Petrolini, grande comico italiano (storiain.net) di Goffredo Adinolfi
[…] Petrolini e il futurismo

Ettore Petrolini
Ettore Petrolini
Negli anni tra il 1908-12 la fama di Petrolini cresce sull'onda della trasformazione della sensibilità spettacolare che investe il varietà italiano, il macchiettiano napoletano perde il suo appeal sul pubblico lasciando spazio al sarcasmo dell'attore romano. Le macchiette di Petrolini vengono salutate dalla critica come "buffonerie scomposte e traboccanti di comicità sfrenata e spontanea". In ogni suo numero Petrolini impone l'estro della propria personalità sorprendendo sempre l'attesa dello spettatore.
L'esasperazione della parodia e la prepotenza dello sberleffo sono i caratteri nuovi della comicità petroliniana. Le creazioni parodistiche di Petrolini finiscono per prendere di mira gli stessi personaggi del varietà. L'irrisione mette alla berlina le pose delle divette o la sentimentalità ancora tutta zuccherina dei seguaci di Maldacea.
Petrolini rappresenta l'espressione più alta di una evoluzione in atto che anticipa sulla sensibilità dei tempi nuovi. In quanto esponente di un'estetica aggressiva, di linguaggio scenico antinaturalista, e di una teatralità fine a se stessa, Petrolini deve però calamitare in maggiore misura l'interesse dei futuristi, cioè di coloro che aspirano al ruolo di attivisti d'avanguardia della nuova cultura.
Le macchiette di Petrolini sono destinate a diventare un modello esemplare per la volontà dissacratoria con cui i futuristi intendono attaccare l'ormai esangue teatro borghese. Eppure sono probabilmente i futuristi a fornire a Petrolini un'autentica consapevolezza in merito alle valenze corrosive del proprio lavoro.
La visione futurista che Petrolini aveva del proprio repertorio tende a individuare nelle sue macchiettizazioni della cultura dannunziana la stessa contestazione dell'Italia mediocre di Giolitti che animava l'avanguardia, da qui pare nasca Nerone, uno dei suoi più riusciti spettacoli. Lo spirito mordace del comico romano si accorda in questo caso, per vie mediate, con l'ardore milanese di Marinetti.
Nell'ottica del futurismo fiorentino, Pancrazi adduce una terza linea di lettura vedendo nel funambolismo puro di Petrolini l'equivalente scenico della poesia di Palazzeschi. Per Pancrazi il riso di Petrolini non è ne un riso fustigatore né un riso catartico, ma un geroglifico gratuito e fine a se stesso in cui l'intelligenza umana scadeva in una sorta di narcisismo masochistico: il riso di Petrolini manifesta solo una grave crisi morale.
Le macchiette di Petrolini, al di fuori della logica e del buon senso comune, appaiono ai futuristi una ventata d'aria pura e sana nel chiuso ambiente tradizionale e accademico del teatro italiano. Per Marinetti quella di Petrolini è una vera e propria propaganda futurista, straordinariamente efficace perché effettuata a diretto contatto con il pubblico e fatta a base di caricature atroci e pungenti dei più noti tipi della vita e dell'ambiente moderno.
Futuristi e Petrolini si incontrano in un connubio di intenti veramente stupefacente. All'attore romano ifuturisti danno l'avvallo culturale e Petrolini offre ai futuristi una concreta azione contro gli stantii valori di una stanca società borghese. La parodia di Francesco Giuseppe, Cecco Beppe, è un chiaroesempio di questa forse casuale comunità di intenti. Nello stesso periodo infatti i futuristi si scagliano contro la cultura tedesca, ne L'Almanacco della guerra, del 1915, i due imperatori tedeschi vengono soprannominati come "Guglielmo il pauroso" e "Franz l'indifferente". Di quest'ultimo, cioè Francesco Giuseppe, ridiceva: "ha ottantacinque anni e non vuole crepare… morirà a cento anni di catarro bronchiale".
Essere tra quelli che ridevano fino all'esasperazione ai numeri del comico romano era in definitiva, per i futuristi, una garanzia di modernismo avanguardista, quasi una prova di sensibilità che, al di fuori di ogni dimensione snobistica, confermava solo l'autenticità di un temperamento futurista. Nel 1934, scrivendo il suo libro di memorie Vecchia guardia, il futurista Daquanno dava appunto un'immagine ammirativa di Mussolini in quanto spettatore divertito alle recite milanesi di Petrolini poco prima della marcia su Roma. Per Daquanno la tempra futurista e rivoluzionaria del Duce poteva essere verificata proprio attraverso questa capacità di ridere davanti alla satira petroliniana.
[…] Petrolini e il fascismo
Non è mai facile parlare del rapporto tra il fascismo e il teatro perché questo, così come per altre arti, non verrà mai risolto completamente. Il fascismo vive l'ambiguità di essere un movimento rivoluzionario e conservatore al tempo stesso, riuscendo così a inglobare nel suo alveo entrambi i movimenti seducendoli solleticando il narcisismo dei Martinetti, dei D'Annunzio e di chiunque volesse, a costo della libertà, diventare il protagonista nella costruzione della nuova èra fascista.
Così Petrolini, l'attore antiborghese riesce a inserirsi in questa ambiguità e a entrare di buon diritto tra gli attori più apprezzati da parte della gerarchia fascista. Passati gli anni del fervore rivoluzionario Petrolini, per scelta o per inganno, ritiene che Mussolini incarnasse la figura dell'uomo che avrebbe potuto portare all'Italia una ventata d'aria nuova.
Da un lato Petrolini ha bisogno di "allearsi" con il fascismo e dall'altra il fascismo non poteva perdere l'occasione di avvicinarsi e accattivarsi i favori dell'enorme pubblico dell'attore romano.
Un'alleanza particolarmente difficile quella tra Petrolini e il fascismo. Mussolini nutre una particolare ammirazione nei confronti di Petrolini.
A dimostrazione di questo amore vi è addirittura un carteggio tra Mussolini e Petrolini:

"Caro Petrolini il solito contrattempo dell'ultima ora mi impedisce di essere lì fra il vostro pubblico che stasera giustamente vi acclamerà. Mi dispiace, ma non voglio perdere l'occasione di esprimervi tutta la mia simpatia e ammirazione. Voi siete un grande artista! Saluti. Auguri. Mussolini".

Petrolini risponde:

"Illustre Presidente, è stato certo un grande dolore per me non avervi tra i miei ascoltatori, ma la lettera che mi avete inviato mi compensa largamente del contrattempo".

Ettore Petrolini
Ettore Petrolini
Un sodalizio, quello tra Petrolini e il fascismo che non viene smentito neppure dalla famosa rappresentazione di Nerone nella quale alcuni critici del dopoguerra hanno voluto vedere una parodia del Mussolini imperatore. Essa è stata infatti scritta in un epoca ben precedente all'avvento al potere del fascismo: il testo della sceneggiatura reca infatti il visto per la rappresentazione datato 1917.
Dal fascismo Petrolini riceve numerosi premi e alcune umiliazioni. Per "gratitudine", nel 1924, è addirittura costretto a mettere in scena un'opera scritta da Galeazzo Ciano, genero del Duce, il cui valore artistico è veramente nullo. In compenso ne riceverà importanti onorificenze e soprattutto la possibilità di potere recitare senza doversi sottomettere alla terribile macchina censoria del regime.
L'attore diventa così protagonista della cosiddetta intellettualità fascista. Per ottenere questo risultatosa che non deve venir meno a se stesso, che non deve rinunciare alla sua vena satirica. Al più occorrerà non tanto moderare i toni, quanto giocare, con cinica indifferenza, sulle sfumature e i sottointesi. Tutto sarà egualmente chiaro ma nulla sarà, per i fascisti, davvero pericoloso.
Come un giullare di corte Petrolini si può permettere di ironizzare sul fascismo. Il caso Girolimoni, uninnocente che il regime aveva messo in carcere e di cui a nessuno era lecito occuparsi dimostra questa sua facoltà. Qualche volta Petrolini entrava in scena con due limoni in mano. Non diceva una parola. Guardava il pubblico. E intanto girava e rigirava i limoni. A un certo punto qualcuno gli gridava: "A Petroli che stai a fa?". "Nu' lo vedi? Giro limoni". Qualcuno osava ridere, ma la maggior parte del pubblico era cosciente dell'affronto al fascismo e fingeva indifferenza.
L'indulgenza fascista verso Petrolini si sposava al rigore verso altre espressioni dell'arte teatrale.
Anche qui, nessuna contraddizione. Solo a Petrolini poteva essere concesso di mantenere una vena di improvvisazione satirica. Agli altri no. Alcuni attori per coerenza non vogliono accettare la nuova situazione e non sanno trovare quei rimedi che consentono all'attore romano di cavarsi sempre d'impaccio.
Petrolini scrive dalla tournée al segretario particolare del Duce, Chiavolini:

"Le sarei grato se volesse esprimere al Duce tutta la mia grande riconoscenza, tutta la mia profonda e assoluta devozione. Sono contento di essere fascista, sono contento di essere italiano e sono contento di appartenere all'epoca di Benito Mussolini".

Questa lettera la scrive perché preoccupato della continua sorveglianza della polizia politica del fascismo anche a Parigi dove, durante una rappresentazione, nota una forbita presenza del pubblico antifascista italiano emigrato in Francia. [...]