Settimelli, La Testa di Ferro, Milano 19 Dicembre 1920.
Petrolini è una perfezione.

Da "Abbasso Petrolini!"
Da "Abbasso Petrolini!"
Salutiamo Petrolini il più colorito fra tutti noi. Salutiamo il grande attore, lo spirito satirico, il felice temperamento esplosivo. Abbasso i moralisti che lo denigrano, i critici talpa che lo disconoscono, gli ottusi che lo applaudono ma non lo intendono!
Petrolini è l'attore d'oggi. Quello che dovrà interpretare meglio di ogni altro il teatro moderno. Vibrano, in lui, fortissime le note drammaticità e della passione. Egli è acutamente rappresentativo della nostra vita contemporanea fatta di velocità di aspirazioni violente, di desideri indomabili soffocati dalla vecchia Italia che si ostina ad esistere.
La sua arte piena di fantasia ha il ritmo indemoniato dei nostri nervi agiati, ha 1'acume infallibile del nostro cervello lucente che massacra la retorica, la solennità, il senilismo.
Egli fa il critico feroce della mentalità burocratica e vile, della vuotezza orpellata›, della gonfiezza che nasconde tutte le povertà spirituali.
Osseervatelo nel1a Ottobrata rifiutare un pranzo per accentuare e comunicare la più probabile sbafatura ai suoi amici.
Tutte le frasi fatte, tutti gli scatti di finta dignità rivelano la loro pancia piena di stoppa sotto le puntate del suo umorismo ferrato.
Anche in E' arrivato l'accordatore tutti gli armeggi convenzionali sono colpiti da una satira dura, sbeffati da una caricatura, esasperata fino all'inverosimile.
Per una compenetrazione di sensibilità io rivedo - mentre Petrolini vive le sue fantasie - gli uomini e le donne che diedero lo spunto con la loro tronfiezza e prosopopea al suo spirito di sublime poeta-attore sarcastico e aggressivo.
Li rivedo dinanzi al suo volto grifagno di falchetto i visi tondi e pasciuti dei bempensanti marci di falsa dignità o quelli subdolamente ideali delle donne chic che tentano di suggestionarlo con la loro LOQUELA artefatta. Eccoli smentiti categoricamente dal suo mento aguzzo, dai suoi occhi intelligentissimi, dal suo naso che uncina la loro ridicolaggine, eccoli annientati in una sghignazzata formidabile che ha lo scroscio di mia vetrina messa in frantumi.
Petrolini è l'antitesi della nostra allegria classica.
Non ha niente a che fare con Manzoni, con Goldoni o Giraud. Ma si avvicina all'umorismo fantastico e cerebrale di un grande dimenticato: Luigi Lucatelli.
Umorismo prezioso perché tutto moderno e ampliante i campi dalle nostre facoltà creatrici.
Umorismo balzante, strampalato, funambolico che diviene in certi momenti musica vera e propria talmente si libera da ogni rappresentazione della realtà, da ogni rotaia logica e vive da sé e per sé la sua vita nutrita di equilibri.
"Quando un clown vi fa una serie di movimenti strambi che non significano niente logicamente ma sentite che è preciso ed opportuno, voi dovete pensare alla esistenza di una logica dei gesti autonoma".
Da "Abbasso Petrolini!"
Da "Abbasso Petrolini!"
Quando Petrolini in fondo alla strofetta di Teopompo Becchi appiccica una risatina ritmica per poi finire in un fischietto, voi sentite che quelle illogiche addizioni alla strofa, non sono arbitrarie (altre vi stonerebbero) ma definitive.
Fatale grandezza di Roma!
Annoiata dalle sue glorie solenni che, ultracelebrate, non possono salvarsi dal ridicolo, e, catalogate, finiscono con l'appestare, ha avuta la veramente divina disinvoltura di creare una ricca schiera di umoristi. - Belli, Zanazzo, Pascarella, Trilussa, Lucatelli, Petrolini.
E come tra i ruderi più insigni sa adirarsi con fresche primavere di eleganze modernissime così si è impennacchiata di ilarità, improvvisandola come una delle sue fontane che non hanno un'età: certe volte sembrano appartenere a tutte le lontananze misteriose degli evi e certe altre a tutte le più fantastiche modernità.
Fontana di Piazza Colonna? Una candela finita.
Fontana di Piazza di Spagna? Una fontana in ginocchio.
Fontana di Trevi? Un fiume che esce di casa.
Ho provato una delle più terse gioie della mia vita, uno stato di felicità, vedendo Petrolini eseguire le sue macchiette.
Perché è una Perfezione.
Sembra costruito apposta per cantare, danzare e gestire in un ritmo di gaiezza trapezoidale. Ha il tempismo, la fluida precisione di chi sa camminare sopra una lama.
Musica, danza, e mimica si fondono in lui con una simpatia stupefacente.
E' il demone dell'allegria che colpisce uno dopo l'altro, divinamente, i suoi bizzarri bersagli.
Dante lo avrebbe posto a regnare nelle Malebolge a perpetua punizione dei barattieri (i moderni commendatori).
Noi lo agitiamo come un'arma d'ebbrezza contro l'Italia dei filosofi tedeschizzati.