Le Latifoglie allòctone della Difesa sono: l'Ailanto, la Robinia, l'Olmo campestre, il Noce e il Pioppo canadese.
Il Tiglio invece è da ritenere una specie autòctona e pertanto, anche se viene trattato qui, andava inserito nel libretto di due anni fa.
Il Tiglio nella Difesa è presente a destra e a sinistra della strada che porta al Convento di S. Matteo; è presente anche lungo la stradella che dal Convento porta alla Pinciara ed è altresì presente, come pianta ornamentale, di fronte alle baracche di Ambrosio e di De Giovanni. E' inoltre presente nella zona dell'Agrifoglio all'altezza del Km 1 della strada vicinale che da S. Marco porta a Cagnano. E' stata segnalata la sua presenza anche nella zona del Faggio.
In Italia, allo stato spontaneo, ci sono due specie di Tiglio: il Tiglio comune e il Tiglio selvatico detto anche Tiglio riccio (Tilia cordata Mill.). C'è anche il Tilia vulgaris che è un ibrido tra le due specie.
Infine, sempre in Italia, ci sono numerose specie provenienti da altri continenti e introdotte in Europa a scopo ornamentale. Tra queste il Tiglio nero (Tilia americana) che ha le foglie molto grandi.
Il Tiglio comune e quello selvatico si distinguono per una caratteristica delle foglie. Il primo ha nella pagina inferiore, all'ascella delle nervature, dei ciuffi di peli bianchi; il secondo ha peli rossiccio-brunastri.
I Tigli, presenti in Italia in tutte le Regioni con preferenza nel Centro-Nord, vegetano tra il Castanetum e il Fagetum, isolati o in piccoli gruppi. Non formano mai dei popolamenti puri come avviene in qualche altra parte d'Europa. Dove sono presenti si associano alle specie dell'orizzonte nel quale vivono, in particolare alle Latifoglie.
Preferiscono terreni profondi, freschi e calcarei.
Poiché questa specie non forma popolamenti puri, la sua importanza selvicolturale è modesta. Dove sono presenti, i Tigli sono governati a fustaia, ma anche a ceduo perché hanno una buona capacità di emettere polloni. In ogni caso, almeno in Italia, la coltura del Tiglio è poco remunerativa da un punto di vista economico perché, nelle zone dove vegeta, deve patire la competizione del Faggio che è più produttivo e pertanto gli lascia poco spazio. Come suoi dirsi, è fregato dalla concorrenza.
Se la cava molto meglio come pianta ornamentale in giardini e parchi e nelle alberature stradali perché resiste molto bene agli inquinanti atmosferici e alle potature.
Il legno è tenero, leggero e di facile lavorazione. Va bene negli intarsi e per le sculture in quanto non è attaccato dai tarli. Prendete questa faccenda dei tarli così com'é: tale è riportata in letteratura e tale ve la giriamo. Dal suo legno si ricavano zoccoli, cornici, giocattoli. Che ci risulti, non abbiamo mai sentito parlare di armadi o di comò o di credenze di Tiglio.
Un uso particolare che si faceva dei polloni di questa pianta a S. Marco era la produzione di manici per le falci. All'avvicinarsi dell'estate, tempo della mietitura, un tempo fatta a mano, i fabbri ferrai del paese andavano nella Difesa a tagliare polloni di Tiglio in grandi quantità.
I fiori, molto odorosi, trovano un grande utilizzo in erboristeria: per i fragili di nervi in infusi sedativi; per i sofferenti alle vie respiratorie in infusi antinfiammatori; per chi ha una concezione autenticamente epicurea della vita in bagni rilassanti e profumati.
