Leopoldo Fregoli
Leopoldo Fregoli
GRANDI FANS PER fREGOLI (1867-1936)
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Barcellona - Imprevedibile musa, Leopoldo Fregoli abita la memoria e i racconti di Joan Brossa e di Antoni Tàpies. A lui i due maestri dell' avanguardia catalana hanno dedicato un libro che è in sé un' opera d' arte: un "oggetto poetico", nel linguaggio di Brossa. Pensando a lui hanno immaginato spettacoli ed esposizioni, su di lui hanno scritto poemetti e poesie facendone un interlocutore ideale: Fregoli, o l' uomo senza confini, simbolo dell'arte senza aggettivi. Ma perché Fregoli? Cosa accomuna Joan Brossa, uno dei fondatori del gruppo Dau al set (la settima faccia del dado...), da 50 anni silenzioso animatore dell'avanguardia catalana, il suo più celebre compagno-allievo Antoni Tàpies, sulle cui sculture-calzino il mondo dell'arte dibatte, e il pirotecnico, disordinato e in patria poco celebrato Fregoli? Joan Brossa ascolta la domanda seduto in poltrona in una casa amica, protetto dalla città che cambia. Dice:

“Fregoli è tutti gli uomini e nessuno, è tutte le arti insieme. Della vita ci ha detto l' ironia e il mistero. Ci ha insegnato a dubitare di tutto e a credere in tutto. Più cerco, dentro la sua storia, è più trovo mille storie, una storia sola e insieme anche la mia".

Ha 73 anni, mani ruvide come i suoi vestiti, grandi occhiali spessi, una voceche arriva dal fondo. Sulle ginocchia tiene quel suo vecchio libro, suo e di Antoni Tàpies: la firma "Fregoli" è riprodotta sulla grande copertina di velluto rosso. Lo sfoglia piano.

“Non è proprio un libro, è un oggetto, vede. E' un poema. Ne abbiamo fatti pochissimi, mille mi pare, proprio perché era un discorso tra noi. Tra me, Antoni, Leopoldo Fregoli e i nostri amici”.

Ci sono poesie, calligrammi, giochi. Foto d'epoca, disegni, metamorfosi. Tàpies ha dipinto delle tavole, Brossa ci ha messo dentro qualche pezzo della sua straordinaria collezione di oggetti di Fregoli. Una collezione unica: è stata esposta, qualche volta, ne esiste un piccolo catalogo quasi clandestino. Dunque, qual è il legame? Quale il filo che unisce il trasformista che nel 1900 a Parigi incantava l' Olimpia e l'uomo dei poemi- oggetto, amatissimo da Mirò, riconosciuto capofila dell'arte catalana del dopoguerra? Lo spiega Antoni Tàpies, in uno scritto:

"Brossa è l' esempio vivente dell' inesistenza dei limiti, dell'arte senza frontiere e della distruzione dei generi artistici. Sa molto bene che né il teatro è solamente quello che è scritto in un libro né l' arte della prestidigitazione un puro esercizio di manipolazione delle carte. Così come un repertorio di nasi e di baffi non basta per diventare Fregoli. Ma il suo paradosso va ancora più in là, perché non c'è nessuno meglio di Brossa per trarre materia poetica da una carrucola o dallo stipite di una porta. Brossa della magia e dello striptease, dei mille e uno libri di poesia, della corsa in bicicletta senza mani e senza denti. Noi pittori da giovani lo abbiamo ammirato e, forse, a volte, devastato".

Joan Brossa si dondola sulla poltrona e sorride. Che noia parlare di sé, che cosa vana. Preferirebbe, visto che è in compagnia di italiani, parlare ancora di Fregoli.

Leopoldo Fregoli
Leopoldo Fregoli
"In Italia non lo avete capito, o non vi interessa, chissà. E' considerato un cabarettista, più un fenomeno da circo che un poeta. La vostra tv ne ha fatto uno sceneggiato in cui appare come un buffone. Fregoli non era così. Era un uomo straordinario. Voi non vi potete ricordare, nessuno si ricorda, ma mia madre mi racconta che quando Fregoli venne a Barcellona, ai primi del secolo, fu accolto come un re. Era sicuramente l' italiano più famoso dell'epoca; come Caruso, forse, ma in un certo ambiente di più. Ho conosciuto una sua vecchia aiutante, che mi ha raccontato i suoi segreti. Passava dietro un sipario, in un attimo, e compariva un'altra persona. Avete visto cosa ha fatto scrivere sulla sua lapide? Più o meno: 'Qui sotto c'è Leopoldo Fregoli, nella sua ultima e più riuscita trasformazione'. Geniale.
Conoscete il Fregoligrafo? Le pellicole che proiettava velocissime all'indietro alla fine dei suoi spettacoli.
Fu amico dei Lumiere, il primo a capire davvero come si usa il cinema. Le cose che faceva allora sono l'avanguardia cinematografica di oggi. E il suo teatro, è l'anticamera del teatro surrealista".

Anche a proposito di lei, Brossa, i critici parlano di surrealismo. Dicono "post-surrealista", o "post-dada". "Ma che vuole, mi hanno visto passare da una strada e mi associano al nome di quella via, ma io ci sono solo passato camminando. Si cambia, si è tutto in una volta e molte cose nel corso della vita". Come Fregoli.

"Sì, però poi voi in Italia avete avuto il fregolismo, il trasformismo politico. Allora la parola ha assunto un tono sgradevole. E' stato dopo, la storia. Leopoldo Fregoli non era uno che metteva la maschera per ingannare il pubblico. Non imitava, si rivelava da angoli diversi. Come Petrolini, direi. Solo che in Petrolini c' ra più satira, più cattiveria verso il potere: erano altri tempi, un'altra Italia. Ma il tono di fondo è lo stesso, tra Fregoli e Petrolini: come un disincanto, un'ironia inossidabile, appena appena triste... Fellini lo ha visto bene, lui che ha amato tanto gli anni del varietà, quello spirito, come fosse una categoria universale, una condizione esistenziale. Forse Fellini potrebbe raccontare la vita di Leopoldo. La magia, l'incanto, il mistero, l'inganno che sa solo rivelare. La poesia degli oggetti".

La poesia degli oggetti, un manifesto per l'avanguardia catalana. "Le parole sono cose", si intitolava la prima grande esposizione che nell'86 la Fundacion Mirò di Barcellona dedicò a Brossa, che allora aveva già 67 anni. Nel catalogo della mostra scriveva Maria Lluisa Borràs, profonda conoscitrice di quegli artisti e di quegli anni: "I materiali con cui Brossa ha costituito la sua opera escono dalla vita quotidiana del suo popolo, dall'attraversare a piedi la sua città da un capo all'altro. La sua attenzione è attratta da tutto ciò che sembra essere quello che in realtà non è, quel che si nasconde dietro l' apparenza, la finzione". Il circo, il mimo e i pagliacci, ogni tipo di trasformismo, incluso lo striptease. I giochi di magia.

"Ho conosciuto quel Brachetti, il giovane italiano. E' venuto da noi, a vedere la collezione. Ne è rimasto impressionato. Poi l'ho convinto a fare un piccolo spettacolo per noi. E' bravissimo. Si cambia di frac in un attimo, non capisco come fa, non vedo il trucco. Lo ha ripetuto molte volte, ma non lo scopro".

E non glielo ha mai chiesto?

"Ma no, sarebbe così indiscreto... Non si può chiedere a un artista il segreto della sua arte. Non si va nei camerini, non si chiede mai 'come si fa?'. Lei lo avrebbe chiesto a Picasso? No, l' arte è quel che si vede. La differenza, con Fregoli, è che di lui si vedeva tutto, ma restava intatto il mistero...".

Concita De Gregorio - 20 agosto 1992