[...] si parla di una 'strada petrosa que vocatur Langobardorum'.
La Bartoli sostiene che questa notizia si è appresa all’inizio dell’Ottocento quando il nobile erudito ravennate, conte Marco Fantuzzi, compila un’opera poderosa in sei tomi, i 'Monumenti Ravennati de’ secoli di mezzo per la maggior parte inediti' (Venezia, 1802), in cui raccoglie e commenta documenti antichi atti alla ricostruzione della storia della città di Ravenna e della Romagna. Nel I tomo (p. 179) riprende una carta del 973 in cui si fa menzione di una 'strata petrosa quae vocatur Langobardorum' che passava per una località a monte di Forlimpopoli. “La via Emilia, realizzata nel 187 aC., consolida il sistema di fondovalle permettendo la formazione di centri come Forlì e Forlimpopoli lungo il suo asse per poi espandersi in un uso del territorio verso monte che vede l’utilizzo del territorio non solo nei nuclei ma anche negli insediamenti sparsi. Con l’importanza crescente del porto di Classe a Ravenna si ha di riflesso una crescita del percorso di fondovalle nella valle bidentina: è fondamentale il raccordo dell’acquedotto traianeo da Ravenna a Meldola lungo il percorso della via Ravegnana e il proseguimento dell’asse viario fino al crinale che permette il collegamento verso Arezzo e Roma. Nella valle del Bidente si assiste alla divisione territoriale e giurisdizionale tra parte alta e parte bassa: la parte a monte fa riferimento al monastero di Sant’Ellero sin dal VI secolo, per poi passare al granducato di Toscana, mentre la parte a valle insiste sul sistema plebano della Diocesi di Forlimpopoli e poi soggetta allo Stato Pontificio. Nella fase tra VIII e XI secolo si ha il recupero del sistema viario di crinale lungo i cui assi sorgono torri, rocche e castelli. Nella fase tra VIII e XI secolo si ha il recupero del sistema viario di crinale lungo i cui assi sorgono torri, rocche e castelli. Lungo la valle del Bidente vengono menzionati solo castra e villae. Inizia quindi in questa fase il recupero della viabilità a lunga percorrenza come il percorso di fondovalle che corre ancora alto rispetto al fiume ma con continuità testimoniata dal toponimo via Romipeta, chiamata in precedenza 'strada petrosa que vocatur Langobardorum' e che segue per molti tratti l’attuale via Bidentina'. Forlì si metteva in contatto con Arezzo e, per esteso, la Romagna con Roma con i fasci viari della cosiddetta via Petrosa Langobardorum. Questa notizia si è appresa all’inizio dell’Ottocento quando il nobile erudito ravennate, conte Marco Fantuzzi, compila un’opera poderosa in sei tomi, i 'Monumenti Ravennati de’ secoli di mezzo per la maggior parte inediti' (Venezia, 1802), in cui raccoglie e commenta documenti antichi atti alla ricostruzione della storia della città di Ravenna e della Romagna. Nel I tomo (p. 179) riprende una carta del 973 in cui si fa menzione di una 'strata petrosa quae vocatur Langobardorum' che passava per una località a monte di Forlimpopoli. Il riferimento alla via Petrosa pare scontato e testimonierebbe l’antichità del tratto viario in uso fin dall’epoca pre-romana (come è suggerito dal tipo di tracciato) che collegherebbe Mevaniola (località a monte di Forlimpopoli) con Ravenna e la persistenza di tale uso in epoca alto-medievale come asse viario frequentato di preferenza dai pellegrini romei lombardi. Silvia Bartoli, Testimonianze archeologiche a Pievequinta.
