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Da Qualesammarco, n. 4 del 1992
Opere pubbliche - A chi spetta il controllo?
Una nota del dirigente dell'ufficio tecnico a proposito della nuova scuola elementare In più occasioni è stato rilevato lo scarso controllo sulla esecuzione di opere pubbliche e, del resto, la Caserma dei Carabinieri, il Canalone, la pretura, le palestre, la biblioteca, il pozzo artesiano, il Belvedere a Borgo Celano, il Centro Sociale per Anziani, ecc. stanno lì a ricordarcelo ogni momento: tanti sforzi per racimolare fondi, tante intenzioni e tanti programmi resi sterili dalla irresponsabilità e dal convincimento (spesso favorito da tecnici e amministratori) che il denaro pubblico, più che alla realizzazione di opere, è destinato ad alimentare clientele e “facili” guadagni (Tangentopoli, poi, ha dimostrato fino a che punto di degenerazione si può giungere).
Stessa sorte, pare, stesse (ma il pericolo non sembra scongiurato) per toccare alla scuola elementare in costruzione nello Statale: dopo aver ottenuto 2 miliardi di finanziamenti, dopo un tour de force per approvare il progetto e cambiare la localizzazione da Casarinelli all'attuale suolo (si disse, allora, che a Casarinelli occorrevano somme ingenti per gli sbancamenti, ma non ci sembrano uno scherzo quelli fatti sotto la montagna di Santa Loja ), dopo i ritardi (oltre un anno, senza alcuna giustificazione valida) per l’aggiudicazione dei lavori, finalmente si va in cantiere. Ma, ironia della sorte, proprio sul costo dello sbancamento (quello che ha fatto scegliere una ubicazione che, forse, non è proprio la più felice) nasce il primo contenzioso: dopo lavori per appena un centinaio di milioni, l'impresa reclama più del doppio di quanto la direzione dei lavori riconosce.
A questo punto, siccome i metri cubi li sanno misurare anche i bambini cui quell’edificio è destinato e siccome non ci vuole poi tanto a stabilire se si tratta di terreno o di roccia, viene spontaneo pensare all’Ufficio Tecnico Comunale per stabilire l'esatto compenso. Invece, per il Regolamento n. 350 del 1895 (avete letto bene: milleottocentonovantacinque il “non si può far riferimento” ai tecnici del Comune, poiché mai questi sono stati investiti della figura di “Ingegnere Capo” e tanto, a scanso di equivoci, viene messo per iscritto da parte del dirigente dell’UTC. E, così, il Comune ha fatto ricorso al collaudatore in corso d'opera, nominando un altro ingegnere (Il quale, ci sia consentito ironizzare, pare che oramai sia entrato con tale qualifica nella pianta organica del comune).Che cosa poi sia successo e che cosa stia succedendo non è dato sapere: resta il fatto che il Comune, se le tesi del dirigente dell’UTC hanno un fondamento, finora ha operato nell'illegittimità e per il futuro bisogna provvedere. Certo, è ben strano che, mentre la legislazione va nel senso di dare autonomia operativa e maggiori responsabilità ai funzionari, tanto che si parla di loro rilevanza esterna e di obbligatorietà dei loro pareri negli atti della pubblica amministrazione, a S. Marco si invoca una norma del secolo scorso (non abrogata, per carità!). Tra questi dubbi, un altro interrogativo: quando il dirigente dell’UTC (e qui, come sopra, si parla della funzione e non della persona) appone il visto per la liquidazione degli stati di avanzamento (senza parlare dell'approvazione dei progetti, su cui si può cavillare) in pratica non fornisce un parere circa la congruità dei prezzi e la rispondenza delle misure? E, se cosi è, perché tante precisazioni e, soprattutto, perché questa fuga dalle responsabilità, adombrando una condotta non regolare di questa e di altre opere?
Occorre fare chiarezza subito, per evitare che anche quest'opera rimanga un'incompiuta.