Ne' boschi di S. Marco evvi molta caccia di volatili, e di quadrupedi; ma io dirò solo de' ghiri. Di questi quadrupedi se ne prendono assai nel concavo degli alberi, dove in tutto il verno dormono. Plinio (Nota) riferisce che le Leggi Romane vietavano che non si dovessero mangiar nelle cene i ghiri. Per verità nel vedersi tali animali, fa schivo la lor figura: ma mangiandosi, sono di un gusto delicatissimo, superiore a qualunque altro animale.
Or perché i ghiri sono letargici nell'invernal stagione? Nonlet (Nota) pensa, che l'immediata cagione di questo singolar fenomeno sia la nulla o poca traspirazione insensibile di tali animali. Dice questo insigne Fisico sperimentatore, che il ghiro, perché nello stato letargico fa pochissima dissipazione della sua sostanza, perciò può per molto tempo durarvi senza cibo. Ma qui non si cerca sapere come i ghiri durano per molto tempo nello stato letargico: si vuol sapere solo il perché tali animali intorpidiscono nel verno.
Il Signor Buffon (Nota) ascrive l'intorpidimento de' ghiri al raffreddamento del sangue. Io dimostrerò nel Tomo terzo che questa spiegazione Buffoniana non è d'accordo co' fatti. Lo Spallanzani (Nota) poi è d'avviso, che l'accennato intorpidimento derivi dall'agghiacciamento de' solidi. Nello stesso Tomo io confesso, che ho per questa opinione una forte inclinazione; ma nulla decido, perché sono un ignorante.

Leggitori, il sapere la vera ragione dell'intorpidimento dei ghiri giova egli all'uomo? No. Ma il sapere l'arte di prepararli, e condirli, onde rendergli un grato e piacevol boccone, è a noi utile? Si. Dunque disprezzate il penoso ed inutile studio delle cagioni delle cose, e studiate nel Cuoco Galante (NOTA) come i ghiri si preparano, e si condiscono, come si cuocono al forno, come si arrostono, come si friggono, come si fanno in fricassea e come alla rete.
