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AVVERTENZA
Nel 1869 ho pubblicato un saggio della Storia dei ladri nel Regno d'Italia, e l'edizione di parecchie migliaia d'esemplari fu tosto smaltita. Nel 1872 rifaccio quello stesso lavoro, correggendo, rimpastando, aggiungendo, continuando la storia, sicché arrivi da Torino a Roma. Non dico tutto, che a dirlo non basterebbe una biblioteca, ma dico assai per far conoscere i nostri ladri, e come nacquero, crebbero, progredirono. Prefazioni non intendo farne, perché sono fatti, cifre, documenti che voglio raccogliere, e non perdermi in parole. Tuttavia tradurrò qui in lingua italiana quanto si legge in Cornelio a Lapide, Commentario sul capo XI del Levitico:

Democra[t]e, avendo visto un ladro trascinato da undici uomini, disse: Va, o sciagurato! E perché rubasti così poco? Se avesti commesso grandi latrocini!, invece di essere trascinato in prigione, ci strascineresti gli altri.
Un giorno Socrate rideva. E gli domandarono:
Perché ridi? - E Socrate rispose: Vedo grandi ladroni che traggono alla forca un ladroncello, in quella che son proprio dessi che meritano la forca. I minimi sacrilegi si puniscono, ma i grandi si portano in trionfo”. Cornelio a Lapide cita Valerio Massimo, lib. 7.

Questo detto è anche passato in proverbio nella lingua italiana, e lo riferisce il Serdonati:
S'impiccano i ladroncelli e non i ladroni; oppure: S'impiccano i ladrucci e i ladroni si onorano.
Questa storia dei ladri, che incomincia da Torino, va fino a Roma. Io l'intraprendo nel dicembre del 1871, quando il Diritto, giornale di Roma, mi dice che quella cittàè in pieno brigantaggio”. E la Gazzetta di Roma mi racconta che in una settimana furono derubati perfino SEI DEPUTATI.
L'
International Journal de Rome, nel suo n. 330 del 7 dicembre, non si meraviglia che si rubi a Roma, bensì si meraviglia che si rubi così poco.
Ce qui nous surprend, ce n'est pas qu'on vole à Rome, c'est qu'on y vole aussi peu.
La meraviglia del Journal de Rome mi pare giustissima.
E finalmente la
Nuova Roma del 3 gennaio 1872 mi racconta chenella sala d'ingresso del teatro Apollo, pochi momenti prima dell'arrivo del Re [per la serata di gala del Capo d'anno] venne arrestato un ladro che cercava nelle tasche di coloro che facevano ala al passaggio di Sua Maestà”.
Intendo partire questa storia dei ladri in tre libri. Nel primo libro discorrerò dei ladri in Piemonte, quando si faceva l'Italia, e incominciando dal 1848 condurrò il racconto fino al 1861, nel quale anno l'Italia era fatta e si proclamava Roma sua capitale.
Il secondo libro tratterà dei ladri nell'Italia fatta, fino al 20 settembre 1870, in cui, passando per la breccia di porta Pia, fu preso il possesso di Roma e poi del palazzo apostolico del Quirinale.
Finalmente il terzo libro racconterà la storia dei ladri in Italia e principalmente in Roma, dal momento in cui il Santo Padre Pio IX venne chiuso nel Vaticano, fino al 1872.
Sono dunque ventiquattro anni di latrocini che esamineremo, latrocini nel periodo di preparazione (1848-1861), latrocini nel periodo di compimento (1861-1870), latrocini nel periodo di possesso (1870-1872).
Prima di cominciare questa storia, reputo necessaria una dichiarazione, ed è che io non mi occupo delle cose politiche, che non intendo fare nessuna allusione agli uomini che hanno governato o che governano, e quando parlo di ladri, parlo proprio, nel più stretto senso della parola, di ladroni, di furfanti, di rubatori, di traffurelli, di predatori, di masnadieri. E protesto solennissimamente contro chiunque sotto il nome di ladri volesse comprendere gli uomini onestissimi e quelle paste di Agnus Dei che rigenerarono l'Italia, salvandola dalle antiche ingiustizie e dalle prepotenze tiranniche.