Il teatro italiano, Anno 1913, Vallardi Milano 1914
Lyda Borelli.

Lyda Borelli ritratta dal Sommariva
Lyda Borelli ritratta dal Sommariva
Nell'arte drammatica Italiana, Lyda Borelli occupa senza rivali il posto della più brava tra le artiste belle, e della più bella tra le artiste brave: unisce cioè alla sua squisita personalità artistica il fascino di un fisico impeccabile. Anzi, fu questo che la fece prima rivelare e la impose all'ammirazione del pubblico: quando trionfava per la prima volta sulle scene del Lirico di Milano. La figlia di Jorio di Gabriele d'Annunzio, ciascuno notava nella particina di Splendore, una delle tre figlie di Candia, una giovinetta che veramente rispondeva al suo nome e, per quanto non si potesse giudicarne il valore per la rarità delle sue battute, ciascuno ne ricordava il perfetto viso da madonnina sotto i folti capelli biondi, ed il suo nome non si perdeva nella folla dei tanti che appaiono sui cartelloni teatrali.
La sua fortuna incominciò così: e nessuna fortuna fu più meritata. Assunta alla celebrità giovanissima, Lyda Borelli non si adagiò, come altre compagne d'arte, nell'incanto della sua bellezza, ma studiò con amore, poiché la sua era una vera passione, e sotto la successiva guida di Virgilio Talli, Ruggero Ruggeri e Flavio Andò seppe progredire fino a diventare qual'è, una delle nostre migliori, ancora giovanissima. Essa è nata infatti a Torino nel 1888, e già nel 1902 debuttava sul palcoscenico, nella compagnia di Virginia Reiter. Nel 1903 attuali artisti più valenti, e con Talli rimase anche quando, sciolto dai soci, aveva fatto compagnia da sé. Nella parte di protagonista dei Maggiolini di Brieux ebbe un successo che non lasciava dubbi sul suo avvenire. Infatti scaduto il triennio, essa entrava come prima attrice (aveva poco più di vent'anni) nella compagnia diretta da Ruggero Ruggeri.
Creò la parte di Adriana Champmorel nel Bosco sacro di de Flers e Caillavet, ed ottenne un trionfo clamoroso; si cimentò nella Salomè di Oscar Wilde, che replicò dieci sere consecutivamente al Manzoni di Milano. La gloria era raggiunta.
Nel nuovo triennio Flavio Andò la sceglieva a prima attrice della compagnia ch'egli ancora dirige, e s’ebbe a compagni Piperno e Gandusio. Le sue interpretazioni furono innumerevoli, ed in ciascuna seppe portare una nota di passionalità e nello stesso tempo di signorile eleganza. Perché oltre all'essere la più bella, Lyda Borelli è anche la più elegante tra le nostre attrici, per cui, sotto ogni aspetto, essa impera sulla scena, e forma veramente il centro d'ogni attenzione ed ammirazione. Dotata di una maschera mobilissima, col semplice gesto le è abituale di ravviarsi i capelli sulle tempie, essa passa dalla gaiezza più birichina all'espressione del più irrimediabile dolore: per cui la vediamo interprete eccellente sia della tragedia in costume come Salomè, sia del dramma moderno come La raffica, La via più lunga, La donna muta, Maternità, sia della commedia frivola, del vaudeville, come L'asino di Buridano, La presidentessa. Al teatro essa dona tutte le sue qualità, e, se la via che ha percorsa è già molta, altra ancora ne percorrerà, perché ferma è la sua fede come appassionato è il suo amore.
Ho lavorato molto - essa scrive - e lavoro molto. Spero di potere ancora lavorare molto.
Adoro il teatro e per nessuna ragione al mondo lo lascerei.
In Lyda Borelli questa affermazione è tutto un programma.