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La famiglia cerignolana tra '800 e '900
di Beatrice Cuccovillo
Condizioni socio-economiche

La famiglia Dal web
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Nel 1881 - in base ai dati dell'Annuario Statistico Italiano del 1887-88 - l'intero Comune di Cerignola conta 24.446 abitanti; ben 22.659 dei quali risultano agglomerati nel centro principale, nel paese. Questa tendenza all'inurbamento trova conferma nei dati del censimento del 1901, secondo cui 1'87% della popolazione vive aggregata in paese, e soltanto il 13% sparsa.
Analizzando specificamente la suddivisione in fasce sociali secondo le stime di Luigi Conte, redattore nel 1859 di alcune note su Cerignola, su circa 20.000 abitanti i contadini sono 8.751, ma indubbiamente questa cifra deve essere ampliata, se si tiene conto che tra i 6.750 cerignolani classificati come possidenti, oltre ai grandi e medi proprietari, sono compresi anche i piccoli proprietari, ovvero coltivatori diretti che, non di rado, prestano la loro opera in qualità di "braccianti avventizi" per integrare le entrate del lavoro di contadini-proprietari e che rischiano continuamente di perdere la loro già scarsa proprietà, per i debiti contratti nei periodi difficili.
Che la terra posseduta da costoro fosse scarsissima, in percentuale infinitesimale, è confermato, tra l'altro, dall'inchiesta parlamentare condotta da Presutti nel 1909: la grande e media proprietà insieme raggiungevano una percentuale del 98% su 61.004 ettari di terra coltivata.
In ogni caso, è lecito ipotizzare una prevalenza di braccianti salariati, del tutto privi di proprietà, e di affittuari. A Cerignola, il nucleo familiare si forma quando i giovani raggiungono 18- 20 anni e "abbandonano" la casa paterna per uno spazio privato. Per questo abbandono, le fonti esaminate concordano circa la tendenza negativa in atto nella famiglia cerignolana: un tempo conglobata attorno al capofamiglia, tenderebbe oramai a sfasciarsi, disgregandosi in tanti più piccoli nuclei familiari al momento delle nozze.
Questo processo è fatto risalire alla metà dell'Ottocento: precedentemente, anche nel momento in cui il capofamiglia diventava inabile al lavoro, i figli rimanevano uniti attorno a lui; ora invece, il padre, divenuto inattivo, si trasferisce a casa di un figlio o di un genero, mentre gli altri componenti della famiglia contribuiscono al suo mantenimento esclusivamente in termini economici.
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Per illustrare, sia pure sommariamente, le modalità di vita - durante il secolo scorso e i primi decenni del Novecento - di una famiglia cerignolana appartenente alle classi popolari, è d'obbligo soffermarsi da principio sulle condizioni abitative. Queste, anche nelle inchieste parlamentari tendenzialmente. volte a sottolineare soprattutto gli elementi positivi e le situazioni di netto miglioramento rispetto al passato preunitario, rappresentano forse il principale motivo di "scandalo", nel momento in cui si andavano a descrivere le condizioni di vita per la maggior parte della popolazione meridionale.
Secondo Luigi Conte, di solito "ardente d'amor patrio", il quartiere più antico di Cerignola si presenta come un labirinto di vicoli che danno accesso a "una serie di spelonche o grotte", di contro alla città nuova, dotata di strade ampie, illuminazione e pulizia.
Generalmente, la situazione delle abitazioni è ritenuta peggiore nelle cittadine rispetto alle condizioni, già deplorevoli, di quanti vivono in campagna.
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Se nell'inchiesta agraria Jacini si ha solo un accenno generico ad abitazioni anguste, senza luce né aria, umide, tanto che "le pareti scabrose ed annerite gocciolavano per l'umidità su pavimenti rotti ed infossati", come riferisce Angeloni, e se lo stesso Jacini, nella sua relazione conclusiva, ricorda tutti i braccianti costretti a vivere in "tuguri affumicati ... coi polli, coi maiali e colle capre, nel 1909 l'inchiesta Presutti appare, invece, più specifica, presentando dei riferimenti diretti anche alla situazione di Cerignola.
A proposito di questa cittadina, si deplora la cura per la "facciata", ovvero la tendenza a nascondere, con un "sipario di pietra" (così è definita la via principale e le sue abitazioni signorili), le precarie condizioni dell'abitato, a cominciare già dalle stesse vie che si diramano da quella principale e che spesso sono appena delle viuzze nemmeno lastricate.
Dall'inchiesta Presutti si rileva che ben 623 case - il 7,8% dell'intero abitato - sono costituite da . ambienti seminterrati. Le condizioni abitative dei contadini risultano paradossalmente peggiorate proprio là dove - è il caso di Cerignola - la loro situazione economica va migliorando.
La famiglia vive in pochi e stretti vani o addirittura in un solo vano nel caso di abitazioni semi sotterranee. Si dorme su un letto - nel Museo Etnografico se ne può osservare un esemplare - composto da un sacco di paglia o di stoppa ammuffita; le coperte non sono altro che sacchi, o brandelli di tela, cuciti tra loro.
Ecco a proposito la testimonianza di una anziana bracciante cerignolana, Lucia Barbarossa: "prima, figlio mio, in un letto marito moglie e tutti i figli che tenevi tra i piedi, cimici, pulci, pidocchi in una casa, non ci potevamo vivere, tre quattro famiglie che stavamo .... Dentro le case poi la paglia delle ristoppie del grano quella tenevamo per letto, la paglia della ristoppia.
Cimici, pidocchi, promiscuità: è superfluo sottolineare quanto questa situazione incidesse sulle condizioni igienico-sanitarie delle famiglie, pur tuttavia è comunque attestata una forte esigenza verso la cura e la sistemazione ordinata della propria casa, una esigenza sempre più pressante con il passare dei decenni, così che contadine intervistate ad Orsara negli anni '70 sottolineano, tra orgoglio e rassegnazione, quanta parte del loro tempo sia stata dedicata, e continui ad esserlo, al lavoro domestico.
D'altra parte, in relazione a questo tipo di strutture abitative e alla mancanza di un sistema fognario, la situazione è oggettivamente disastrosa per tutto l'Ottocento. Uno stato di cose con ripercussioni notevoli sulla salute, dalla mortalità precoce dei contadini (il can. Conte ritiene che la durata media della vita, nel 1855, sia di 34 anni per gli uomini e 35 per le donne), all'alto tasso di mortalità infantile (nel 1826, per fare un solo esempio, risulta pari al 63%), e tutto ciò anche per la mancanza di assistenza e per l' alimentazione precaria.
Anche a Cerignola l'alimentazione dei contadini si basa essenzialmente su pane, legumi e verdure. La famiglia consuma collettivamente il pasto soprattutto a sera. Non di rado c'è un unico piatto comune intorno al quale ci si raccoglie. Il vasellame consta di elementi-base, quali la "pignatta" per i legumi, e alcune pentole o padelle. La quantità e qualità del vasellame da cucina dipende evidentemente dal livello economico di ogni famiglia e dall'evoluzione delle condizioni di vita della popolazione.
Le stesse considerazioni valgono anche per gli oggetti da illuminazione, ci si trova così di fronte a materiali di vario tipo: dalle candele di sego ai lumi ad olio in terracotta, alle lampade a petrolio (meno diffuse che in Italia settentrionale).
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Il Museo raccoglie diversi esemplari di stoviglie e alcuni lumi. Prima di concludere questa rapida panoramica sulla condizione della famiglia contadina cerignolana, è opportuno soffermarsi sull'educazione e sull'istruzione istituzionale dei bambini. Dalla monografia del can. Conte si apprende della presenza di 4 scuole pubbliche comunali per le classi povere, due delle quali destinate alle bambine che, tra le varie attività scolastiche "vi trovano l'insegnamento delle prime arti donnesche". In ogni caso il numero dei bambini che le frequentano è decisamente esiguo in proporzione all'intera popolazione infantile ... Come si sa, i bambini rappresentano un valido contributo per i genitori, in termini produttivi; d'altra parte, esiste nella popolazione una certa diffidenza nei confronti dell'istituzione formativa, diffidenza che tende ad acuirsi poi nel caso delle bambine.
Ancora nel 1855, nel corso dell'inchiesta Jacini, Angeloni definisce le scuole di base "deficienti o inefficaci", mentre sottolinea il valore formativo del servizio militare, nel senso che "i lavoratori i quali sanno leggere e scrivere e far di conto sono, per la più parte, quelli che tornano dal servizio militare".
L'Amministrazione locale gli appare - ed è - incapace di obbligare o persuadere alla frequenza scolastica che, anche quando risulta attestata, è estremamente saltuaria ed incompiuta, motivo per cui pochi bambini conseguono la promozione.
La successiva inchiesta Presutti sostiene che la scuola dell'obbligo è frequentata, più o meno saltuariamente, dal 30% della popolazione infantile, il che rappresenta un notevole successo in rapporto all'8% attestato nel periodo preunitario, ma si tratta pur sempre di valori estremamente bassi sia in termini generali sia nel caso specifico di una popolazione, quale quella cerignolana, prevalentemente accentrata nel nucleo urbano. Stando così le cose, non sorprende, da un lato, che in Capitanata, alle soglie dell'Unità, la maggior parte della popolazione sia analfabeta, e, dall'altro, che l'indice di alfabetizzazione cresca con estrema lentezza nei decenni successivi.

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