Luigi Dubino, Storia di un biennio ..., Roma 1872.
[...] 6. Con questo sistema così radicalmente vizioso in fatto di amministrazione, si viene a produrre non solo quel malcontento interno, che dà forza ai nemici del Governo ed intiepidisce i suoi partigiani:ma si scredita l’autorità e si mantiene la cittadinanza in quello stato d’incertezza, di passività, di poca fede, che è uno dei più forti impedimenti perché uno Stato si consolidi, prosperi e sviluppi le sue forze e le sue risorse. Anche all’estero questo malnato sistema non fa altro che diminuire quella favorevole opinione, che di noi italiani si erano formata le nazioni più amiche. Leggendo i giornali forestieri, si vede che noi siamo calati molto nella loro stima: perché non ci ritengono come anime capaci di saperci governare da noi medesimi, (chi non ricorda gli elogi che già tesseva di noi il positivo ed imparziale giornale inglese il Times? Or bene: anche questo ora ci ammonisce e ci rimprovera i difetti della nostra amministrazione: ed io credo opportuno di terminare questo capitolo, riportando qui alla meditazione dei lettori la testuale traduzione di quanto leggasi nel suddetto foglio del Dicembre 1871. Ecco quali sono le sue parole: Gli italiani sono al verde per ignoranza della facoltà pratica di governare. Non vi è fonte di entrata che in questi pochi anni di regime costituzionale gli italiani non abbiano esaurito; non vi è quasi un quattrino di capitale disponibile, che non abbiano gettato nel pozzo senza fondo del loro disavanzo. Tutto il patrimonio dello Stato, una grandissima parte della proprietà ecclesiastica, le ferrovie, il monopolio del tabacco, tutto ciò che ai capitalisti esteri credettero bene di
domandare per prestito di denaro, è stato dato. Il Lotto è stato reso dieci volte più produttivo che mai noi fosse nella vecchia Italia; il sale, il pane, il salario degli impiegati inferiori (male pagati), i Buoni del Debito Pubblico in possesso di esteri, tutto è stato tassato. Il male ha assunto proporzioni così formidabili,che il governo si propone di affidare ad una società particolare la riscossione delle tasse arretrate, fidando così nella forza dei privati per l'esecuzione delle leggi che lo Stato, con tutto l’apparato della sua forza, non è in grado di fare osservare. [...]