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Da Qualesammarco, n. 4 del 1992
A dieci anni dell'alluvione del settembre 1982
Interviene Antonio Cera
A proposito del silenzio, sui problemi della tutela del territorio a 10 anni dall'alluvione, mi permetto di far conoscere lo stralcio di un documento presentato più di un anno fa al Sig. Sindaco e al Sig. Prefetto. Né l’uno, né l’altro si degnarono di dare una risposta. Ciò non acqueta evidentemente la mia coscienza e quella del gruppo PDS.
Si poteva e si doveva (si può e si deve) fare di più, ma alla certezza dei problemi, non segue quella degli interventi e dei soggetti che debbono intervenire (i Sindaci, prima di tutto, tre in tre anni).
Chi allora se ne deve far carico?
Io credo l’intera cittadinanza, pretendendo in tutte le forme che prima viene la sicurezza e poi, semmai, tutto il resto (vaso di Pandora pieno di scempiaggini e futilità).
In questo momento i cittadini, per esempio, dovrebbero pretendere che si elimini lo sconcio di Piazza Gramsci con la ripresa immediata dei lavori sul Canalone. Come? Mandiamo tante cartoline al Presidente della Comunità Montana del Gargano con su scritte queste parole: “Un tempo puzzava, ora può uccidere. “Puliamo” il Canalone”. Io gliel'ho già inviata.
P.S. questo l'indirizzo del Presidente della Comunità Montana del Gargano:
Presidente Comunità Montana del Gargano
Via S. Antonio Abate, 119
71037 Monte Sant’Angelo (Fg)
Antonio Cera 

Al Sig. Sindaco di Foggia
e, p.c. Al Sig. Prefetto Foggia
Dossier Starale
Sono innumerevoli le questioni aperte nei nuovi insediamenti urbani della nostra città (da starale a Santa Loia). La lettera di protesta dei cittadini che abitano in quella zona ne affronta alcune, quelle che riguardano l'evidente, tralasciandone altre che pure sono importanti e che con il passare del tempo potrebbero anche costituire un pericolo per l'incolumità delle persone.
Situazione idrogeologica
Dalla drammatica alluvione del settembre 1982 (a parte il canalone, nulla è stato fatto per proteggere il centro abitato delle acque pluvie).
Da S. Giuseppe a Santa Loia (presumiamo anche oltre S. Giuseppe, verso Sannicandro) i terreni risultano dislavati; sono rimasti pochi alberi dopo gli innumerevoli incendi e dopo il taglio selvaggio per le lottizzazioni; gli antichi terrazzamenti di “macère” non esistono quasi più; i canali naturali sono stati “violentati” o sono del tutto scomparsi; il pericolo di nuove devastanti alluvioni (che non è mai scomparso) si fa con il passare del tempo sempre più incombente e minaccioso. Occorre provvedere per tempo, e il tempo si fa sempre più breve.
Si era detto e ripetuto di imbrigliare le acque a monte (il famoso canale scolmatore). Da qualche parte ci sarà una bozza di progetto e/o una proposta di progettazione che riguarda l'incanalamento delle acque pluvie. Si tirino fuori e si ponga mano, subito, ad un’opera fondamentale per la sicurezza e per la tranquillità dei cittadini, di oggi e di domani.
Per intanto si guardino per bene i progetti dei piani e si controlli se le opere d'arte (muri di contenimento, canali, ecc.) sono state realizzate e/o a che punto di realizzazione si trovano.
S. Marco in Lamis, 20.1 1.1991
Antonio Cera
Capogruppo PDS - Comunisti