tempo, nel quale in Italia la figura del brigante, se non è scomparsa, ha cessato a malgrado dei romanzi del Garibaldi, di venire ammirata, si cercano senza dubbio nelle reminiscenze di un viaggio in Italia altre note più simpatiche. Sicuro è assai curiosa la biografia del brigante Gasparone, ma, come se un francese dichiarasse di voler venire a visitare l'Italia per constatarvi la presenza e realtà dei briganti offenderebbe giustamente il nostro amor proprio nazionale, così ci offende un poco, a malgrado di ogni suo benevolo intendimento, il signor Autran, il quale vede in Livorno una città vile e bassa, giudicandola dai primi facchini che gli si affacciarono sul porto, e si ferma a Civitavecchia col solo scopo di conoscervi l'ex-brigante galeotto Gasparone, e desta la suscettività degli italiani men permalosi, e, sebbene si tratti di un morto desiderato e compianto, anche la nostra. [...]