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Corriere della Sera, 18 Maggio 1999
La crisi del Ppi, le ambizioni di Forza Italia
di Paolo Franchi
Chi darà voce ai moderati

Da Epoca n. 001 del 1950
Da Epoca n. 001 del 1950
La memoria, di questi tempi, non è particolarmente apprezzata. Ma qualcuno forse ricorda come solo un mese fa, all'indomani del mancato conseguimento del quorum nel referendum elettorale del 18 aprile, fummo sommersi da una quantità di commenti (e di lamenti) sulla crisi definitiva del bipolarismo, e sull'imminente rinascita della Prima Repubblica. Nonché, ovviamente, della Democrazia cristiana. E' ben vero che di mezzo c'è stato il fallimento clamoroso del tentativo di Franco Marini di capitalizzare subito quel risultato e che al Quirinale è stato eletto, con lo schieramento che conosciamo, Carlo Azeglio Ciampi.
Ma è ugualmente curioso che nel volgere di poche settimane gli stupori, dolorosi e tuttavia persino un po' ammirati, per la (presunta) resurrezione abbiano lasciato spazio e campo ai certificati di morte. Appena ieri sarebbe stato all'ordine del giorno il ritorno, e neppure in forme del tutto inedite, della Dc. Oggi, tutto al contrario, il problema di come accrescere il ruolo dei moderati si racchiuderebbe nella battaglia di Romano Prodi e del suo Asinello per recuperare visibilità e consensi sfondando le malcerte difese dei popolari, sì, ma soprattutto sfidando apertamente, dall'interno della coalizione, il presidente del Consiglio e il suo partito.
Da Epoca n. 001 del 1950
Da Epoca n. 001 del 1950
E' quasi inutile sottolineare quanto fossero frettolose e infondate tante analisi del dopo referendum, non foss'altro perché la Dc, comunque si giudichi la sua storia, non c'è più e, in politica, non si danno resurrezioni nemmeno per il partito di ispirazione cristiana. Ma sarebbe ugualmente frettoloso e infondato ridurre il problema del Centro, o meglio della collocazione politica ed elettorale di quella grande maggioranza di italiani che lungo la storia repubblicana non ha mai votato né per la sinistra a guida comunista né per la destra, alla sola contesa, nella coalizione, tra i Ds, i prodiani e i popolari. Questa battaglia dura e anche “inelegante”, per fare nostra la caustica definizione dell'Osservatore Romano, che si è scatenata in vista delle elezioni europee del 13 giugno, ha per posta in primo luogo i rapporti di forza all'interno del centro-sinistra.
Solo in seconda battuta, però, e almeno sin qui in misura presumibilmente assai circoscritta, i suoi protagonisti e i suoi comprimari possono prefiggersi la conquista di quote significative degli elettori moderati che, di fronte alla dissoluzione delle loro rappresentanze politiche tradizionali, hanno votato, nel '94 e nel '96, per il centro-destra, soprattutto per Forza Italia. Nulla, sin qui, parla di segni di cedimento di questo elettorato, né di successi marcati nei suoi confronti dalle forze di maggioranza. Anzi, le più recenti scelte del suo leader naturale che, piaccia o no, era e resta Silvio Berlusconi, testimoniano tutte, a cominciare ovviamente dal comportamento tenuto nell'elezione di Ciampi, del tentativo di esercitare assai più che in passato questa leadership per intero, senza deleghe e in senso, per così dire, “centrista”.
Resta da vedere, naturalmente, se e quanto una simile politica sarà premiata dagli elettori. Ma già adesso sembra evidente che discettare del cosiddetto Centro mettendo tra parentesi Forza Italia, chi la guida e chi la vota è, tutto sommato, una perdita di tempo. E altrettanto evidente è, o dovrebbe essere, che per questo Centro, proprio come per quello che fa parte della maggioranza, l'opzione bipolare resta obbligata e irreversibile, anche se in una chiave del tutto diversa rispetto ai tempi “eroici” in cui il maggioritario veniva rappresentato come una sorta di ordalìa. Forse è vero che la vita democratica di questo Paese si è sempre fondata sull'equilibrio di volta in volta possibile tra il Centro e la Sinistra.
Sicuramente è falso che per garantire un simile equilibrio occorra tentare le strade dell'impossibile e dell'indesiderabile per governare insieme.

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?