Articoli
Alessandro Bianco di Saint-Jorioz, Il brigantaggio alla frontiera pontificia dal 1860 al 1863, Milano 1864
Sarebbe cosa da recar sorpresa se il capo della banda e i suoi satelliti non fossero i primi ladri che io abbia mai conosciuto.
Don José Borjès. Giornale, 9 novembre - Basilicata
La notte è stata orribile: non ho mai sofferto tanto fisicamente e moralmente. Fisicamente, per la fatica e per le piaghe de' piedi: moralmente, per le disgrazie che ci colpiscono tutti. Ieri fummo senza pane, e quindi dovemmo fare strada digiuni. Comincio a disperare di giungere a Roma: le nostre forze diminuiscono e il mio malessere aumenta. Poco nutrimento e quasi sempre malsano, acqua sola per bere e molte fatiche distruggono i più robusti. Pure io marcierò fino a che potrò: ma se Dio vuole che io succomba ...
Don José Borjès, Giornale, 15 ottobre. - Calabria.
Andavo a dire al re Francesco II che non vi hanno che miserabili e scellerati per difenderlo, che Crocco è un Sacripante e Langlois un Bruto.
Don José Borjès. Giornale, 8 dicembre 1861. - Tagliacozzo

Da https://www.statoquotidiano.it
L’opposizione del Sud alla conquista sabauda espressa dal brigantaggio è un fenomeno solo reazionario, nato esclusivamente per difendere gli interessi borbonici od è anche espressione di un movimento sociale spontaneo diffusosi nel mondo contadino e negli strati più deboli della popolazione per affermare principi di uguaglianza e giustizia sociale (il diritto della terra a chi la lavora) e rompere sia vincoli feudali sia rapporti sociali ed economici di dominio del nascente capitalismo del Nord? [...]

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  • L. Giuliani Ottobre 1860

    L. Giuliani Ottobre 1860

    Leonardo Giuliani, L'ottobre 1860 in San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Cagnano Varano, 2003A cura di Tommaso Nardella
    E' bellissimo, da leggere tutto in una volta!
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  • Carlo De Cesare

    Carlo De Cesare

    Un autore, della Destra storica, sconosciuto alla maggior parte ... Consiglio di vedere anche Museo virtuale, Profili, Risorgimento ... Leggi
  • Museo Virtuale

    Museo Virtuale

    Un Museo virtuale.
    In mancanza d'altro ...
    Allora era fame nera; ora non c’è più: c’è l’inflazione.
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  • Silvio D'Arzo

    Silvio D'Arzo

    Scrittore dimenticato dalla "cultura" ufficiale.
    Casa d'altri, pubblicato integralmente e da scaricare: è bellissimo!
    Leggilo..
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  • p. Mario Villani presenta le sue memorie

    p. Mario Villani presenta le sue memorie

    Il convento di San Matteo sul Gargano e il territorio, Vol. I.
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  • Introduzione

    Introduzione

    Molto studiato dagli specialisti, ma poco seguito ed imitato. Ciò che siamo e ciò che avremmo dovuto essere..
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  • Qualesammarco

    Qualesammarco

    Qualesammarco è una rivista di San Marco in Lamis, nata nel 1988 e che ha cessato le pubblicazioni nel 1999. Offro da navigare i primi 9 numeri..
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  • Canti popolari di S. Marco in Lamis

    Canti popolari di S. Marco in Lamis

    Una sezione nuova, in versione ampliata, dal libro di Raffaele Cera..
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  • Ettore Petrolini

    Ettore Petrolini

    Un grande attore italiano
    Più famoso che conosciuto..
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  • La Storia dei ladri in Italia

    La Storia dei ladri in Italia

    "La storia dei ladri in Italia" di un Anonimo (Felice Borri?), del 1872. E' sconvolgente ed attuale!.
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  • Ernesto Rossi

    Ernesto Rossi

    Un grande italiano, poco conosciuto dalla "massa" del popolo..
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  • Le Acli a S. Marco in Lamis

    Le Acli a S. Marco in Lamis

    Sebastiano (Ninuccio) Contessa racconta la storia delle Acli di San Marco in Lamis.
    Il secondo dopoguerra in un paesino del Meridione. Leggi
  • P. Sylos Labini (1920-2002)

    P. Sylos Labini (1920-2002)

    Un grande economista italiano, che aveva previsto molte cose. Leggi
  • Carlo Cattaneo (1801-1869)

    Carlo Cattaneo (1801-1869)

    Egli fu uomo d'azione, in modo folgorante, ma per brevissimo tempo, non più di diciassette giorni in quasi settant'anni di vita. Leggi
  • Napoleone Colajanni (1847-1921)

    Napoleone Colajanni (1847-1921)

    Nuova sezione
    dedicata ad un Grande alquanto dimenticato.Leggi
  • Il Risorgimento

    Il Risorgimento

    Nuova sezione! La foto è una litografia di Rossetti, tratta da Antonio Balbiani, Storia illustrata della vita di Garibaldi, Milano, 1860. Leggi
  • Leggi con me.

    Leggi con me.

    [...] la biblioteca non è solo il luogo della tua memoria, dove conservi quel che hai letto, ma il luogo della memoria universale, dove un giorno, nel momento fatale, potrai trovare quelli altri hanno letto prima di te. È un repositorio dove al limite tutto si confonde e genera una vertigine, un cocktail della memoria dotta. [...]
    Umberto Eco Leggi
  • Nord-Sud

    Nord-Sud

    "Il federalismo - ivi compreso quello 'fiscale' - servirà assai poco al progresso del Paese se il Governo italiano non avvierà contestualmenteuna strutturale ed incisiva politica economica nazionale di sviluppo e di coesione, finalizzata alla unificazione anche 'economica' tra Mezzogiorno e Centro-Nord".
    Nino Novacco (1927-2011) Leggi
  • G. A. Borgese

    G. A. Borgese

    [Golia è] Un libro, questo, letto da pochi, purtroppo, allora come oggi, non più in commercio, eppure un libro sul fascismo, sull'Italia fascista, un libro di radicale importanza. Ed è un libro da cui bisogna partire per conoscere Borgese scrittore, oggi effettivamente sconosciuto. L. Sciascia, in Corriere della sera dell'11 settembre 1982 Leggi
  • Le migrazioni

    Le migrazioni

    Il problema dei movimenti migratori è molto vecchio e complesso. Oggi assistiamo, purtroppo e tra il plauso di molti, ad una sua pericolosa e dolorosa semplificazione.La buonanima della mia nonna materna Luigina Tardio (1897-1980) amava dire: così capisce! Ma subito aggiungeva: si stancherà! Leggi
  • Storia statistica di Giuliani

    Storia statistica di Giuliani

    Ho dedicato una corposa sezione al Notaio sammarchese Leonardo Giuliani (1786-1865), autore della citatissima 'Storia statistica'.Ho aggiunto alla sezione molti 'file' che servono ad inquadrare meglio questa grande figura . Leggi
  • Due libri di Matteo Ciavarella

    Due libri di Matteo Ciavarella

    I due libri (Il colera del 1837..., 1981 e Fra orti e mugnali, 1982) che vi offro sono opera del sammarchese Matteo Ciavarella. Essi sono una miniera di notizie sulla cittadina garganica. Leggi
  • Nascita di una città

    Nascita di una città

    Il libro di Pasquale Soccio "San Giovanni in Lamis San Marco in Lamis ....".', arricchito di tanti altri elementi che ti permettono di inquadrare la morte di una potente Badia e la nascita di una Città. Leggi
  • Antonio Vieira

    Antonio Vieira

    Nessuno come il gesuita P. Antonio Vieira (1608-1697) ha sferzato così violentemente la molteplicità degli incarichi, le remore della burocrazia, la peste dei favoritismi; nessuno ha ironizzato più spietatamente su la carta bollata, su illustri incompetenti dei loro dicasteri, su le votazioni fatte da ignari della materia su cui decidere. Leggi
  • Francesco P. Borazio

    Francesco P. Borazio

    Tullio De Mauro:
    'Francesco Paolo Borazio irrompe come una voce diversa, originale, della poesia nei dialetti meridionali. Un meridionale di questo secolo che scherza in versi dialettali: ecco un fatto che basta ad assegnare, di qua di ogni più affinata valutazione critica, una posizione eccezionale a Lu Trajone e al suo autore. Leggi
  • Marmi ed Alabastri

    Marmi ed Alabastri

    Il libro del 1876 in versione integrale. I marmi e gli alabastri del Gargano. Leggi
  • Il paese che ricordo

    Il paese che ricordo

    Vite, miti, memorie delle classi popolari di San Marco in Lamis. Ricerca curata da Sergio D'Amaro e stampata a cura della Amministrazione comunale di S. Marco in Lamis nel 1996. Leggi
  • I fatti dell'Ospedale di S. Marco in Lamis

    I fatti dell'Ospedale di S. Marco in Lamis

    I mesi di luglio ed agosto del 2002 furono molto importanti nella storia recente di S. Marco in Lamis e dell'intero Gargano. Il Piano di Riordino Ospedaliero della Regione Puglia si abbatté come una scure sul nosocomio sammarchese... Leggi
  • Il Gargano e Beltramelli

    Il Gargano e Beltramelli

    Il resoconto del viaggio compiuto nel 1905 sul Gargano dal giornalista Antonio Beltramelli. Leggi il libro completo pubblicato nel 1907, con centinaia di foto inedite. Ho arricchito il testo con moltissime note, utilizzando la tecnica dell'ipertesto. Leggi
  • Unità e Brigantaggio

    Unità e Brigantaggio

    I drammatici avvenimenti del 1860-63 visti da S. Marco in Lamis. Il libro completo di Pasquale Soccio Leggi
  • Francescani in Capitanata

    Francescani in Capitanata

    Ampi estratti del libro del grande storico P. Doroteo Forte. L'Ordine religioso francescano influenza molto la nostra vita, anche se ci sono elementi di crisi e disagio al suo interno. Leggi
  • Gastronomia e patate

    Gastronomia e patate

    Il p. Michelangelo Manicone, nel 1803, invitava i contadini del Gargano a 'coltivare le patate', da dare agli animali e da mangiare. Propone numerose ricette, che io vi sottopongo insieme ad altri scritti del Frate. Ovviamente sulle Patate. Leggi
  • Il torrente Iano

    Il torrente Iano

    Dai ricordi di Vittorio De Filippis, sammarchese emigrato a Varese dove fu Presidente dell'Ordine dei Medici. L'Autore ricorda alcuni periodi della sua infanzia a San Marco in Lamis. Una prosa semplice ma evocativa: sembra il testo di una sceneggiatura. Leggi
  • Padre Michelangelo Manicone

    Padre Michelangelo Manicone

    Un grande frate riformatore, che scriveva anche bene. Un grande conoscitore ed amante del Gargano. La trattazione di quattro comuni del Gargano, con tante curiosità. Leggi
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    I braccianti

    Come vivevano i braccianti di una volta a S. Marco in Lamis e nei paesi del Gargano e del Meridione? Leggi
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    Contadini e cafoni

    Come vivevano a San Marco in Lamis e nel Gargano i condadini ed i cafoni Leggi
  • Giornate ecologiche

    Giornate ecologiche

    Noi riteniamo che il turismo sia una delle poche prospettive di sviluppo economico di S. Marco; però riteniamo anche che gli interventi ricettivi e tutti i servizi debbano essere concentrati fuori del bosco, a Borgo Celano. Leggi
  • Il Bosco della Difesa

    Il Bosco della Difesa

    È il bosco più importante di S. Marco in Lamis e, probabilmente, una delle poche, possibili fonti di sviluppo sociale ed economico della nostra città in quanto ad essa è strettamente connesso lo sviluppo turistico di Borgo Celano Leggi
  • Il convento di San Matteo

    Il convento di San Matteo

    Si trova a S. Marco in Lamis ed è un Monumento nazionale. Dispone di una imponente biblioteca, di numerose raccolte di Beni culturali, quali Tavolette votive, paramenti sacri, archeologia e paleontologia, Lapidarium statue, dipinti ed altro. Una visita vale la pena. Resterete meravigliati. Leggi
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    Le erbe del Gargano

    Il Gargano è, tra l'altro, famoso per la sua biodiversità. Leggi come l'Autore di Gargano segreto parla di due piante. Leggi
  • Gli animali domestici

    Gli animali domestici

    E' molto comune trovare nell'entroterra del Gargano la famosa Mucca podolica. Sono anche frequenti il maiale, il pollo domestico, la capra garganica, la pecora. Fate attenzione ai cinghiali! Leggi
  • I funghi

    I funghi

    Sul Gargano ci sono molte specie di funghi, che troverai solamente durante una visita od un soggiorno. Leggi
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    La località chiamata Zazzano

    Una zona interna del Gargano, poco conosciuta ma bellissima. Visitatela! Leggi
  • Le fracchie

    Le fracchie

    La processione della Fracchie di San Marco in Lamis illustrata con testi di Gabriele Tardio e numerose foto Leggi
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    Gabriele Tardio

    Numerosi scritti del compianto Gabriele, illustrate con numerose note dell'Autore e foto del sottoscritto oppure tratte da vecchi libri. Leggi
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    Nel '600 Antonio Vieira esprimeva nelle sue prediche il concetto di Politica. Leggi tante curiosità Leggi
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    Le piante del Gargano

    Una grande esposizione della Flora del Gargano con testi, foto e didascalie Leggi
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    Giuseppe Giuliani

    La Festa di San Matteo a S. Marco in Lamis dal Bollettino della Biblioteca di S. Matteo Leggi
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    Castelpagano

    Un bellissimo castello medievale meta di molti villeggianti e camminatori Leggi
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    Borgo Celano

    Frazione di S. Marco in Lamis Chiave di volta per una prospettiva di sviluppo turistico Leggi
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    Lu cummente de Sante Mattè

    Poesia di Francesco P. Borazio pubblicata sul Bollettino del Santuario di San Matteo Leggi
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    Bizzoche a San Marco nel '700

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    L'alluvione del 2014

    L'alluvione del 2014 alla Foresta Leggi
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    Almanacco

    Nuova sezione di libri, biblioteche, ricordi, materiale di archivio, curiosità, chicche e tanto altro... Leggi
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    "Materna terra" Libro completo dell'autore di Gargano segreto Leggi
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    La Via Francesca

    Il tratto garganico della Via Francesca Leggi
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    Luoghi del Gargano

    Visita il Santuario della Madonna di Cristo a Rignano Garganico Leggi
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    L'entroterra del Gargano

    Potenziamento turistico di una zona territoriale poco conosciuta Il caso dell'entroterra del Gargano La Tesi completa Leggi
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    Mediamente

    A partire dal 1997 Grandi personaggi parlano di ricchezza, povertà, crisi finanziaria, internet, ipertesto, S. Francesco.... Leggi
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    Il Gargano è Storia, Natura e Civiltà Leggi
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    La natura del Gargano

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    Sei mai stato in un locale del Gargano? Se non lo hai ancora fatto è un peccato, perché si mangia bene. Leggi
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    La pace della natura

    Negli Agriturismi del Gargano puoi mangiare questo piatto speciale. Prova! Leggi
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    Una raccolta argentaria

    Visita la raccolta argentaria che si trova nel Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis Leggi
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www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/D_Arzo/2_Digregorio.html del 1 febbraio 2022
Questa è roba da libro: Silvio D’Arzo scrittore per ragazzi
di Rosarita Digregorio

Silvio d'Arzo, scrittore per ragazzi
Silvio d'Arzo, scrittore per ragazzi
Tutta la produzione darziana per ragazzi è arrivata a noi per vie postume, traverse, complesse, per certi versi quasi miracolose, visti i tanti ostacoli non solo esterni, ma persino interni alla sua stessa genesi. La vita breve e travagliata del giovane autore, intrecciata al dramma della guerra; i timori e le titubanze editoriali di fronte a una narrativa innovativa, in qualche modo deflagrante e rischiosa, carica di suggestioni contrastanti; soprattutto la furia creativa dello stesso D’Arzo che sottopose questi romanzi e racconti a un processo compositivo non lineare, pieno di idee e ripensamenti, un cantiere in continua evoluzione, sempre aperto perché costantemente aperta era la riflessione dello scrittore emiliano sulla scrittura e la letteratura. Tante e diverse, dunque, le ragioni che ci hanno consegnato edizioni solo postume di tutte le opere per ragazzi: Penny Wirton e sua madre, Tobby in prigione, Il pinguino senza frac.
Annuario Eiar del 1935
Annuario Eiar del 1935
Ma anche Gec dell’avventura, romanzo inedito e incompiuto, scritto tra il 1944 e il 1945, per molto tempo considerato come la prima, ancora incerta stesura di Penny Wirton e che, invece, nel 2020, grazie all’edizione critica di Alberto Sebastiani e all’epilogo apocrifo affidato a Eraldo Affinati, ha trovato con Einaudi una vita propria del tutto indipendente e significativa. Sempre a Einaudi, del resto, si deve la prima pubblicazione, nel 1978, ne Gli struzzi Ragazzi – la stessa collana che aveva accolto Rodari, Lodi, Luzzati - di Penny Wirton e sua madre, con disegni appositamente eseguiti da Alberto Manfredi sin dal1959. La storia del giovane emarginato Penny, alter ego letterario di quell’Ezio Comparoni che fece per tutta la vita i conti con le origini umili e marginali e soprattutto con la mancanza del padre, pure aveva visto la sua forma definitiva nel 1948, proprio dopo l’abbandono del progetto di Gec, rimanendo tuttavia in un cassetto fino a quando Rodolfo Macchioni Jodi, conterraneo, prima vicedirettore della Biblioteca Panizzi e poi docente di Letteratura italiana all’Università di Perugia, amico ed estimatore di D’Arzo, non intraprese l’opera di curatela delle sue carte, con lo sguardo doppiamente attento del filologo e dell’amico. Anche l’incompiuto racconto Una storia così, scritto poco tempo prima della prematura scomparsa dello scrittore, ha recentemente rivisto la luce in forma autonoma con Corsiero Editore (2021), arricchendosi del finale scritto da Matteo Razzini e delle illustrazioni di Giuseppe Vitale, dopo un’apparizione in appendice al saggio critico Comparoni e l’altro di Paolo Lagazzi (1992). Queste riprese editoriali contemporanee ci dicono quanto sia ancora vitale e potente la vena darziana: il racconto tenero e drammatico de Il pinguino senza frac, per esempio, ha avuto nel 2015, di nuovo con Corsiero, un’elegantissima riedizione, con le tavole poetiche di Sonia Maria Luce Possentini, risultata vincitrice del premio The White Ravens 2016 e rielaborata, sempre da Corsiero, anche in Comunicazione Aumentativa Alternativa.
Il dono della proposta di Vallecchi
Silvio D’Arzo approdò alla letteratura per ragazzi grazie all’intuizione dell’editore Vallecchi, che, in una lettera del 12 febbraio del 1943, lo invitava senza tanti giri di parole a scrivere “un libro per i ragazzi”.

“Con la vostra fantasia – lo incalza Vallecchi - che si accende anche nelle occasioni più modeste, mi sembra che potreste riuscire brillantemente anche nel settore della letteratura infantile. Naturalmente bisognerebbe tenere presente che certi resultati magici della vostra prosa non sono adatti per i piccoli lettori, i quali non rintraccerebbero il valore evocativo di gesti, situazioni, ecc. Ma di queste messe a punto sicuramente non avete bisogno”.

Annuario Eiar del 1935
Annuario Eiar del 1935
L’editore sembrava così materializzare un desiderio che, sulla scia della lettura delle fiabe di Perrault e di J. Matthiew Barrie, D’Arzo in realtà coltivava da tempo, come egli stesso rivelava nella risposta del 27 febbraio 1943. Quella proposta fu quindi accolta come un dono,lo sprone a liberarsi da ogni ritrosia e a gettarsi in quell’impresa fino ad allora solo vagheggiata, non senza preoccupazione e timore, vista la delicatezza della sfida, i pregiudizi degli intellettuali e della “letteratura alta”, presso cui pure D’Arzo ambiva ad accreditarsi definitivamente, nei confronti di quella per l’infanzia, e, da ultimo, il tormento di trovare una cifra propria, originale ma allo stesso tempo non del tutto eccentrica. Le ragioni di un interesse così acceso per il pubblico dei piccoli si annidavano nella convinzione che la letteratura per bambini potesse aprirgli “orizzonti inaspettati, vastissimi”, a dispetto della visione piuttosto riduttiva che appunto la grande critica letteraria riservava in quegli anni alle opere per bambini e che aveva trovato la sua più rimarchevole espressione addirittura con Benedetto Croce,nella recensione, apparsa su La Critica, a Limiti e ragioni della letteratura infantile (Firenze, Barbera,1942) di Luigi Santucci.
Gec, “un libro per bambini che possono leggere anche i grandi”
Il ruolo fondamentale di D’Arzo nella storia della letteratura italiana per ragazzi è probabilmente ancora da approfondire e rinsaldare: dalle osservazioni che puntellano l’epistolario emerge una visione complessiva per quei tempi straordinaria, oggi invece del tutto imprescindibile per chi voglia scrivere e pubblicare per i più giovani. Sottolineiamo solo le considerazioni più importanti, tratte dalla lettera a Vallecchi del 30 maggio 1944, una sorta di sintetico manifesto della nuova letteratura giovanile italiana: la differenziazione dei lettori in base alla fascia d’età, quando lo scrittore insiste a chiamare il suo romanzo “libro per ragazzi” e non “per bambini”, rompendo l’errata percezione dell’infanzia come pubblico indistinto per il quale una storia vale l’altra, purché sia avventurosa, divertente e moraleggiante. E ancora, la necessità di rivolgere ai ragazzi una produzione di qualità, affrancandoli da

“libri brutti e sciatti e balbettanti” che D’Arzo vede proliferare in nome di una malintesa semplicità e facilità: “Qualcosa, forse,i ragazzi non capiranno: non certamente l’essenziale. L’allegoria, forse: ma l’allegoria l’ho fatta per i grandi: io sono del parere, infatti, che Gec dell’Avventura sia un libro per bambini che possono leggere anche i grandi, piuttosto che viceversa”.

D’Arzo, insomma, rivendica, tra i primi in Italia, una piena dignità letteraria anche per la produzione per l’infanzia, in cui lo stile, la fantasia, il coraggio della sperimentazione, la libertà di scelta di modelli, soggetti, trame osi sfidare stereotipi, banalità, paternalismi. Sempre nella stessa lettera, il richiamo a prodotti editoriali ben congegnati, in cui rivestano un ruolo fondamentale le illustrazioni, non più mero corredo al testo, ma parte integrante dei contenuti:

“io sono del parere che, in una prima lettura, il libro non sia più che un commento alle illustrazioni”.

Infine il coinvolgimento nella lettura di genitori e insegnanti, intuizione che è alla base di ogni moderna idea di promozione della lettura tra bambini e ragazzi. In Una storia così D’Arzo, con poche pennellate, delinea proprio l’idea chiusa e retrograda del rapporto tra bambini e lettura che ancora nell’avanzato dopoguerra gravava soprattutto sulla didattica scolastica. A scuola il professore Ezio Comparoni aveva provato a esercitare il ruolo di docente in modo innovativo, spesso scontrandosi con la dirigenza e proprio di quella opprimente esperienza diretta D’Arzo scrive nel primo capitolo del racconto:

“Ed ecco qui la sua idea [di Tobia Corcoran, dirigente del Premiato Collegio Minerva]: “Uno studente dai sei anni in avanti non può compiere azione più immorale, malvagia, spregevole, pericolosa, allarmante che leggere libri che non siano i tre libri di testo. E a sua volta un maestro dai vent’anni in avanti non può compiere azione più infamante, allarmante, pericolosa, spregevole, malvagia, immorale che far leggere libri che non siano i tre libri di testo”.

D’Arzo, invece, proprio come il maestro supplente Teddy Ted, sua trasfigurazione letteraria (doppio letterario del professor Comparoni è anche il maestro supplente Isaia Balcop in Penny Wirton e sua madre, frustrato dall’esperienza di un precariato annichilente) aspira a una vera e propria sprovincializzazione della letteratura italiana per ragazzi, attingendo a piene mani e in modo esplicito alla letteratura internazionale proprio per aggiornare radicalmente il repertorio dei modelli letterari. In Una storia così, quindi, troviamo citazioni di autori e testi: vi si animano i personaggi di Bourroghs, Kipling, Carroll, Dickens, Burnett, Swift, Defoe, Conan Doyle, Jack London, Mark Twain, ma anche quelli delle fiabe classiche e persino Topolino, che in quegli anni cominciava a diventare universalmente famoso dai fumetti e dai film della Disney. Additando questi autori e le loro opere, D’Arzo indicava una strada maestra per arrivare ai bambini e ai ragazzi: la fantasia, il libero fluire dell’immaginazione, il campo aperto dell’invenzione. Una posizione rodariana ante litteram e Comparoni, come si evince dalla lettera all’amico Canzio Dasioli del 27 febbraio 1943 era ben consapevole di aprire una strada sperimentale, del tutto nuova per l’Italia:

“Ti confesso che l’idea mi attirerebbe, non fosse altro che per il valore di esperimento, e per fare qualcosa – tentare, adesso esagero – di fare qualcosa che in Italia […] ancora non c’è. Non credi, infatti, che manchi (Pinocchio escluso) un libro per ragazzi che sia di poesia e di dignità. Anzi, negli ultimi anni questo genere è diventato addirittura nauseante”.

Nel vivo della storia

Annuario Eiar del 1935
Annuario Eiar del 1935
Il riferimento a Pinocchio non è casuale: i modelli a cui D’Arzo guarda per scrivere i suoi libri per ragazzi sono essenzialmente fuori dall’Italia, come detto, Barrie, ma soprattutto Stevenson, Conrad, Kipling, ma,tra i connazionali, Collodi rimane per lui quasi geneticamente determinante. Il sapore collodiano delle opere darziane per bambini emerge dalla commistione perfetta tra l’atmosfera rarefatta di un’ambientazione e una trama fantastiche con una lingua viva e fervida, aperta ad accogliere forme e costrutti del parlato, con l’effetto complessivo di un indiscutibile realismo magico. La lingua colta nella scoppiettante vitalità delle sue manifestazioni orali, del resto, era stata per Ezio Comparoni materia preminente d’interesse sin dai tempi degli studi universitari, come testimoniato dalla tesi di laurea in glottologia sul dialetto reggiano collinare. La lingua di D’Arzo è debitrice verso quella di Collodi soprattutto per quello che Ornella Castellani Polidori, nell’introduzione all’edizione critica di Pinocchio del1983, definisce il “tono medio”, parimenti distante dall’italiano letterario e da quello popolare: espressioni più auliche e toscanismi, con assaggi di parole anche difficili e tecnicismi (per esempio ne Il pinguino senza frac, ‘cinismo’, ‘patri lari’, ‘miope’, ‘presbite’) mescolati con interiezioni, intercalari e colloquialismi tipici del parlato familiare (per esempio, ancora dal Pinguino e da Penny Wirton, ‘di grazia’, ‘va là’, ‘tanto peggio per lui’, ‘s’intende’, ‘fin qui niente di strano, d’accordo’, ‘quel diavolaccio di Huclebig’, ‘quella povera vecchia gallina della Emily Spain’). E poi formule proverbiali, icastiche, idiomatiche (‘Penny è già al terzo sonno’; ‘questo è il rebus più turco che mi sia capitato di sentire in trenta anni’; ‘Quelle lì si bruciano e amen’). Come anche nei romanzi per adulti, troviamo appelli e allocuzioni dirette, specie nei prologhi (‘quella che segue, ragazzi e ragazze, è la storia …’; ‘capite?’; ‘aprite bene le orecchie’; ‘capirete anche voi’; ‘E in che modo lo avrete già immaginato da voi’) che abbattono le distanze con il pubblico e lo trascinano nel vivo della storia e del giudizio sulle vicende narrate. In Penny Wirton e sua madre il ricorso all’allocuzione diretta del prologo ha il tono brusco dell’estrema confidenza (“Se il nome vi riesce un po’ troppo difficile, ciascuno di voi può cambiarlo a piacere, e padronissimo di metterci il suo. La storia, per questo, non verrà a cambiare nemmeno di un soldo. E se uno di voi, letta la storia di Penny, chiude il libro e sbadiglia ed è convinto di aver perso il suo tempo, affar suo, e più amici di prima”). Degno di nota è il parlare figurato, pieno di metafore della saggezza popolare (‘Perdonate a una stupida e tutto il resto non vale un centesimo’; ‘un tono di mandorle e miele’; ‘un grammo di buono’; ‘qualcosa me lo diceva in qualche tana del cuore’) e paragoni espressivi, a volte poetici, a volte divertenti (‘e la luna, nascosta dietro un branco di nuvole, chiuse gli occhi anche lei’; ‘La paura non è più di un topo: picchia un piede per terra e non lo ritrovi più’; ‘L’Oste si afflosciò su di una panca né più né meno che un budino mal fatto’). Infine i dialoghi fitti e densi, che sembrano riprodurre a volte delle vere e proprie gag teatrali, segno di un legame profondo anche con la scrittura drammaturgica; scambi che occupano lo spazio narrativo diventato quinta teatrale in cui si muovono personaggi primari e secondari e che spesso abbondano di puntini di sospensione, con la funzione di chiamare in causa la complicità del lettore e la sua capacità di comprendere il non detto.
Ai margini del testo
Grande cura è riservata alla dimensione paratestuale; costante, in particolare, il ricorso ai titoli dei capitolia sommario, talora allusivi, come l’ultimo di Penny Wirton: ‘Capitolo ultimo. Dove tutto finisce. E comincia’, talora descrittivi, ma sempre velatamente pregni, come nel Pinguino senza frac: ‘Dove per la prima volta si parla di un frac. - Dove il Padre Pinguino e sua moglie non ne vorrebbero sentire parlare’.
Il Pinguino per i più piccoli, Penny Wirton per gli adolescenti
Dicevamo della volontà di differenziare il pubblico più giovane: e così Il Pinguino senza frac sembra chiaramente concepito per lettori più piccoli, con un linguaggio favolistico pieno di indeterminatezza di tempi e luoghi e persino schemi e formule ripetute, tipiche della scrittura per i bambini (‘babbo e mamma carissimi’). Penny Wirton e sua madre è invece un romanzo per adolescenti, certamente di formazione, con il percorso del giovane protagonista puntellato da mille traversie ma giunto a buon fine, simbolizzato proprio nel finale:

“E domani sarà lunedì. - Lunedì? - disse sua madre fissandolo. - Penny, ecco una decente parola. Una garbata parola, lunedì. Così parlava anche tuo padre ai suoi bei giorni. E per giunta è l’unica strada per arrivare a domenica”.

La storia è ambientata in quel Settecento protagonista anche del Buon Corsiero e studiato all’università di Bologna. I nomi di persona (Anna Holbey, i Catmor, Patty, Nathaniel Welcome, il Giudice Lowing) e i toponimi (la contea di Pictown, la locanda di Shorly, il crocicchio di Curley, il Crocicchio di Berry) sono inglesi. L’ambientazione sembra dunque puntuale e determinata - appunto un Settecento anglosassone - per quanto immaginaria ed è evidente l’eco delle letture preferite dello scrittore, da L’Isola del tesoro di Stevenson ai racconti di Kipling, e tuttavia il racconto appare pervaso da una sorta di distopia, alimentata in particolare da alcuni tratti: ovviamente la convivenza e la vicinanza nel racconto di un regno dei vivi e di un regno dei morti, ma anche la scelta di non nominare alcune figure chiave, come il Supplente, il Cieco, la Guardia di Notte, le Guardie del Giorno, il Cancelliere di Villa, il Procuratore Signifero, il Maestro Aulico, avvolte nel mistero di un’identità personale sfuggente. E ancora: i dialoghi stretti e intensi, ma sempre ambiguamente reticenti e proiettati con leggera e incisiva ironia oltre l’hic e nunc della vicenda narrata, perché il tono didascalico non abbia mai il sopravvento sul piacere del racconto.

“E in due parole ecco qui: ogni giorno s’impara più o meno qualcosa, e l’ultima è sempre la più matta di tutte. E poi c’è ancora un altro fatto più curioso che no: delle volte il bene è perfino meno peggio del male, e per giunta fa anche più ridere. Questo non è il mio ramo,si capisce, ma tutto sta a farci su l’abitudine”:

queste parole, fatte pronunciare, in una combinazione straniante, al furbo Cieco di Penny Wirton restituiscono la volontà di D’Arzo di lasciare che il suo giovane lettore/interlocutore sia libero di costruirsi un proprio immaginario relazionale, emotivo e persino morale a partire dalla sola forza propulsiva delle parole e delle storie.
Bibliografia
Le citazioni sono tratte da Silvio D’Arzo, Opere, a cura di S. Costanzi, E. Orlandini, A. Sebastiani, Parma, Monte Università Parma, 2003; e da Id., Lettere, a cura di A. Sebastiani, Parma, Monte UniversitàParma, 2004.