Corriere della Sera, 18 Maggio 1999
La crisi del Ppi, le ambizioni di Forza Italia
di Paolo Franchi
Chi darà voce ai moderati
Ma è ugualmente curioso che nel volgere di poche settimane gli stupori, dolorosi e tuttavia persino un po' ammirati, per la (presunta) resurrezione abbiano lasciato spazio e campo ai certificati di morte. Appena ieri sarebbe stato all'ordine del giorno il ritorno, e neppure in forme del tutto inedite, della Dc. Oggi, tutto al contrario, il problema di come accrescere il ruolo dei moderati si racchiuderebbe nella battaglia di Romano Prodi e del suo Asinello per recuperare visibilità e consensi sfondando le malcerte difese dei popolari, sì, ma soprattutto sfidando apertamente, dall'interno della coalizione, il presidente del Consiglio e il suo partito.
Solo in seconda battuta, però, e almeno sin qui in misura presumibilmente assai circoscritta, i suoi protagonisti e i suoi comprimari possono prefiggersi la conquista di quote significative degli elettori moderati che, di fronte alla dissoluzione delle loro rappresentanze politiche tradizionali, hanno votato, nel '94 e nel '96, per il centro-destra, soprattutto per Forza Italia. Nulla, sin qui, parla di segni di cedimento di questo elettorato, né di successi marcati nei suoi confronti dalle forze di maggioranza. Anzi, le più recenti scelte del suo leader naturale che, piaccia o no, era e resta Silvio Berlusconi, testimoniano tutte, a cominciare ovviamente dal comportamento tenuto nell'elezione di Ciampi, del tentativo di esercitare assai più che in passato questa leadership per intero, senza deleghe e in senso, per così dire, “centrista”.
Resta da vedere, naturalmente, se e quanto una simile politica sarà premiata dagli elettori. Ma già adesso sembra evidente che discettare del cosiddetto Centro mettendo tra parentesi Forza Italia, chi la guida e chi la vota è, tutto sommato, una perdita di tempo. E altrettanto evidente è, o dovrebbe essere, che per questo Centro, proprio come per quello che fa parte della maggioranza, l'opzione bipolare resta obbligata e irreversibile, anche se in una chiave del tutto diversa rispetto ai tempi “eroici” in cui il maggioritario veniva rappresentato come una sorta di ordalìa. Forse è vero che la vita democratica di questo Paese si è sempre fondata sull'equilibrio di volta in volta possibile tra il Centro e la Sinistra.
Sicuramente è falso che per garantire un simile equilibrio occorra tentare le strade dell'impossibile e dell'indesiderabile per governare insieme.
