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Copertina della "Storia dei ladri" del 1869
Copertina della "Storia dei ladri" del 1869
Questa è una "Storia" sconosciuta. Uscita la prima volta con successo nel 1869, fu ripresa dall'autore, arricchendola, nel 1872. Era scritta da un "Anonimo", ma la critica la attribuì a Felice Borri, libraio-editore a me completamente sconosciuto. Io ho le mie perplessità, ma questo non ha importanza. Ho fatto precedere questa "Staria" da due commenti che ho trovato nella rete. Vi presento integralmente uno scritto del nostro "Anonimo", tratto da Anonimo, I Malaparte ed i Bonaparte nel primo centenario di un Bonaparte-Malaparte, Torino 1869:
"AL SIGNOR FELICE BORRI
Signor Felice pregiatissimo,
Un momento fa, stringendomi la mano, voi mi consigliavate a scrivere alcune linee sul Centenario di Napoleone I che sarà celebrato il 15 di agosto di quest'anno 1869, ed io vi ho promesso di soddisfare i vostri desideri. Appena seduto al mio tavolino, pensando a quella promessa, mi venne tosto in mente l'idea che si potrebbe svolgere nell'opuscolo da voi desiderato, ed io, per non dimenticarla, me l'ho notata con queste parole semplicissime: I Malaparte e i Buonaparte nel primo centenario di un Bonaparte Malaparte. Il quale titolo sebbene abbia l'aria di un indovinello, non è altro che il riassunto d'un fatto storico, imperocché voi sapete, signor Felice, che io non amo le ciance insulse, e credo che si possa dare un po' di spasso al lettore anche instruendolo con fatti veri e positivi corredati degli opportuni documenti e citazioni. Il quale metodo, quantunque costi fatica a chi lo adopera, procaccia almeno al suo scritto questo merito innegabile di contenere una parte certa, buona, utile a tutti, al dotto ed all'ignorante, e consiste nei dati storici che l'opuscolo contiene, e nei materiali apprestati per opere di maggior lena.
Copertina della "Storia dei ladri" del 1872
Copertina della "Storia dei ladri" del 1872
Io dunque, signor Felice, metto mano a spiegarvi il concetto di questo scrittarello, tutto rinchiuso nel titolo. Vi proverò che la famiglia dei Bonaparte da cui discese Napoleone I dapprincipio si chiamava la famiglia dei malaparte; e questa famiglia per le sue opere buone (se deve credersi a ciò che ne scrisse prima un Veneziano, e poi il Moniteur officiale nel 1858) meritò di cambiare il nome di malaparte in quello di buonaparte, che poi fu infranciosato e divenne Bonaparte. Ma il capo della dinastia dei Bonaparte, della cui nascita il 15 del prossimo agosto si celebrerà il centenario, tenne un metodo contrario a quello della sua casa, che mentre questa da malaparte divenne buonaparte, Napoleone I apparve dapprima in Francia e nel mondo come bonaparte, e poi finì come malaparte. Ed eccovi, signor Felice, spiegato il titolo del libretto che imprendo a scrivere.
Ora mi resta di esporvene anche l'indice, e così voi mi saprete dire se vi garba il disegno. Premesso un rapido cenno sui cognomi in Italia, esporrò alcune memorie dei Malaparte, discorrendo poi come e quando i Malaparte diventassero Bonaparte. In seguito ragioneremo della patria di Napoleone I, della sua origine, del suo nome, dell'anno della sua nascita, dei fatti principali della sua vita.
E questa esposizione abbraccerà naturalmente due periodi. In uno diremo come il capo della Dinastia Napoleonica si rendesse benemerito della religione, e della società e quindi fosse degno d'esser chiamato Bonaparte; nell'altro come desse nel pessimo, e per la sua guerra al cattolicismo ed alle popolazioni si chiarisse un vero Malaparte. Da ultimo poi, rivolgendo uno sguardo libero ed imparziale su Napoleone III che celebra il centenario di suo zio Napoleone I, ricercheremo se egli sia Bonaparte o Malaparte e che cosa abbia fatto finora per guadagnarsi il primo od il secondo nome della sua famiglia.
Che ne dite, signor Felice, di questo mio concetto? Non volendo gittarmi a ricopiare gli immensi libri ed opuscoli scritti e stampati sui Napoleonidi, desiderando dall'altro canto di raccogliere qualche fatto acconcio ai tempi nostri ed utili a ricordarsi, non ho saputo pensare nulla di meglio. E se abbia colto nel segno dovete prima giudicarlo voi che stampate a spese vostre, e poi ve lo diranno gli avventori che verranno a comperare il libretto di cui volete farvi editore. Quanto a me vi auguro di cuore una buona riuscita, e vi saluto".