Download

 
  • 1994-G.A.Borgese-J. Tusiani

    1994-G.A.Borgese-J. Tusiani

    Domenica, 02 Settembre 2018 - 369.59 Kb - pdf - I diritti d'Autore appartengono ai legittimi proprietari. - 780cc0cf8ed282ed102a19c0e7f4780e - G. A. Borgese, Poesie inglesi, trad., introd. e note di Joseph Tusiani, notizia e appendici di Antonio Motta, acquaforte originale di Domenico Faro, Manduria-Bari-Roma, Lacaita, 1994Ester Saletta, The city of men, Roma, 2012[…] Sono riconoscente a Joseph Tusiani, rinomato traduttore di una vasta selezione di lirica italiana in lingua inglese, fra cui anche le Poesie inglesi (1944-1950) di Giuseppe Antonio Borgese, che mi ha aperto amichevolmente le porte della sua accogliente dimora dell’EastSide newyorkese per raccontarmi del suo indimenticabile incontro con Borgese quella sera dell’11 settembre 1951 al Rocco’s Restaurant del Greenwich Village a New York. Ricordi, questi, che mi hanno avvicinato alla personalità di Borgese con naturalezza e familiarità.

  • 1869-I misteri di Napoli

    1869-I misteri di Napoli

    Mercoledì, 12 Dicembre 2018 - 154.59 Kb - pdf - 893851b717307918b563bc70aec391f2 - Pubblico alcuni appunti su Francesco Mastriani: 1) Una Prefazione a I misteri di Napoli, del 1869. 2) Un Brano tratto da I drammi di Napoli del Mastriani del 1878. 3) Notizie varie su Francesco Mastriani. 4) Un estratto dalla Critica di Benedetto Croce del 1909. 5) Un brano di Jessie White Mario del 1877. 6) Un brano di Matilde Serao del 1891.Francesco Mastriani, I misteri di Napoli, Vol. I, Napoli, 1869, VII-XVI[...] Ma, che dico! I governi san pure trovare un premio per... la più sfacciata immoralità, per la mezzanità proterva e boriosa, per la raffinata ipocrisia, per la codarda ed abbietta cortigianeria.Vistosi emolumenti, alti ufizi, ciondoli e croci piovono addosso a gente immorale, ignorante, proterva, strisciante, vituperevole.Siamo ogni dì contristati dallo scoraggiante spettacolo d'impieghi ottenuti per la impudicizia di donne disonorate, per la vergognosa condiscendenza di abbietti mariti, e non poche volte pel sacrificio di caste ed innocenti donzelle. Ci nausea la vista perpetua di eleganti camoristi accolti e festeggiati nelle case patrizie e sfacciatamente sfolgoranti di un lusso, la cui origine dovrebbe fare arrossire il codice penale.Intanto, che cosa fanno i governi civili a pro dell'ingegno e della virtù? Colpiscono il ladro, se ha la malaccortezza di farsi ghermire nel momento che mette la mano nell'altrui tasca per rubare il portafogli, l'oriuolo o il moccichino; ma gli appiccano un ciondolo al petto, se ha l'abilità di deviare un milione. [...]

  • 1912-C.Dossi-L'Altrieri

    1912-C.Dossi-L'Altrieri

    Mercoledì, 01 Gennaio 2020 - 244.63 Kb - pdf - f81eded785eccd85cbfccb0573990cb5 - Carlo Dossi, L'Altrieri, nero su bianco, Treves, 1910Da Carlo Dossi, Note azzurre, Milano 1912 [...] 2333 Noi italiani, i vinti dei vinti dei vinti (perocché vinti a Custoza dagli Austriaci, che erano stati battuti a Magenta dai Francesi, alla loro volta sconfitti a Worth ecc. dai Prussiani) siamo stati finalmente vincitori. E di chi? Dei soldati del Papa.4473 Dei fiorentini che si mangiano il c iniziale diceva un milanese “quand disen cacca l'han già mezza mangiada!”4531 A Bologna, dicono si trovasse un'antica iscrizione che faceva sudare per decifrarla da una cinquantina d'anni tutta una academia di archeologia. Passò un villano e lessela correntemente. È questa la via degli asini.4785 I dromedari pajono colossali gallinacci pelati.4792 1878-81. Il sig.r Augusto Peiroleri, sedicente barone, direttore generale dei Consolati e del Commercio chiama talvolta qualche impiegato nel suo gabinetto per impartirgli istruzioni. Prende in mano qualche nota, la legge attentamente, appoggia la mano alla fronte, resta alcuni istanti meditabondo, poi, con un fare d'importanza, e lentamente: Ella conosce ciò che ha scritto la Francia sull'argomento in parola... e ciò che ha scritto la Germania... al riguardo... Faccia a tale proposito una nota in cui si dica, che... che la cosa... allo stato delle cose... non è del caso. - Vada.4797 Le donne telegrafiste fanno spropositi senza fine ne' telegrammi. Tale operajo di telai di tessitura, andato in campagna ad aggiustare una macchina telegrafava al suo principale “Filonimo spostato: strumento non entra”. E la telegrafista trasmise la frase, così: Filomena sposata: strumento non entra. [...]

  • 1861-La peste ad Atene-Tucidide

    1861-La peste ad Atene-Tucidide

    Sabato, 14 Marzo 2020 - 78.74 Kb - pdf - f44ea3f51335b882f16310d531368ce9 - Tucidide, Della guerra del Peloponneso, Vol. I, Torino 1861, pp. 210-215[...] Quindi a poco il male calava nel petto con acerba tosse; e quando si fissava sulla bocca del ventricolo, lo sconvolgeva, producendo con tormento incredibile quante secrezioni biliose vengono descritte e denominate dai medici. La maggior parte soffriva eziandio un vano singhiozzo congiunto a gagliarde convulsioni, che in alcuni tosto, in altri più tardi cessavano. Il corpo esternamente era né troppo caldo a toccarlo, né pallido, ma rossigno, livido, e di minute pustole ed ulcere ricoperto; internamente poi cotanto ardeva, che gli infermi né vesti né coperte anche sottilissime sopportare potevano, ma amavano di star nudi, e volentieri si sarebbero gettati nell'acqua fredda; il che avvenne a molti non custoditi da alcuno, i quali si buttarono in cisterne, compresi da inestinguibile sete. Ma il poco o molto bere tornava lo stesso. La mancanza di riposo e l'insonnia li travagliava incessantemente. Nel crescere del morbo il corpo non illanguidiva, anzi oltre ogni credere resisteva al tormento. [...]

  • 1912-C.Dossi-C.Cattaneo

    1912-C.Dossi-C.Cattaneo

    Lunedì, 11 Maggio 2020 - 156.73 Kb - pdf - 0d53355bde15d827ecda13efd5bbfcdb - Carlo Dossi, Note azzurre , Milano 1912Ah, i bei tempi andati che esistono solo nella fantasia dei contemporanei per poter rimpiangere qualcosa che non c’è più e che, quasi per definizione, dovrebbe essere migliore del presente. Le “note azzurre”, raccolte dal conte Carlo Dossi (1849-1910) per più di quarant’anni e ora scelte dal giornalista Giorgio Dell’Arti, raccontano invece un passato da cui probabilmente non siamo ancora usciti: si dice, tanto per fare un esempio, che sua maestà Vittorio Emanuele II spendesse un milione e mezzo all’anno in puttane, contro le 7.200 lire spese per il cibo, e - racconta Dossi - le gentili donzelle non erano così scontente di andare a letto col re, visto che “possedeva un membro virile così grosso e lungo che squarciava le donne più larghe”. In confronto, spiega Vittorio Feltri, “il bunga bunga è un esercizio spirituale”. I politici immorali, i filosofi vuoti, i burocrati cretini e pure i “bassi” insegnanti sono alcune delle prede di Dossi che, grazie anche all’apparato critico firmato Dell’Arti, tratteggia un inquietante ritratto dell’Italia di cui siamo, se non figli, almeno pronipoti. Tutti ammiriamo Carlo Cattaneo, patriota risorgimentale; bene, il conte Carlo ci racconta dell’amletico dilemma che lo dilaniava da giovane: “il dubbio se la fica fosse per sbiess o per indrizz”. E questo lo porta a prendere una povera ragazza, a buttarla sul pagliericcio e a guardare, giusto per togliersi la curiosità: “l’è indrizz”.Una beffarda descrizione dell’Italia che viaggia verso il ventesimo secolo, fra le manie, le paure, le infamie e le lodi che i libri di storia ci hanno sempre censurato.Fonte: lavocechestecca.com/2015/11/23/cor-carl/, 23 novembre 2013

  • Giuseppe Marotta-A Milano...

    Giuseppe Marotta-A Milano...

    Mercoledì, 18 Agosto 2021 - 142.21 Kb - pdf - a40d93135bf7a5eacd0fea863213a654 - Giuseppe Marotta, A Milano non fa freddo, Garzanti 1966Benché sia disoccupato da tre settimane, Carlo si sveglia regolarmente alle sette. Fa caldo. Teresa si è districata nel sonno dalle coltri, dorme seminuda e scoperta. Carlo piglia la lampada che è sul comodino e ne dirige la luce sul seno della moglie; pensa ai riflettori che frugano le danzatrici sul palcoscenico ec sorride; ci vuol altro, Teresa è ancora una bella donna ma ieri sera Carlo non ha mangiato, senza contare che più si è inattivi e meno si pensa a certe cose. Carlo si alza, si rade senza sapone perché nel tubetto non ne trova più; alla fine gli bruciano, sulle guance, non solo gli schiaffi che si prese come prigioniero di guerra ma anche quelli, più antichi, che i genitori gli davano quando era bambino. “Pane ce n’è?” domanda Carlo alla moglie che si è destata. “Come no. E l'aragosta con maionese è pronta in ghiacciaia”, risponde sbadigliando Teresa. Che vita, che donna, Carlo esce sbattendo la porta. Si ferma all'edicola per sogguardare i giornali; legge che a Montecitorio l’onorevole T. ha detto e che il ministro G. ha risposto, legge che il Foreign Office metterà le carte in tavola e che il bigamo di Nuova Orleans aveva una terza moglie, legge che per salvare la lira bisogna aumentare la produzione e diminuire il consumo. Io più diminuisco il mio consumo di cibo e più aumento la mia produzione di sbadigli, pensa Carlo allontanandosi amaramente divertito; si dirige a lenti passi verso il Castello Sforzesco, là su una panchina c'è Guido che se non altro gli offre una mezza sigaretta e sospira. Guido lavora soltanto di sera, come "maschera" in un cinematografo, ma ha egualmente le scarpe rotte e tre figli deformi. [...]

  • 1966-M.Tobino-Ettore Petrolini all'Eden

    1966-M.Tobino-Ettore Petrolini all'Eden

    Domenica, 29 Agosto 2021 - 164.13 Kb - pdf - a0836cdc3225f349ba2123363f261057 - Mario Tobino, Sulla spiaggia e al di là del molo, Oscar Mondadori Cles (TN) 1978, pp. 158-174[...] Petrolini, fossero pure gli spettatori dei cinici, degli ignoranti o dei volgari, comunicava con quella parte della loro anima che era rimasta celeste, toccava quello spiraglio di salvezza, spiegava perché anche i pessimi hanno le fattezze di uomini. Intorno alle sue spalle, mentre recitava, c'erano gli dei, scesi dal buio del cielo, che si divertivano, gli suggerivano, scherzavano, per mezzo suo frustavano i filistei.Petrolini espresse il patetico della morte, il surrealismo, l'intimismo, ricordò l'esistenza della satira in piena fascistica ignoranza, tradusse la grande e inalienabile eredità dei latini, il paesano buon senso, le radici come ce l'ha una pianta. [...]

  • 1966-M. Tobino-Le rotonde

    1966-M. Tobino-Le rotonde

    Lunedì, 06 Settembre 2021 - 50.00 Kb - doc - a41f03e44901875d52aee42c27832d1e - Mario Tobino, Le rotonde, pp. 141-149, in Sulla spiaggia e di là del molo, Mondadori 1978[...] Di fronte alla vecchia Viareggio, in quella parte del viale Margherita che va dal molo a piazza Mazzini, vivono i bagni storici, che sono: il Nettuno, il Colombo, il Balena e il Felice. Sono i bagni del tempo glorioso, quando sul viale Margherita Puccini incontrava Marconi, Petrolini andava a braccetto con Fregoli, D’Annunzio lasciava sulla rena le impronte dei suoi purosangue, Rilke alloggiava all'Hôtel Russie, e la contessa F. nel fondo della notte, al Kursaal, faceva fede alla promessa di ballare nel più completo abbandono. [...]

  • 1975-Enzo Biagi-Leonardo Sciascia

    1975-Enzo Biagi-Leonardo Sciascia

    Lunedì, 06 Settembre 2021 - 43.42 Kb - pdf - 15a3cac62160293b4dc895e408a3150c - Enzo Biagi, Italia, Rizzoli 1975, pp. 335-340Leonardo SciasciaSe lo chiedono in tanti: dove andiamo a finire? È una curiosità motivata, ma non c'è, ovviamente, una risposta sicura. L’Italia è il paese meno prevedibile; quando la danno per spacciata, ecco che si tira su. Trova sempre l’alleanza comoda al momento giusto, vive del momento; il senso, o l'angoscia del futuro, non ci sono congeniali. Ma qualche volta, l’avvenire incombe.Sono andato a parlare con alcuni uomini che, per la loro autorità morale, possono rappresenùtare la nostra coscienza, e scoprire anche un breve bagliore nell'incertezza che ci sovrasta.Di Leonardo Sciascia mi piace la vita, e come scrive. È un letterato senza alterigia, è un siciliano senza orgoglio. Lo trovo, anche moralmente, il più forte: distaccato, ironico, senza indulgenze mondane. [...]

  • 1966-M.Tobino-La Passeggiata

    1966-M.Tobino-La Passeggiata

    Giovedì, 09 Settembre 2021 - 63.00 Kb - pdf - 16bfcd555ef8fa6a7f5b9b22cc6ecf0f - Mario Tobino, La passeggiata, pp. 127-140, in Sulla spiaggia e di là del molo, Mondadori 1978A Viareggio c'è un viale una volta chiamato Margherita - oggi della Libertà - detto popolarmente la Passeggiata. Inizia dalle spallette del molo e arriva, percorrendo più di due chilometri paralleli al mare, fino alla Fossa dell'Abate.Nella storia di Viareggio piazza Grande - ufficialmente Nieri e Paolini - raccoglie i ricordi politici, le serie emozioni popolari. La Passeggiata accoglie ogni gaiezza, tutte le frivolezze; qui da numerosi anni si svolsero amori, feste, baldorie, carnevali. Questo viale dalla parte che guarda i monti è delimitato da palme, lecci, aiuole e giardini; dalla parte del mare vi sono le costruzioni, i cinematografi, le botteghe, i negozi di moda, di articoli da spiaggia, i ristoranti. Il mare, benché a pochi metri, non si vede, è al di là delle costruzioni; all'improvviso appare negli intervalli tra un gruppo di stabili e l’altro. [...]
Powered by Simple