Qualesammarco, 1992, Anno V nr. 3
Lettera aperta all’Assessore La Porta
Box-Garage e villino Moscatelli
Egr. assessore

Da Qualesammarco n. 3 del 1992
Da Qualesammarco n. 3 del 1992
Lei ha sempre messo in rilievo la Sua convinzione sulla opportunità e sulla legittimità di consentire la costruzione di box-garage nella zona alberata dell’ex Villino Moscatelli (dietro l'ufficio postale): nelle sedute del Consiglio Comunale, quando questo argomento è stato trattato, la Sua è stata la voce che ha sempre sovrastato le altre, e, per certi versi, non poteva essere diversamente per la carica di assessore all’urbanistica da Lei ricoperta, anche se il peso dell'autorità spesso ha sbilanciato il tutto a scapito del pubblico interesse.
Ma, entriamo subito nel merito della questione.
Il Consiglio Comunale, ne]l’approvare il Piano Particolareggiato della zona in questione, aveva deciso con molta chiarezza che la parte boscata non solo doveva rimanere tale, ma addirittura, doveva essere vincolata a verde pubblico: questo dovrebbe significare non solo la inedificabilità ma, addirittura, la cessione al comune di quell'area.
Successivamente, dopo che il Piano è diventato operante e dopo che oramai erano state rilasciate concessioni e realizzate costruzioni, un privato propone una modifica che, tra l'altro intacca il boschetto con i box-garage. L'Amministrazione dell'epoca, con deliberazione di Giunta, accoglie quella proposta e Lei, insieme ad altri, firma un ricorso contro simile atto, che viene annullato per illegittimità. Nel frattempo, però, Lei diventa vicesindaco con delega all’Urbanistica e non solo ripropone, ma caldeggia con passione la variante, senza minimamente considerare le ragioni di chi voleva che la questione venisse affrontata diversamente. E, tali ragioni si possono così riassumere:
1) una zona, definita formalmente (nel senso legale) verde pubblico negli strumenti urbanistici, non può essere posta di nuovo nel gioco delle cubature, ma, al contrario, deve essere immediatamente ceduta al Comune (visto che quegli strumenti urbanistici sono operanti e non sono stati impugnati e visto che nessuna variante è possibile per la mancanza di Piano Regolatore);
Da Qualesammarco n. 3 del 1992
Da Qualesammarco n. 3 del 1992
2) superare eventuali difficoltà tecniche, non previste o sopravvenute, non deve ad ogni costo significare il sacrificio di interessi pubblici; del resto un piano particolareggiato viene adottato per pubblico interesse: diversamente, si poteva procedere con la lottizzazione privata, con tutto quello che significa il contrasto di tanti interessi privati.
In altri termini, non si può sottostare alla logica che il Piano Particolareggiato va bene pubblico per superare alcuni tempi morti, sposa le tesi privatistiche quando si passa alle volumetrie;
3) l’Ufficio Tecnico Comunale non ha dato il parere prescritto dalla legge alla approvazione definitiva della variante poiché ha ritenuto alcune richieste degne di una più attenta valutazione, soprattutto per quel che riguarda gli standards, anche se poi, in una nota inviata dal Sindaco per chiarimenti al CO.RE.CO., ha liquidato la questione in modo generico ed evasivo (da approfondire, perciò). Infatti, non è ancora chiaro se La Villetta, il campo sportivo, numerose scuole ed altro sono stati considerati per il computo (che all’approvazione di ogni piano deve farsi) delle aree da destinare a verde e ad altri servizi: nessuno ancora mi dice che sono un visionario od un provocatore e spero, sig. assessore, che finalmente lo faccia Lei per le cose dette all’inizio e per il motivo che ora passo ad esporLe.
Da Qualesammarco n. 3 del 1992
Da Qualesammarco n. 3 del 1992
Lei, con il sindaco ed altri assessori, di fronte a dubbi di commissari della CEC sulle concessioni edilizie nella zona in parola, ha dato l'incarico all’avv. Follieri (facendo versare al Comune già in anticipo la somma di 2 milioni oltre IVA) di formulare un parere circa la legittimità dell’approvazione della variante: è troppo facile, con il denaro pubblico, evitare le responsabilità (pesanti) che si hanno. Lei, oltre che delegato all’Urbanistica, era vicesindaco, e pertanto, se, come ha affermato, era convinto della legittimità del rilascio di quelle concessioni, poteva firmarle Lei, perché è troppo comodo ergersi a paladino di una causa e poi...
Quanto è accaduto è inqualificabile: chiedere un parere legale su un proprio atto, dopo che altri hanno ripetutamente urlato che il tutto non era, quantomeno, molto chiaro e dopo che, come Lei sa molto bene, sulla questione si erano infranti anche rapporti personali! C’è molta malafede in tutto questo, perché, più che all'avvocato, bisognava rivolgersi di nuovo al Consiglio Comunale: un pizzico di umiltà avrebbe senz’altro creato un clima più disteso per riconsiderare la vicenda.
Ma, oggi come non mai, l’urbanistica non è un semplice “orticello” di questo o quell’assessore: è, al contrario, un “latifondo" di interessi che valgono bene doppiogiochismo e furbizie di ogni genere e, per questo, tale assessorato sarebbe da affidare, almeno per il momento, ad un tecnico veramente esterno alla logica dei partiti.
Con l’occasione, poi, vorrei ricordare a Lei, ma anche ad altri, che abbiamo ancora una Commissione Edilizia illegale, che siamo fuori legge per il Piano Regolatore, che il demanio continua ad essere usurpato, che nelle diverse lottizzazioni, mentre i piani fuori terra non sembra che corrispondano a quelli decisi dal Consiglio Comunale, le aree pubbliche continuano a scomparire sotto rampe, accessi e strapiombi di ogni genere o, quando va bene, vengono regalate a società come la SIP (a questo proposito, circolano voci che la società dei telefoni, prima di avere per 30 milioni buona parte di terreni da destinare ad altri servizi pubblici, era alla ricerca di suoli con la consapevolezza di dover spendere ben altre, e più cospicue, somme: alla faccia dei debiti e svendite dei beni comunali!).
Distinti Saluti
Giuseppe Soccio