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Da Qualesammarco, n. 4 del 1992
Debiti o irregolarità contabili? Di chi, e quali, le responsabilità?

Lettera del sindaco Angelo Cera
Lettera del sindaco Angelo Cera
Possiamo dividere le voci, riportate nella deliberazione n. 143 del Consiglio Comunale in data 12/7/91 e che porta ad oggetto “Riconoscimento dei debiti fuori bilancio". in alcune categorie, dal momento che molte di esse, pur riguardanti forniture e prestazioni diverse, sono simili rispetto alla situazione contabile.
Somme da restituire alla Regione
Si tratta di 500 milioni. Come specificato nella tabella pubblicata su questo stesso giornale, cui bisogna aggiungere altri 300 milioni, per opere di urbanizzazione. Parlare di debito “fuori bilancio”. soprattutto nel senso distorto che si è dato ai termini, non è del tutto corretto. Infatti tali somme, non solo sono state regolarmente iscritte (o dovevano esserlo) nei bilanci, ma per il loro impiego ci sono state regolari gare di appalto e regolari liquidazioni.
Su tali somme, come pure si riferisce a parte, in data 17/7/92 (prot. 7110). l'ex sindaco Cera ha scritto alla Regione e ad altri organi per comunicare, tra l'altro, che l'Amministrazione si “è di recente attivata per il primo recupero di somme da parte di chi ha utilizzato o sta utilizzando le strutture pubbliche realizzate”.
Non siamo perciò in grado di dire, senza la conoscenza esatta di questa “attivazione”, di quanto è possibile ancora fare. Possiamo solo dire che le cooperative hanno versato delle quote per le urbanizzazioni (la maggior parte di tali opere è stata realizzata nei piani di edilizia economica e popolare) e che il Commissario Prefettizio aveva ripartito le quote in maniera diversa da quanto pagato (tale decisione, però, sembra non sia mai stata notificata agli interessati). Su tutto, infine, grava l'ombra dell'annul1amento, avvenuto circa 2 anni fa, del piano di Zona di Borgo Celano. In altri termini, è difficile dire, a questo punto, come bisogna ritenere la convenzione stipulata con le cooperative (ma anche le costruzioni delle stesse e quelle dei privati): è valida o è tutto illegittimo?
Come si vede, il problema richiedeva una analisi attenta e completa. e non l’improvvisazione per frapporre qualche bastone tra le ruote alla nuova amministrazione o per “vendicarsi” di vecchi amministratori. Nel caso di Borgo Celano, è da ritenere che il grosso nodo da sciogliere sia, prima di tutto, la riapprovazione e la legalizzazione del Piano, per poi aprire una contrattazione con la Regione sul da farsi.
Somme senza alcuna deliberazione
Come si evince dalla tabella si tratta di oltre 100 milioni per forniture e prestazioni varie, che, per la gran parte, risalgono agli anni 1989-90. Non sappiamo ufficialmente se vi sono altre somme di questo genere per il 1991-92: ma, se vi fossero ci troveremmo nella impossibilità di una sanatoria. Ecco, in questo caso si può effettivamente parlare di “debiti fuori bilancio”, perché non esiste alcun atto da parte degli organi comunali di volontà di effettuare tali spese. Sappiamo pure, però, che spesso nella pratica amministrativa non si può sempre badare anche agli stampati o alla riparazione delle macchine da scrivere, per cui ci si affida agli uffici e alla consuetudine di ritenere tali spese ordinarie e comunque da effettuare: tanto non è (e non lo deve essere soprattutto per il futuro) contabilmente accettabile e corretto, ma è comunque una giustificazione attenuante.
Tra queste somme, però, se ne trovano alcune. come le spese per la pubblicazione sui giornali di piani urbanistici, che devono essere poste a carico dei privati, ove la pubblicazione riguardi piani di iniziativa privata.
Somme che devono essere recuperate.
Come dimostrato nelle note alla tabella dei debiti, e in altre parti del giornale, buona parte delle deliberazioni di incarico a tecnici per la redazione di piani urbanistici prevedevano che, in larga misura, i privati proprietari dei suoli concorressero al pagamento delle spese di progettazione. La somma si aggira sui 200 milioni e, anche se si dovesse riuscire solo in parte nell'impresa (perché allo stato attuale, dopo che la situazione si è lasciata incancrenire, si tratta di vera impresa), sarebbe comunque un atto di giustizia, oltre che una boccata di ossigeno per le casse comunali.
E, in tali spese, secondo noi, andrebbero anche le indagine geologiche. Lo stesso discorso vale per i progetti di opere di urbanizzazione in P. P. o P. Q. dell'ing. Caputo o dell'arch. Del Mastro, per alcune spese notarili e per le spese di esproprio nel P.I.P.: anche in questi casi, le deliberazioni di incarico parlano chiaro su chi il comune deve rivalersi.
Onorari a tecnici per opere pubbliche.
Sono pochissime le progettazioni di opere pubbliche da pagare (almeno secondo le deliberazioni di incarico) con fondi esclusivamente comunali. Nella gran parte dei casi (questa categoria di spesa si aggira attorno ai 250 milioni) si tratta di onorari per progettazioni e per la direzione di lavori di opere che, come pare si dica in gergo, “hanno sfondato il quadro economico previsto". In altri termini, ciò dovrebbe significare che le spettanze ai tecnici non sono state liquidate così come previsto nel quadro economico approvato dell'opera perché si è preferito fare qualche lavoro in più. Non sappiamo se ciò è previsto dalle norme sulla contabilità delle opere pubbliche e, perciò, non ci azzardiamo a dire a chi debba attribuirsi la responsabilità, anche perché nelle pratiche che abbiamo esaminato sono molto rari i pareri e le relazioni dell'UTC. Va comunque sottolineato che si tratta in buona parte di opere finanziate con mutui sostenuti dalla Regione o di finanziamenti statali regolarmente iscritti nei bilanci e regolarmente appaltati. Anche in questo caso, perciò, la dizione “debiti fuori bilancio” non è del tutto appropriata.
Che cosa rimane?
Se a quanto elencato sopra aggiungiamo somme non dovute (Impresa Bonfitto, Gara ciclistica e qualche altra cosa da approfondire, come alcuni progetti di larga massima per la richiesta di finanziamenti) o somme dovute per legge o errori (Comunità Montana, Cassa DD.PP.) rimane ben poco da classificare come effettivo debito fuori bilancio: in pratica restano solo le somme dovute alle imprese Florio e De Sario, su cui bisogna ragionare con molta serietà e serenità.
Alla fine di questo tentativo di analisi, senza la pretesa di aver capito tutto e di aver spiegato tutto, perché anche per noi ci sono molte zone d'ombra da illuminare, ci pare di poter dire che: 1) Si è fatto un gran polverone su questi debiti senza conoscerne l’esatta entità e senza conoscerne l’origine e come si configurano in termini contabili secondo la normativa vigente;
2) Quasi in nessun caso si tratta del classico debito fatto senza un minimo di previsione negli atti del comune: mai nessuno ha ordinato forniture o commissionato prestazioni al di fuori degli organi o per mero clientelismo. Ci possono essere delle diverse valutazioni sulle opportunità, ma non certo sulla buona fede di chi ha operato. Certo anche la negligenza è una colpa e va perseguita: se si ravvisano responsabilità del genere è bene, d'ora in poi, denunciarle lealmente e apertamente. Per chi scrive, e per chi condivide la sua stessa fede politica, non ci saranno rancori nei confronti di chi tali responsabilità saprà dimostrare essere a loro carico. Meglio la battaglia a viso aperto che le insinuazioni ed i messaggi ricattatori.
Giuseppe Soccio
P.S. Attendiamo una risposta sui debiti contratti dopo il giugno del 1990 e segnaliamo il caso dei cinque vigili urbani (ex guardie carcerarie) il cui stipendio è previsto sino alla fine di questo e che bisogna mettere in conto per l'anno prossimo (fino a giugno di quest'anno tale stipendio era rimborsato al comune dal Ministero di Grazia e Giustizia). Infine a queste somme, che sono di una certa consistenza, saranno da aggiungere altri imprevisti come la mensa scolastica o l'erogazione di contributi alle scuole materne private, poiché pare che, in anni passati, tali somme erogate dalla Regione, per disguidi vari, sono state utilizzate diversamente.