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7 - Il riflesso delle leghe contadine nella relazione Presutti
Non molto diverso è il quadro che emerge a ridosso delle rivolte esplose nel 1904 a Cerignola e Candela, nella relazione sulla Puglia redatta da Errico Presutti, per l’inchiesta parlamentare svolta dal 1906 al 1909 Sulle condizioni dei contadini nelle provincie meridionali e della Sicilia, progettata da Sonnino, approvata da Giolitti e diretta da Eugenio Faina.
Anch’esso può fare da sfondo alla rappresentazione diacronica delle situazioni e condizioni di vita e lavoro dei contadini nelle loro fasi di evoluzione, stasi o involuzione.
Per il museo cerignolano la parte che più ci interessa è quella riguardante l'area del Tavoliere, dove l'antica forma di economia rurale, incentrata sull'attività del singolo massaro, affittuario o proprietario, si andava trasformando nella grande azienda granifera, condotta dal proprietario e aperta all’impiego delle macchine. Dal confronto fra spese ed entrate calcolate per una stessa estensione di terreno a coltura cerealicola risultava che era molto maggiore l'utile ricavabile nelle grandi aziende, giacché il sistema di rotazione veniva osservato più razionalmente a cicli triennalì e quadriennali lasciando il terreno a nocchiarica, ossia a riposo per due o tre anni. Ma ciò che contraddistingue la produzione di una grande azienda granifera, rispetto alla piccola e media, è soprattutto l’uso delle macchine, che migliora e accellera il lavoro. In particolare Presutti sottolineava la sostituzione dell’aratro a chiodo con il Flȍther e Oliver, o il Sanseverese e il Cerignolano; nonché l’impiego dello erpice a catena, delle mietitrici-legatrici e delle trebbiatrici a vapore.
Sono da segnalare alcune tavole figurate come la XI fig. 41, che illustrano l’aratro a chiodo e altri comuni strumenti di lavoro, quali il giogo (sciugu), il vomere (vommero), il palo per guidare (vergola), la nasina per fermare i buoi (Maschetta), l’erpice di legno (rattavieddu), la falce, la zappa e la zappetta (zappodda). Ma sono da tener presenti per confronto, anche le illustrazioni localizzate, come la fig 40 della medesima tavola che fotografa gli attrezzi agricoli e vinicoli usati ad Acquaviva delle Fonti: forca d’aratro, zappa, zappetta; piccone (zappone); pala di ferro, pala di legno, rastrello di legno (grastieddu), tridente di legno (fumato), tridente di ferro, bidente di legno (furcieddu); potatore (roncedda); falce, scure (accetta), roncola, forbice da pota, soffìetto, pompa irroratrice, pompetta Sibbel, palo di ferro per piantare viti, secchio, brocca (arzola).
Il Presutti indicava in tale direzione ulteriori possibilità di accrescere il reddito della produzione cerealicola, che già superava di molto quello delle imprese armentizie, sì che nel Tavoliere il passaggio dalla pastorizia alla granicoltura, iniziatosi dopo il 1860 e intensificatosi dopo il 1894 per il rialzo dei prezzi del grano e il minor costo di produzione dovuto. all'introduzione delle macchine, si profilava come un processo redditizio, irreversibile. Notizie particolareggiate su tale sorpasso si traggono dalla compiuta monografia di Antonio Lo Re (riportata integralmente da Presutti), che concerneva la tenuta Coppa d'Oro, sita a pochi chilometri da Foggia.
8. Aforismi museologici
Chiudo questo rapido excursus sull'apporto museografico ricavabile dalle grandi inchieste agrarie con una concentrata serie di concetti e suggerimenti che compendiano quanto si è detto. e vanno oltre.
Nel museo le cose vivono decontestualizzate una seconda vita, la vita della memoria postuma e collettiva.
La ricostruzione del contesto non mira alla imitazione fittizia dell'esistente e alla riproposta artificiale del reale, ma alla sua rilettura e revisione critica.
Nel Museo Etnografico Cerignolano Cerignola rappresenta il centro emblematico di un territorio, la Capitanata: in altri casi può essere il circondario, la provincia, la sub-regione, e non andrei al di là. L'ambito geografico regionale o nazionale riesce rappresentativamente dispersivo, dà un quadro asettico e astorico, ne limita il linguaggio comunicativo alla mera descrizione e giustapposizione di una incomparabile varietà di cose, di tipi e di forme della stessa cosa. Il museo etnografico localizzato e storicizzato, invece, non descrive, ma narra; il suo è un racconto. storico a tutto tondo. La rappresentazione museografica di una società e cultura contadina deve seguire una linea storica, risalendo dal presente al passato prossimo, senza soluzione di continuità: il legame con il passato remoto (preistorico, protostorico e storico-antico) non può essere che simbolico o mitico e vale come tradizione etnica non più collegabile col presente.
Il binomio di cose e parole va integrato col trinomio: cose, parole e fatti. Questi ultimi comprendono eventi generali ed esperienze quotidiane. Tecnologia ed economia da una parte, simbologia e ritualità dall'altra costituiscono fattori da esternare di processi economici, sociali e culturali che si svolgono in una determinata area differenziandosi per fasi e ottiche di osservazione.
Le fonti scritte coagulano una dinamica di eventi e idee (da richiamare e proiettare con grafici, figure e pannelli, nonché con diapositive e filmati commentati): eventi e idee che le fonti orali conservano, tramandano od obliano.
Da qui l'opportunità di utilizzare entrambe le fonti a sistema incrociato: per la storia, la durata, la tecnica e la funzione.

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