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Antonio Coppi, Annali d'Italia dal 1750, Tomo V, Lucca 1845
12. Le provincie però prossime a Roma furono per molti anni tormentate dagli assassini (detti volgarmente briganti), male comune colle vicine napolitane degli Abruzzi, della Terra di Lavoro e della Puglia. Nelle sollevazioni di molte popolazioni contro i Francesi, allorquando essi occupavano queste regioni, non pochi erano corsi alle armi più per amore della rapina che della patria. Alcuni si assuefecero in tal guisa al lodroneccio e vi persistettero anche dopo terminati i popolari tumulti. Formati così diversi nocchj di ladri, che scorrevano armati per le campagne, recavansi ad unirvisi molti di coloro che avevano la stessa perversa inclinazione, o che per commessi delitti divenivano fuggiaschi.
Si resero pur troppo celebri nelle provincie romane De Cesaris e Gasparrone, e nelle napolitane Furia ed i Vandarellì.
Le montagne nella state, le deserte campagne marittime nell’inverno, ed i vasti boschi somministravano a loro molti rifugi, nei quali potevano facilmente deludere la vigilanza e la forza dei Governi. Uniti in bande costringevano i contadini ed i pastori a somministrargli il vitto. Violavano le femmine che potevano raggiungere. Assaltavano i doviziosi, e non contenti di rapirgli quanto portavano, li conducevano sulle montagne e gli imponevano enormi taglie pel riscatto. Se non ricevevano il chiesto denaro li trucidavano fra i più orribili tormenti. Presero fra gli altri (nel mille ottocento e ventuno) e taglieggiarono i Camaldolesi dell’Eremo che è presso il Tuscolo ed un collegio di fanciulli esistente alle porte di Terracina. Rovinarono molte famiglie e recarono danni gravissimi all’interno commercio, all’agricoltura e sopra tutto alla pastorizia. I Governi adoprarono mezzi straordinarj per distruggere tali ribaldi, talvolta proposero premj a chiunque li uccidesse. Altre volte disperando di raggiungerli colla forza, li richiamarono alla società col concedergli perdono e pensioni. Nella provincia romana di Campagna rimase celebre una strepitosa legazione eseguita nel mille ottocento e venti quattro del Cardinale Pallotta, il quale arbitrariamente sconvolse ogni cosa senza rimediare alcun male. Finalmente dopo esserne stati uccisi o giustiziati molte centinaja, in quest'anno si ridussero ad una banda di venti individui. Questi nel mese di settembre trovandosi presso Sonnino nella provincia di Campagna, furono circondati dalle forze pontificie e napoletane. Daltronde erano oramai ristucchi di vivere più ad uso di fiere che di uomini. In tali angustie invocarono la mediazione di alcuni ecclesiastici, e coll'opera loro quindici si arresero a discrezione del Governo pontificio, e furono mandati a terminare i loro giorni nella Fortezza di Civita Vecchia. Cinque si resero alle forze napolitane.