Il teatro italiano, Anno 1913, Vallardi Milano 1914
Virginia Reiter. (1862-1937)

L'attrice Virginia Reiter
L'attrice Virginia Reiter
Non nata sulla scena, vi salì quasi d'un tratto evitando, per istinto, ogni preparazione accademica.
Perché tale non può chiamarsi il breve tempo trascorso a Modena nella società Cuore ed arte dove pure ella rivelò all'ombra di quei due nomi fatidici, le sue assolute qualità per il teatro.
Cuore ed arte Virginia Reiter profonde tra i suoi compagni di lavoro e dinanzi al pubblico raccogliendo in gran copia le simpatie e provocando gli entusiasmi che tanto rafforzano il trono, spesso insidiato, delle attrici.
Nata a Modena da Carlo Reiterer, che aveva abbreviato di una sillaba il suo nome (il nonno, un tedesco, era stato un fidatissimo confidente del Duca e lo seguiva nell’esilio, quando per tutta Italia squillava la fanfara della redenzione).
Virginia Reiter, già alunna in un convento e poi allieva nella ricordata Società, faceva la sua prima apparizione sulla scena con Giovanni Emanuel nel 1882. L'anno dopo prendeva il posto di prima attrice giovane per sostituire Bianca Ferrari, ammalata. Recitò con la Marchi, con la Glech, con la Marini.
Ebbe una consacrazione altissima a Milano nella Figlia di Jefte del Cavallotti e la vittoria (1886) le valse la promozione a prima attrice assoluta. Aureo periodo quello per la sua arte! “A un contratto monumentale, per incassi e per chiasso intornno al mio nome, preferisco ancora, preferirò sempre la quiete del mio villino a Firenze e i ricordi delle prime battaglie combattute a fianco di Giovanni Emmanuel”. Così la Reiter rispondeva ad un giornalista che la interrogava tra un atto e l'altro di Adriana Lecouvreur. Quelle battaglie si chiamavano: Santarellina, Il matrimonio di Figaro, La figlia di Jefte, Frou Frou, Demi monde, Fedora, La Signora delle camelie, Fernanda. Nient'altro...
La seconda fase della sua vita artistica incominciava nel 1894 quando, lasciato l'Emanuel, ella accettava il posto di prima attrice nella compagnia Talli Reinach. Due anni dopo formava una ditta col Pasta. Ma l'arte della Reiter toccava la sua espressione più alta nella conpagnia fatta con Claudio Leigheb: primo attore quello stesso Luigi Carini col quale, dopo alcune parentesi di silenzio, la Reiter recita tuttora. Sono di questo secondo periodo le sue creazioni più appassionate e piti drammatiche: La moglie di Claudio, Madame sans gène, Adriana Lecouvreur, La crisi, Gli amanti, Messalina, Zaza, Tragedie dell'anima.
Virginia Reiter è la passione per eccellenza.
L'attrice Virginia Reiter
L'attrice Virginia Reiter
Se mancano alla sua recitazione le signorili sfumature delle scene pensose e la compostezza delle ore sentimentali, il sentimento ha dai sensi una grande forza drammatica pur che sia nell'intreccio una donna innamorata.
Nell'opera d'arte eletta e nel drammone domenicale stilano alla stessa altezza tutte le irregolari che, a difetto di nobili natali, hanno in gran conto la nobiltà del cuore: la dama di origine plebea nella commedia a tesi di Paolo Ferrari, la mondana negli Amanti del Donnay, la popolana arricchita nel centone napoleonico del Sardou.
Anche per giudicare la sua dizione scegliete un racconto d'amore. Striscierà la voce quasi afona rievocando per gradi sempre più rapidi le peripezie dell'attesa; poi le si accenderanno in viso i bagliori e il grido della conquista; poi sarà un tristissimo tramonto nello sguardo nostalgico, nella voce velata di pianto, nella stanchezza, e nel disfacimento di tutte le membra.
Italianissiima, ebbe il coraggio di una grande rinunzia. Quando di speculazione americana si parlava pochino pochino fra i comici, le si propose di visitare le principali città degli Stati Uniti recitando in inglese Giulietta e Romeo, Ofelia nell’Amleto e La signora delle camelie.
Le si offrivano duemila lire per settimana, cifra in quei tempi addirittura eccezionale e tuttavia suscettibile di aumento secondo le promesse avute.
Rifiutò: non le bastava l'animo di staccarsi dalla sua lingua e dalla sua patria.
Rifiutò ridendo, perché una gran dote di Virginia Reiter è sempre stata la serenità. Non porta e non portò mai sulle tavole del palcoscenico l'intrigo onde si dilaniano altre artiste: vide con gioia altre stelle entrare nel firmamento dell'arte e quando ancora non brillavano sicuramente di luce propria diede loro aiuti materiali e morali. Se un'attrice, un attore, un tramagnino, un facchino di scena s'ammalano, Virginia Reiter passa al loro capezzale lunghe ore fraterne.
Non per nulla abbiamo detto che i due nomi della Società onde mosse - Cuore ed arte - erano fatidici.