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[...] Il santuario di Santa Maria Maggiore...

Le tradizioni locali anticipano la sua costruzione a San Giustino, e perciò al I-II secolo d. C. L’edificio, di singolare pianta quadrata, secondo gli studiosi fu eretto tra la fine del secolo XI e l’inizio del XII, quando era vescovo Leone e si lega alle lunghe battaglie sostenute per affrancare la diocesi dalla dipendenza beneventana. Nonostante devastazioni e saccheggi e nonostante il suo isolamento, l’antica cattedrale di Siponto è stata sempre nelle cure e nell’attenzione dei pastori della diocesi, non per la sua posizione urbanistica, evidentemente, né per la sua funzionalità organizzativa, bensì per la viva partecipazione popolare al culto della Madonna, che non può vedersi disgiunto da quello per San Michele, sin dalle origini del santuario garganico. L’immagine della Madonna, su legno di cedro, è quella classica delle icone ispirate alla tradizione orientale: la Vergine regge con il braccio sinistro il Bambino mentre questo esibisce il rotolo della Parola di Dio. Ma l’icona non è l’unica immagine della Vergine presente nella cattedrale di Siponto. Fino a non molto tempo fa era conservata nella cripta della basilica una statua straordinaria. Era chiamata dalla devozione del popolo la 'Sipontina'; seduta in trono con il Bambino benedicente sulle ginocchia; con gli occhi allargati in atteggiamento di doloroso stupore, e il mento coperto di strane macchie biancastre. La leggenda prosegue dicendo che le macchie bianche sul mento della statua sono il resto del vomito prodotto dalla Vergine a causa del mare grosso durante la traversata da Costantinopoli a Siponto. La 'Sipontina' fu rapita durante il sacco dei Turchi del 1620 ed in tale occasione due dita della mano furono recise. Ma, la Vergine, con materna premura 'da se stessa tornossene à quelle spiaggie; e perché fosse assai più chiaramente conosciuta la sua protezione, e perciò con più fervore venerata, non posossi nella propria Chiesa, ma tra giunchi delle vicine paludi'. Ma se la 'Sipontina' consentì a mani infedeli comunque di rimuoverla dal suo luogo, la stessa cosa impedì che facessero mani cristiane e quando i cittadini di Manfredonia, in un’epoca imprecisata, tentarono di trasportarla nella città, per imperscrutabile volere divino, 'svegliossi nell'aria sì furiosa tempesta di grandini, pioggia, lampi, tuoni, e saette, che parea volesse inabissarsi il Mondo; perlocché spaventati cessarono da tale attentato'. I guardiani di pecore, capre ed altri animali godono di una speciale protezione da parte della Madonna, tanto che a Lei offrono “le primizie de' loro armenti”. Il sacro tavolo, invece, veniva prelevato per essere portato in processione fino al duomo di Manfredonia in occasione di calamità e avversità e man mano questa pratica processionale si ripeteva in una data fissa divenne una vera e propria ricorrenza e festa patronale 'con rito doppio di prima classe con l’ottava'. Secondo alcuni, la festa che tuttora si svolge ebbe origine tra il 1840 e il 1841 dopo un'epidemia colerica e a partire dal 1849 fu spostata da settembre al 30 agosto.

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