Luigi Rasi, I comici italiani, Francesco Lumachi Firenze 1905
Scarpetta Edoardo.

Eduardo Scarpetta
Eduardo Scarpetta
Nato a Napoli in Via Santa Brigida il 13 marzo 1854 da Domenico Scarpetta, ufficiale di prima classe agli affari ecclesiastici al ministero, e da Giulia Rendina, è il principe degli attori napoletani viventi, sotto il nome di Don Felice Sciosciamocca di cui ha creato il tipo, erede dell'alta fama di Antonio Petito, a niuno secondo degli artisti sì dialettali, sì italiani per la fecondità dell’ingegno, per l'abbondanza e spontaneità della vis comica. Fanciullo, non ebbe alcun amore agli studj, ma n'ebbe uno grandissimo al teatro, ch'egli si fabbricava da sé, e in cui faceva agire i pupi con commedie da lui stesso improvvisate. Destinato dai parenti alla musica, un belgiorno gettò in un fosso i documenti coi quali avrebbe dovuto presentarsi al Conservatorio di San Pietro a Majella, e confessò a' parenti il suo singolare trasporto per l'arte drammatica.
Entrò il 1 869 al Teatro di San Carlino, impresario il Mormone, con diciassette lire al mese di paga; passò dal San Carlino alla Partenope, e quindi in Compagnia di Michele Bozzo, allora in giro per la Calabria, ultimo generico, disprezzato, vilipeso, deriso. Ma rieccolo a Napoli alla Partenope, ove recitò una sera, davanti all'impresario Luzi e all'attore Di Napoli del San Carlino, la vecchia farsa napoletana Feliciello Sciosciamocca, mariuolo de na pizza, ed eccolo il dì dopo scritturato al teatro famoso, in cui mostra subito le sue doti chiarissime a fianco di celebri artisti quali Petito e De Angelis.
Morto il Petito nel '76, e l'impresario Luzi nel '77, Edoardo Scarpetta, dopo alcun tempo trascorso al Teatrino delle Varietà pur di Napoli, e al Metastasio e Quirino di Roma con Raffaele Vitale, riuscì finalmente a prendere in affitto il Teatro San Carlino, ripulendolo, ammodernandolo, rinnovandolo così materialmente come intellettualmente: alle bizzarrie a trasformazioni, ai lazzi improvvisi, alle maschere, alle vecchie e grottesche tradizioni del celebre teatro napoletano, fe' seguire la commedia scritta, moderna, elegante, brillantissima, vera. Aveva già scritto a diciott'anni quattro commedie: altre ne scrisse di poi, e moltissime ne derivò e tradusse e ridusse dal moderno teatro nostro e forestiero.
Eduardo Scarpetta
Eduardo Scarpetta
Non v'era novità comica di importanza che non facesse dopo brevissimo tempo la sua apparizione, foggiata alla napoletana, nel leggendario teatrino, in cui, di conseguenza, alle sghignazzate della popolaglia era subito succeduta la risata schietta e misurata del fiore dell'aristocrazia. Sciosciamocca (letteralmente: soffia in bocca) è non solamente un tipo e un carattere, non altro, nel suo complesso, che il mammo di un secolo fa: il Filippetto del Goldoni, il Marchese Pipetto del Giraud, rinsanguati, ravvivati dalla recitazione scintillante di Edoardo Scarpetta; ma anche, un insieme di tipi variatissimi, aggirantisi attorno al tipo fondamentale. Il tipo di Miseria e nobiltà non è certo il medesimo di Tetillo; quello di mettiteve a fa l'fammore co me è ben diverso dall'altro di Duje marite imbrugliune, e così di seguito. A questa continuata modificazione del principal tipo, Sciosciamocca deve forse la continuata ammirazione del pubblico, che sin dalla prima apparita al San Carlino rinnovato, lo compensò di tante miserie, di tante lagrime versate, sì da fargli scrivere nelle sue nuove Memorie (Napoli, 1899): "Dopo tutto, l'essere riuscito a far tanto ridere.... gli altri, dava anche a me il diritto di ridere un poco".
E di qual riso! Il povero Edoà..., entrato nel campo dell'arte per un usciolino sgangherato, con un vestito che gli cascava di dosso a brindelli, colla faccia macilenta per fame; che ad ogni passo verso l'agiatezza e la gloria, uno vedea farne contro di lui dalla maldicenza e dall'invidia, trionfando finalmente di tutto e di tutti, autore ammirato, attore idolatrato, il triste suono del piccone distruttore del San Carlino coprì con quello del martello costruttore di un vasto palazzo al rione Amedeo: al battesimo di gloria del San Carlino è succeduta la conferma non mai alterata sin qui de' Fiorentini di Napoli e del Valle di Roma, ove si reca ogni anno a deliziare della sua inesauribile giocondità il gran pubblico della capitale.