Il Noce è originario dell'Asia centrale ed è stato introdotto in Europa da molto tempo naturalizzandosi in diverse zone. E' specie che vegeta nell'orizzonte fitoclimatico del Castanetum con frequenti escursioni verso il Lauretum. Non ama spingersi più in alto perché non sopporta i freddi intensi che influiscono negativamente sulla produzione dei frutti.
In fatto di terreni è esigente in quanto li vuole profondi, fertili e senza ristagni idrici. Importante la disponibilità di acqua la cui carenza influisce sulla produzione dei frutti.
Cresce allo stato sporadico formando dei piccoli popolamenti dove il terreno, fertile e profondo, lo consente. E' esigente in fatto di luce e pertanto non lo si trova tra le piante della fustaia che inevitabilmente lo ombreggerebbero.
Non ha una grande importanza selvicolturale; è più importante come pianta agraria per la produzione di noci. A scopi forestali, per la produzione di legname, va meglio il Noce nero (Juglans nigra) di origine americana che ha meno esigenze in fatto di luce. Dove però le condizioni del terreno sono tra le migliori (vallette fresche e riparate dai venti), spesso si riscontrano boschetti di Noce, mai troppo fitti.
Va bene nelle alberature stradali.
Del Noce si utilizzano: a) le noci, oltre che come frutti, anche per la produzione di un liquore, il nocino (dai frutti immaturi); b) il legname per la costruzione di mobili di lusso perché duro, pesante, facilmente lavorabile. Il legname è utilizzato massiccio, sotto forma di compensati, di tranciati e impiallicciature, oltre che per i mobili, per lavori di intarsio, ebanisteria, di rivestimento, per liste di pavimenti, eccetera; e) la legna, ottima come combustibile; d) la corteccia e il mallo per la produzione di tannini.
Nella Difesa è presente a formare un boschetto sotto il Convento di S. Matteo dove gli alberi sono stati piantati troppo fitti. A sfoltirli ci ha pensato l'abbondante nevicata del gennaio 95 (un metro di neve).
Il Noce, assieme al Castagno, a buon diritto fa parte dell'immaginario collettivo del Sammarchese. E va bene, ci è scappato. Si voleva soltanto dire che quando un Sammarchese pensa ad un terreno di montagna non può fare a meno di pensare al Noce.
A questa pianta si allacciano tradizioni, canzoni, favole e leggende di ogni genere molte delle quali legate al periodo del brigantaggio. La cosa non deve stupire perché la cultura contadina sammarchese si è sviluppata soprattutto nella zona montana. Infatti, prima della bonifica agraria del 1923, una buona parte del Tavoliere delle Puglie era zona dove la malaria era molto diffusa e induceva, a chi gli era possibile, a tenersi a debita distanza.
Inoltre, sino a non molto tempo fa, poiché ancora non prodotte o ancora non diffuse, mancavano le macchine per la lavorazione della terra, mancavano i concimi, gli antiparassitari, le sementi selezionate, eccetera. Pertanto, le terre di valore erano quelle della montagna e non quelle della pianura non solo perché in montagna l'aria era più salubre ma pioveva anche di più.
Il Noce, che non ama le pianure assolate e con scarse precipitazioni, per la varietà dei prodotti e la loro elevata qualità, era sicuramente l'albero più prezioso che potesse esserci dalle nostre parti, un po' come l'Olmo campestre per gli Emiliani. I Sammarchesi, riconoscenti hanno messo quella pianta bene in rilievo nella loro cultura contadina.




