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Luigi Dubino, Storia di un biennio ..., Roma 1872.
[...] 1 . Ora facciamo un poco di storia. Accommodata la parte internazionale e diplomatica il governo italiano non si preoccupò gran fatto della parte tecnica, diciamo così a modo di espressione, della questione romana; dimostrando inabilità ed imperizia nello sviluppo di questo avvenimento. L'unica cosa in che ben si comportò fu nel togliere qualunque velleità di resistenza al governo pontifìcio, inviando un esercito imponente verso Roma. Questo fine fu conseguito, ma sarebbe stata abile politica il far sorgere qualche incidente che risparmiasse o almeno attenuasse in apparenza la parte troppo violenta di entrare in città per la breccia senza alcuna dichiarazione di guerra; anzi dicendosi che si veniva per assicurare la Santa Sede contro i tentativi della rivoluzione, mentre dai preti si era reiteratamente risposto esser eglino sufficienti a reprimere colle loro truppe simili tentativi, Presentemente i romani sono accusati per non aver fatto alcun moto interno per favorire l’ingresso delle truppe italiane e risparmiare la violenza della breccia; ma chi parla in questo modo mostra di non conoscere le condizioni in cui si trovava Roma a quell’epoca.
La gente di azione era stata dal governo papale o allontanata coll’esilio, o posta in prigione, o aveva volontariamente emigrato: e non restava che una gioventù di caffè, il cui liberalismo era così innocuo da non destare alcun serio timore al governo. Qualche piccolo nucleo di giovani più ardenti era così disingannato che non credé all'entrata delle truppe se non quando, per così dire, udì il rombo delle cannonate.
L'essersi vedute ritirare precipitosamente nel 1867 le truppe regolari italiane dalle posizioni occupate nelle provincie romane, dopo aver compromesso il fiore della cittadinanza delle provincie stesse, aveva disilluso tutti. Il partito clericale si era in seguito a ciò rafforzato. Il governo faceva colare annualmente in Roma i tesori dei cattolici, suscitando nel tempo stesso con pompose feste religiose moto, divagamento ed un certo ben essere materiale prodotto da tutto quell insieme del giro di denaro, della mitezza delle imposizioni e dell’andirivieni continuo del partito cattolico. I romani, occorre rammentarlo, ritengono assai degli antichi loro padri: ed i preti non facevano davvero mancar loro il panem et circenses, mentre persuadevano gli avversi al governo colla logica della Polizia che convince sempre e non persuade mai.
Il governo italiano dunque doveva conoscere lo condizioni interne di Roma in seguito a dati esatti che si sarebbe dovuto procurare. Se non le conobbe non saprei in qual maniera qualificare una simile negligenza, commessa quasi nello stesso tempo in cui i Prussiani nell’invadere un paese a loro straniero ed ostile conoscevano per filo e per segno qualunque angolo più remoto venisse da essi occupato, la natura dei suoi abitanti, le loro istituzioni e costumi ed il numero dei cittadini di ciascun comune. So tanto era stato capace a procurarsi il governo prussiano per conoscere perfettamente un paese nemico, quanto non doveva riuscire più agevole a quello d’Italia di assumere cognizioni esatte sullo stato di una città che doveva divenire Capitale del regno e nella quale contava un gran numero di aderenti e fautori? [...]