Napoli

1968 - Edmondo M. Capecelatro - Gli eredi del laurismo

1968 - Edmondo  M. Capecelatro - Gli eredi del laurismo

Ennio Capecelatro, L’Astrolabio, n. 17 del 28 aprile 1968
C'è una sola città in Italia nella quale è perfettamente inutile parlare del problema del Mezzogiorno: Napoli , antica capitale del più cospicuo regno preunitario, e unico centro meridionale che avrebbe se non altro i titoli anagrafici per aspirare a un posto di tutto rispetto tra le metropoli europee. Se ne può parlare con convinzione e serietà a Roma o a Milano, a Torino o a Cuneo, a Bologna e magari a Belluno, ma a Napoli è meglio non discuterne, tanto non ci sarebbe nessuno disposto ad ascoltare: tranne, s'intende, il tetragono Compagna - anello superstite di una catena crocio-omodeiana che comprendeva i compianti Giordano e De Caprariis, nonché l'impulsivo ma pregiudizialmente polemico Macera - e quei giovani universitari che scrivono su Nord e Sud.
Il meridionalismo a Napoli non ha mai avuto successo, e per la verità sarebbe stato strano se si fosse verificato il contrario. Espressione di circoli intellettuali chiusi, distante le mille miglia dalla coscienza popolare, esso si è sviluppato a fisarmonica, dilatandosi e contraendosi a seconda della vitalità e della consistenza quantitativa di quei circoli. In ogni caso non ha mai superato la barriera di una cintura aristocratica culturale sovrapposta alla città come un prezioso cimelio di antiche civiltà sul banco di un pizzicarolo. Col logorarsi di quella cintura - e al logorio ha contribuito in misura determinante, non meno del fascismo, il circolo crociano, ove tutto si dissolveva in una dialettica evaporizzante - del meridionalismo corposo, aggressivo, ancorché minoritario, non restano che poche briciole. [...]

Data creazione Sabato, 30 Ottobre 2021
Categoria Napoli
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