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Da Qualesammarco, n. 3 del 1993
Democrazia Cristiana rissosa e marziana
A proposito della edificabilità del Villino Moscatelli

Da Qualesammarco n. 3 del 1993
Da Qualesammarco n. 3 del 1993
Sulla vicenda dei box-garages del piano particolareggiato che insiste su quel che rimane del Villino Moscatelli, la Democrazia Cristiana, e non solo, attraverso manifesti, e attraverso rossiniani venticelli, ha dato l’allarme per denunciare non si capisce bene cosa.
Ma vediamo i fatti.
La CEC avrebbe espresso un parere favorevole, ma condizionato, sui rimanenti progetti di lotti da realizzare in quel piano, che comprendono i famosi box-garages. E, le condizioni poste dalla CEC, a ben vendere, sono tali che alla fine è difficile parlare di espressione in senso completamente favorevole. Naturalmente, la D.C., che non ha interesse a discutere delle questioni, si guarda bene dal riferire esattamente su tale parere.
Poi, gli scritti democristiani elucubrano su questioni che sicuramente nessuno avrà compreso: parlano di standards e di altro senza spiegare di cosa si tratta.
E, allora, sarà bene, quantomeno, fornire informazioni veritiere e chiare.
Quando è stata approvata una variante al piano che interessa la zona Moscatelli (una variante e non tutto il piano, che è stato voluto, o non è stato osteggiato, da tutte le forze politiche), poiché i box-garages dal sottosuolo dei diversi lotti sono stati spostati nel sottosuolo di quanto rimane di un boschetto che era stato definito di pubblica utilità e da vincolare in tal senso, qualcuno, e in particolare il sottoscritto, consigliere del PDS (i socialdemocratici, che pure avevano sottoscritto un ricorso per l’annullamento della delibera di giunta di approvazione della variante, poi, entrati in maggioranza, cambieranno idea), ha avuto da ridire e si è fermamente opposto a tale variante, anche perché, in quella occasione, si ventilarono dubbi, appunto, sulla verifica degli standards, sul verde, sui parcheggi, sugli spazi pubblici da prevedere per legge (e tanto riguarda tutto il cosiddetto variantone e non solo la zona in parola, ma con cattiveria si è preferito far apparire le posizioni del sottoscritto rivolte in senso personalistico).
Anzi, in occasione di quella delibera (la 123 del 23/9/91) si soffiò sul fuoco e si fecero dire cose che poi sono finite persino nelle aule dei tribunali, dove, per il momento, è bene che continuino ad essere vagliare per individuare anche eventuali reati.
Ma che cosa era successo?
Il sottoscritto, prima che il Consiglio si determinasse, aveva chiesto chiarimenti al dirigente dell’UTC proprio sulla verifica degli standards e sul fatto che quella variante al piano particolareggiato era da ritenersi una vera e propria variante al P.d.F. (non possibile per legge allo stato di cose) e l’ing. Pitullo sospese il parere e propose un rinvio dell’argomento: ma, caparbiamente, la maggioranza dell’epoca (DC-PSDI-PLI) sostenne che valeva il parere precedente dell’UTC ed approvò lo stesso la variante, senza, quindi, che il Consiglio abbia mai acquisito il parere definitivo del responsabile dell’UTC (solo in sede di chiarimenti al CO.R.E.CO, ci sarà una risposta, sibillina ed evasiva, tutta da verificare, agli interrogativi sugli standards). Questo comportamento, unitamente alle minacce rivolte al sottoscritto di inviare alla magistratura non si sa cosa ed al fatto che l’argomento pesava sulla esistenza stessa della amministrazione (ed i fatti successivi lo confermeranno con il ritiro dalla compagine di alcuni consiglieri) portarono anche all'uso di un certo lessico.
Da Qualesammarco n. 3 del 1993
Da Qualesammarco n. 3 del 1993
A questo punto la vicenda amministrativa era chiusa, la variante era approvata: rimanevano e rimangono i risvolti giudiziari cui si è fatto cenno.
Senonché, senza che le altre forze politiche lo richiedessero, in data 24 luglio 1992 (quasi dopo un anno), la Giunta, sempre DC-PSDI-PLI, con delibera n. 329 decide di chiedere al prof. Follieri un parere sulla legittimità della variante, in ordine soprattutto al distacco dai confini, che il piano prevede di cinque metri minimo, in contrasto con il D.M. 1444/68, che è lo stesso che regolamenta gli standards (ma il sottoscritto, venutone a conoscenza, chiede al Sindaco La Sala di aggiungere anche i dubbi emersi nel corso della famosa seduta, senza esito positivo, però, nonostante l’impegno del sindaco in tal senso).
Follieri, per la modica spesa di 6 milioni (tanto costa il parere al Comune), risponde che effettivamente il piano non rispetta la norma e che perciò l’amministrazione dovrebbe correggere l’errore, non potendo il sindaco disapplicare una previsione di piano, benché illegittima. E, tuttavia, lo stesso Follieri sembra offrire uno spiraglio, dicendo che la norma sulle distanze non si applica per manufatti interrati. E qui la fantasia si sbizzarrisce per far apparire quei box-garages completamente interrati sotto il boschetto, facendo finta persino di sacrificare, in compensazione, altre cubature.
Se la questione, quindi, si ripropone in tutta la sua contraddittorietà è grazie a questo parere legale che soprattutto la DC, che fa finta di ignorare tutto e di scendere da Marte, ha richiesto.
E la DC farebbe bene ad evitare lo spirito di rissa e di scontro preconcetto su questa e su altre questioni e, se vuol rendere un servizio alla collettività, farebbe bene a dire finalmente la sua posizione in merito, con chiarezza e pubblicamente (in Consiglio Comunale e non assentandosi dalla commissione edilizia), non prestandosi, nuovamente, a strumentalizzazioni ed a cattiverie che tendono (non è corretto fare nomi a quel modo in manifesti di partito) a seminare zizzania persino nei rapporti personali: possibile che le ultime vicende non abbiano insegnato niente e che si pratichi ancora la politica con simili vuoti di idee e di prospettive di ricomposizione democratica della vita civile?
Per quanto riguarda il sottoscritto, rimane la convinzione, al di là di quello che deciderà l’amministrazione, che quei box-garages sono un regalo alla speculazione edilizia e che il Comune ancora non riesce a liberarsi dai condizionamenti di sempre: gli interessi legati a tale speculazione.
Giuseppe Soccio