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Da Qualesammarco, n. 3 del 1993
La valle di Stignano
La valle di Stignano al distratto viaggiatore, che segue le orme millenarie dei pellegrini, è solo il naturale ingresso all'aspro Gargano occidentale; al naturalista il vallone invece pone diversi quesiti scientifici e non pochi problemi. Il proteiforme manifestarsi della flora non dà possibilità di classificare i vari livelli di clima e le inusuali associazioni forestali. Nel cercare di trovare soluzioni a questi strani enigmi ho trovato una autentica sorpresa: questa non è una tipica valle garganica. ma è un Shiblyak (una zona naturale tipica dei Balcani). In natura questo non è straordinario, ma è una ulteriore conferma del mitico ponte dell'Adriatico che univa il Gargano ai Balcani. Nei Balcani enormi sono le estensioni a Shiblyak che hanno sostituito nei secoli scorsi la Silva Bulgarorum.
ll Shiblyak è uno stadio dell'evoluzione della natura ovvero una risposta che la natura dà alle profonde alterazioni degli equilibri ambientali (es. incendi, tagli, pascolo). Turril nel suo studio in inglese sulla flora balcanica tra l'altro dice che il Shiblyak non è costituito dalla macchia forestale abbandonata dopo che sono stati rimossi gli alberi ad alto fusto; molte delle specie caratterizzanti sono fotofile che non potrebbero resistere alla fredda ombra delle foreste; è un clima che vuole passare di nuovo a foresta, considerato nel complesso il Shiblyak è composto da una mescolanza curiosa di specie che non rispettano rigorosamente i livelli climatici e le associazioni botaniclte. Lentamente il Shiblyak si impadronisce di nuovi spazi e li ricopre di indomiti e tenaci alberi o di acri spine.
Il Shiblyak sul Gargano trova il suo clima ideale nella Valle di Stignano con clima continentale, asse E- W, ed altitudine collinare (200-650 metri slm). Questo Shibiyak incurante dell'uomo e della sua indifferenza occupa la valle ove ha sostituito la "Foresta", toponimo che richiama realtà boschive dei secoli scorsi.
La natura con questa sua manifestazione invade i terreni abbandonati dall'agricoltura e lotta strenuamente, vincendo contro i morsi del bestiame affamato. Con boschi quasi impenetrabili si inerpica sui costoni impervi e rocciosi di Monte della Donna e Iancuglia Sud, e di Castelpagano, Difesa del Principe, Trinità e Sambuchello a Nord. Mentre il fondo valle specie nella zona ampia verso ovest presenta l'avucaca (Paliurus Spinachristi) costante e vigorosa che caratterizza questo Shiblyak garganico. In modo divulgativo posso suddividere la flora presente in arbusti spinescenti che combattono il morso del bestiame e la penetrazione umana (avucacapaliuro, spincervino, rovi, smilax, pungitopo, prugnoli, biancospino) ed in alberi(ornielli, terebinto-summardella,lecci, roverella, filliree, acari, carpini. cornioli, alianti, olivastri). La flora erbacea è numerosa, prolisso e non completo sarebbe l'elenco. Il consorzio vegetale che si trova nella valle lascia sconcertati per la mescolanza curiosa di piante tipiche delle assolate pietraie con le piante dei prati; piante tipiche dei versanti mediterranei che contendono lo spazio alle montane. Non rispetta in questa voglia di riconquista i canoni delle altezze e delle associazioni.
Questa valle che l'animo “ti ricrìa" è un pezzo d'Illiria ad un passo da casa, peccato che si sta cariando con le cave.
Massimo Tardio 

Storia e musica nella Padula
Balconi e mugnali come palchi, e il selciato per platea. Per due sere Vico Palude è divenuto teatro, n senso letterale. Due serate di musica da camera: un quartetto di clarinetti il 1? agosto (gli studenti di conservatorio sammarchesi M. Rosaria Coco, Giovanni Trimigno, Antonio Tiscia e Antonio C. Bonfitto). e un quintetto di ottoni il 21 (giovani docenti di Foggia: D’Arcangelo e Ialenti, trombe; Falcone, corno; Montemitro, trombone; Distaso, basso tuba). L’assessorato alla cultura del Comune di San Marco, condotto da Filomena Tricarico e organizzatore della manifestazione, l’ha chiamata “Storia e musica nella Padula", usando con intenzione la metastasi dialettale nel nome del quartiere. “Padula” non è “Palude"; è storia e atmosfera del luogo nella coscienza dei parlanti.
Atmosfera appunto è la parola che descrive quest’avvenimento minimo locale, dotato dell’importanza che hanno le cose minime.
Perché al di là della plausibilità dell'evento (che comunque reputo felicemente ideato), al di là della qualità delle esecuzioni (di cui non posso dire, ma che mi è sembrata accattivante), emerge appunto quel dato impalpabile che è l’atmosfera: essere lì, fra altri, solo in se stesso e in tacita compagnia, a un certo punto della propria storia, a un certo punto della storia dell'abitato, nello stesso luogo che è il cuore antico del paese; essere lì non per abitarvi o per transitarvi, ma per un’attività senza scopo immediato, come assistere a uno spettacolo, ascoltarvi musica.
Musica da camera. Altra fortunata sintonia, grazie all'effetto “stanza” che vico Palude produce, chiuso com’è tutt’intorno, precluso ai rumori esterni, così terso dalla ramazza degli abitanti quale appare a vederlo. Dove se non qui, suggestiva camera a cielo aperto rinfrescata dalla sera, poteva farsi quel tipo di concerto?
Ma poiché è stato un atto amministrativo, quindi a carico del contribuente, esso va visto anche in questa luce. Sento o immagino critiche prevedibili: c’è altro da fare in un paese dove rubano otto macchine nell'arco di una notte (sarà pur vero; ma l’assessorato alla cultura, se esiste, deve fare la sua parte); è cosa da élite (non vero: perché aperta a tutti, e per il repertorio variato dagli esecutori - dall'opera lirica al ragtime). I denigratori per sport dovranno rassegnarsi. La manifestazione è da apprezzare anche come atto amministrativo. Oltretutto perché è stata una scelta di buon gusto; equilibra l’idea che la sola musica fatta a San Marco in questa estate `93 siano rock e pop da smercio tra Villa comunale e Borgo Celano. (c. s.)