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1975 - Le Scienze - Popolazione e territorio in Italia

1975 - Le Scienze - Popolazione e territorio in Italia

Le Scienze, n. 75 Anno VIII del Marzo 1975
Nell'arco di tempo che dall'unificazione della maggior parte del territorio nazionale giunge sino ai nostri giorni, la popolazione italiana ha registrato importanti variazioni di quantità, di configurazione sociale, di dislocazione nel territorio: fra il 1861 e il 1971 essa è più che raddoppiata, passando da circa 26 milioni di unità agli attuali 54 milioni; nel settore dell'occupazione si è passati, dall'inizio alla fine del lungo periodo considerato, dal 69% degli attivi impiegati in agricoltura al 16%, mentre gli addetti alle industrie dal 18% divenivano il 42%: d'altra parte l'intera categoria degli attivi è diminuita in rapporto alla relativa popolazione totale ed è passata dal 59% al 39%; il verificarsi delle migrazioni interne, l'emigrazione transoceanica ed europea, l'emergere del fenomeno urbano che privilegia, nelle sue manifestazioni più rilevanti, soprattutto alcune zone del paese ma tutto lo coinvolge - nel 1861 la popolazione urbana costituiva il 20% del totale, nel 1961 il 48% - hanno indotto profondi mutamenti nel volto del paese, effetto delle sue trasformazioni economiche e degli indirizzi politici che ne sono scaturiti. Nel corso di questo articolo, necessariamente conciso, non tenteremo di imbastire una sintesi assai ardua, quanto piuttosto di proporre alla riflessione alcuni momenti e problemi a nostro avviso significativi della dinamica della distribuzione della popolazione nel territorio. Dobbiamo comunque proporre preliminarmente una osservazione di carattere generale: è mancata nel nostro paese una politica della popolazione che ne indirizzasse, ne contenesse o ne programmasse l'apparentemente spontanea evoluzione propriamente demografica o della localizzazione. Non dimentichiamo, naturalmente, che del problema vi fu - almeno in alcuni gruppi più sociali - consapevolezza, che esso venne dibattuto già in ambito illuministico, fu ripreso a partire dagli anni post-unitari nei circoli e nei partiti politici quanto nel parlamento, come è dimostrato dalla frequente letteratura (si pensi, per esempio a tutta quella meridionalistica); fu considerato anche da disegni di legge o da iniziative legislative, da quelle miranti a limitare l'espatrio dei lavoratori del 1876 e del 1888, a quelle intraprese dal regime fascista, o infine dalle attività conoscitive condotte da diverse commissioni parlamentari di inchiesta, i cui lavori hanno investito, più o meno direttamente, il problema del rapporto fra popolazione e territorio, pur non essendone mai l'oggetto specifico: dall'inchiesta agraria presieduta dallo Jacini, i cui volumi furono pubblicati a partire dal 1882, dall'inchiesta sui contadini (1909- 1911) a quella sulla miseria (1953), sulla disoccupazione (1953), sulle condizioni dei lavoratori (1961), a quella sulla mafia di questi ultimi anni, le cui ricerche hanno dovuto investire anche zone e fenomeni dell'Italia settentrionale. In realtà, al di là delle interpretazioni e delle aspirazioni, l'atteggiamento che il potere politico mantenne pressoché costante è paragonabile a una sorta di non-intervento, che di fatto rimetteva le sorti dei “diseredati”, della massa dei contadini, degli artigiani, dei piccoli commercianti, alle esigenze mutevoli e, di tempo in tempo, mutate, della grande proprietà agraria e dei grandi imprenditori industriali. Non diversi furono gli esiti della politica di incremento demografico e della lotta contro l'urbanesimo, intraprese per tempo da Mussolini e dai suoi (1925, 1927, ecc.). Malgrado le tragicomiche escogitazioni del dittatore, dall'anno 1922 in poi il quoziente di natalità decresce secondo una tendenza alla diminuzione che caratterizza l'intero periodo da noi considerato: da 38 nati vivi per mille abitanti del 1862 si passa a 18 nel 1960. Per quanto riguarda comunque il periodo fascista, sono stati osservati lievi rialzi della natalità solo nel 1930 e negli anni 1938-1940 rialzi episodici che non consentono di valutare se non negativamente la politica del regime anche rispetto alle sue proprie finalità: riassumibili nella frase di Mussolini “se si diminuisce, Signori, non si fa l'Impero, si diventa una colonia” (grassetto mio). ...

Data creazione Giovedì, 10 Novembre 2022
Categoria Nord-Sud
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